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Autore: Hiram

Mente Corpo

L’ipnosi e la psicoterapia ipnotica oggi

Proviamo a riassumere l’attuale concetto di ipnosi in due parole: si tratta di un mezzo di comunicazione… Come si sono evoluti il concetto di ipnosi e la tecnica ipnotica? Cosa succede oggi nello studio di uno psicoterapeuta ipnotico? .

Proviamo a riassumere l’attuale concetto di ipnosi in due parole: si tratta di un mezzo di comunicazione, cioè di una situazione che si applica tra due persone in cui la comunicazione verbale assume un ruolo diverso e più profondo ed il piano su cui si interagisce non è quello della comunicazione oggettiva, bensì quello più intimo e familiare dell’inconscio.

Per raggiungere la profondità di interazione desiderata è importante partire da quello che si chiama distacco dell’attenzione, uno spostamento dell’attenzione dell’ipnotizzando dalla realtà circostante che lo porta a toccare una sfera più ristretta e personale.

Questo è il primo passo del percorso di lavoro con l’ipnosi ed è fondamentale per rafforzare lo stato di concentrazione del soggetto; si tratta di una situazione facile da creare perché tutti la proviamo quando stiamo per addormentarci, anche se poi la trance si discosta dal sonno fisiologico, perché si tratta di uno stato alterato di coscienza; quindi si è consapevoli di quello che c’è intorno, ma l’attenzione è tutta rivolta alle proprie sensazioni e non a quelle che ci circondano e ci distraggono dalla nostra interiorità.

Il denominatore comune degli innumerevoli metodi per indurre la trance ha l’obiettivo più o meno riconosciuto ed intenzionale di restringere il campo della coscienza del soggetto attraverso una perdita di significato degli stimoli esterni, l’unico punto di contatto con la realtà da cui ci si allontana alla fine sono le parole dell’ipnotista.

Per questo motivo l’ipnosi non può essere attribuita ad uno solo dei partecipanti ma è un’interazione attiva tra ipnotista e soggetto. Per chiarire l’evoluzione del concetto di ipnosi e capire il ruolo del terapeuta e quello del soggetto partiamo dalla definizione di Milton Erickson, medico e psichiatra statunitense, maggior esperto dell’ipnosi moderna.

Per Erickson l’ipnosi è una componente comunicazionale naturale del ruolo terapeutico, si parte dal concetto antico di ipnosi, strumento teorizzato ed utilizzato da Freud, in cui il linguaggio è diretto ed autoritario e lascia poco spazio all’interazione paziente – terapeuta.
Si assiste ad una trasformazione delle parole utilizzate nella trance in qualcosa di intimo e familiare non direttivo ma persuasivo, non autoritario ma comprensivo.

Importante in questo passaggio sottolineare che l’aspetto comunicazionale è dovuto soprattutto a quello che Erickson definisce rapport terapeuta – paziente.

Cos’è il rapport?

Si tratta di una particolare situazione di fiducia, comprensione ed empatia che deve nascere spontaneamente dall’incontro tra ipnotista e soggetto. Rappresenta uno stato di armonia, in cui la persona concede fiducia al conduttore, al punto da permettergli di guidarlo e motivarlo ad esplorare il proprio inconscio.

E’ un concetto molto simile al transfert psicoanalitico, il quale considera questa carica affettiva, in senso sia positivo che negativo, che passa dall’operatore al paziente e viceversa, la parte vitale del processo terapeutico.

Un passo successivo è stato fatto da uno psicoterapeuta tedesco nel 2004, Peter ha ipotizzato che il modello di influenza terapeutica che ho appena descritto andasse oltre e diventasse una vera unità terapeutica terza, in aggiunta a terapeuta e paziente; l’ha chiamata tertium terapeutico.
Questa alleanza terapeutica secondo Peter è il vero guaritore, con la partecipazione dell’operatore che stimolandola con le parole trasforma la comunicazione ipnotica in un processo di autoguarigione.

Altro concetto di fondamentale importanza nel percorso della conoscenza della psicoterapia ipnotica è quello di inconscio, che per Erickson è il luogo dove sono contenute le risorse di un individuo, si tratta quindi di un riferimento stabile e ben definito.
Il linguaggio che un terapeuta deve utilizzare per raggiungere tale luogo deve essere “simile al sogno” cioè esprimere in modo creativo e fantastico idee che racchiudano progetti pragmatici e logici.

Facendo un passo verso i giorni nostri e rifacendomi alla corrente che mi appartiene, quella della psicoterapia ipnotica neo – ericksoniana, possiamo riassumere i concetti base dicendo che:

La trance è un fenomeno naturale che si genera nel paziente con l’intervento ed il supporto del terapeuta, in modo però da rappresentare una modalità individuale, propria del paziente.

La condotta del terapeuta nel processo di induzione ipnotica, una volta avute dal soggetto notizie sufficienti per stabilire il rapport, è volta a chiarire i dubbi e capire gli obiettivi del paziente e mai imporre i propri.

Nel processo terapeutico il lavoro viene svolto essenzialmente dal paziente, il terapeuta è un compagno di viaggio affidabile e sempre presente nel momento del bisogno.

Lo strumento principale utilizzato nella trance ipnotica, per facilitare la comunicazione con la parte inconscia, è la metafora, che altro non è che una figura retorica che trasferisce ad un oggetto il nome proprio di un altro, secondo un rapporto di analogia tra essi.

Il riferimento della metafora deve essere semplice ed intuitivo, e l’origine spontanea e discorsiva, quindi facilmente intellegibile per il paziente che deve sentirsela come propria.

Per questo motivo all’interno di una induzione lo psicoterapeuta neo – ericksoniano ripropone in forma metaforica frasi e concetti che il paziente ha esplicitato durante la verbalizzazione, in modo che solo l’inconscio possa interpretarli direttamente, mentre la parte razionale del soggetto non può capirli.

Questa azione è favorita dalla situazione che si viene a creare in uno stato di trance, cioè dall’abbassamento dell’attività dell’emisfero cerebrale che è maggiormente interessato dalla logica e di contro dalla maggiore partecipazione dell’emisfero emozionale. Le parole ed il significato che introducono all’inizio la metafora vengono prodotte dall’area razionale in cui si trovano all’inizio, e poi lentamente e forse anche disordinatamente attraverso la verbalizzazione si spostano verso l’area emozionale.

Per chiarire, la verbalizzazione è un discorso allegorico, più descrittivo che emozionale, in cui la comunicazione è enfatizzata ma ancora diretta, e quindi rivolta alla parte razionale del soggetto.
E’ importante che la verbalizzazione sia semplice da costruire e permetta al paziente di comprendere sia di cosa si sta parlando che il tipo di linguaggio usato, i contenuti sono infatti di valenza universale e non specifici.

Una volta che il paziente ha compreso il percorso tracciato con il terapeuta allora ci si può spingere più in profondità e parlare alla parte emozionale e più familiare attraverso le metafore, che al contrario sono particolari e specifiche, e non contengono messaggi standardizzati ma sono costruite estemporaneamente dal terapeuta in relazione alla situazione discussa con il paziente.

Il processo di guarigione quindi passa dalla mente razionale a quella inconscia e di nuovo a quella razionale attraverso la trance ipnotica che è per il paziente produttrice e motrice di fenomenologia immaginativa.

L’immagine mentale ha un ruolo specifico nel processo terapeutico ipnotico in quanto le immagini vissute non sono necessariamente né letteralmente quelle suggerite dall’operatore ma di fatto sono guida e supporto del paziente e attraverso di esse il paziente può riassociare e riorganizzare gli aspetti confusi dell’esperienza psicologica.

Gli utilizzi dell’ipnosi in senso moderno sono molteplici e versatili, certo non si può parlare di imprese miracolose o di grandi dannosità causate da ipnosi da circo, esiste un’area sufficientemente vasta, scientifica e pragmatica in cui ci si può muovere con questo strumento che aiuta le persone ma non promette miracoli se non quello di agire più a fondo, là dove la razionalità si ferma.

L’importante per chi usa l’ipnosi è di renderla sicura e attenta alle esigenze del paziente, scientifica quanto basta; anche perché dobbiamo sempre ricordare le parole di Erickson: “fare ipnosi è pur sempre un’arte”, quindi un corretto equilibrio tra scienza e arte presente nel cervello di ciascuno di noi può essere garanzia di obiettività da parte di chi utilizza o fruisce di questo particolare strumento.

(a cura di Dr.ssa Raffaella Buzzi)

 

Bibliografia

AA.VV. (2002), “I tre manifesti teorico – didattici” in Raccolta documentaria, AMISI, Milano.
Erickson M.H. (1982), Opere complete, Astrolabio Roma.
Mosconi G.P. (1993), Psicoterapia ipnotica. Principi e fondamenti, Piccin, Padova.
Mosconi G.P. (1998), Teoretica e pratica della psicoterapia ipnotica, Franco Angeli, Milano.
Mosconi G.P. (2008), Ipnosi neo – ericksoniana: la psicoterapia ed il training ipnotico, Franco
Angeli , Milano. Peter B. (2000). The tertium therapeuticum, Congresso EHS atti, Monaco.

Ipnosi

Cos’è l’Ipnosi

Al di là di quello che sono le credenze comuni e quello che il cinema, la tv e le storie hanno finito con il creare sull’ipnosi, il processo ipnotico non presenta niente di magico, soprannaturale o miracoloso.

In realtà, si tratta di un fenomeno frequente che ognuno di noi sperimenta (senza averne consapevolezza o dando a esso un nome diverso), nel suo vivere quotidiano e, in particolare, nelle proprie interazioni con gli altri o nei momenti in cui l’accelerazione del nostro vivere frenetico rallenta lasciandoci soli con i nostri pensieri ed emozioni.

Per questo motivo cercheremo di meglio chiarire l’ipnosi secondo i seguenti criteri di analisi:

Uno stato particolare della coscienza: cioè quando per qualche minuto, senza accorgercene, smettiamo di fare attenzione al mondo esterno e poniamo attenzione ai nostri pensieri “distraendoci” da tutto il resto.
Un fenomeno naturale: l’ipnosi naturalistica è un comportamento che il nostro cervello realizza mediamente ogni 90 minuti per permettere ai nostri emisferi di associare l’esperienza del nostro vivere.
Uno strumento terapeutico: quando un terapeuta depotenzia l’attenzione di un soggetto (induzione) per implementare le sue capacità inconsce per mezzo di sollecitazioni psicologiche (suggestioni)
Un modello della terapia e del funzionamento della mente: quando si considera l’oscillazione tra uno stato di veglia ad uno alterato come attivazione dei processi primari (Inconscio) e un depotenziamento di quelli secondari (Conscio), percependo la realtà psicologica di una persona divisa e fluttuante tra momenti di consapevolezza e altri di inconsapevolezza
Un’esperienza quotidiana: Quando si rimane oltre modo catturati da dettagli che non hanno attinenza con i nostri obiettivi ma fanno insorgere in noi un appagamento emozionale (es. fissare una nuvola e il suo lento fluttuare, o vedere i dettagli di una foglia,ecc..)
Un’esperienza insolita: come la meditazione o il viaggio astrale derivate da percezioni autoipnotiche o quando compaiono micro-amnesie per gli oggetti o i nomi delle persone
Un sinonimo di dissociazione della coscienza: quando si confonde una persona con sovrastimolazione fino a produrne noia o affaticamento che porta ad una naturale alterazione delle sue percezioni.

E’ inoltre importante comprende che cosa avviene durante l’ipnosi e quali realtà psicofisiologiche dell’individuo vengano a modificarsi.

(di Maurizio D’Agostino)

Ipnosi

Trance quotidiana e modificazioni psico-fisiologiche in ipnosi

Trance quotidiana e modificazioni psico-fisiologiche in ipnosi

Prima di illustrare che cosa accade nello stato alterato di coscienza chiamato trance profonda, è utile esaminare alcuni esempi di trance naturalistica, ossia spontanea e quotidiana, che viviamo (senza averlo mai saputo) ogni 90-120 minuti.

Un esempio di trance quotidiana è quello che sperimentiamo quando:

  • leggiamo un libro
  • guidiamo
  • guardiamo un film
  • viviamo momenti di emergenza o piccoli shock
  • disegniamo o scriviamo in modo automatico (ad esempio mentre siamo al telefono)
  • siamo assorti in un ricordo o in un pensiero
  • ci prendiamo una pausa fissando un punto o fantasticando

Durante questi stati di trance quotidiana si manifestano modificazioni psicofisiche evidenti, riconoscibili da un occhio allenato. Tra le più comuni troviamo:

  • predominio del sistema parasimpatico
  • modificazioni del comportamento oculare
  • modificazioni del comportamento motorio
  • alterazioni uditive, visive e tattili
  • modificazioni cognitive
  • modificazioni affettive
  • modificazioni del comportamento sociale

 

Modificazioni Psico-Fisiologiche in Ipnosi

Parasimpatico

Il sistema nervoso si suddivide in due parti principali:

  • il sistema nervoso centrale, costituito dal cervello e dal midollo spinale (che possiamo considerare come un’estensione del cervello);
  • il sistema nervoso periferico, formato dai nervi craniali, che fuoriescono dalle cellule neurali, e dai nervi spinali, che si propagano dal midollo spinale.

Il sistema nervoso autonomo si divide ulteriormente in due rami: simpatico e parasimpatico.

Il sistema nervoso simpatico prepara il corpo ad affrontare situazioni d’emergenza. Quando percepiamo una minaccia, il battito cardiaco, la pressione sanguigna e il ritmo respiratorio aumentano, e viene rilasciata adrenalina per consentire una risposta immediata.

Il sistema nervoso parasimpatico, al contrario, si occupa di conservare e ripristinare l’energia del corpo: rallenta il battito cardiaco, favorisce la digestione, rilassa il corpo e riduce il flusso sanguigno verso i muscoli periferici.

Durante la trance, il sistema parasimpatico diviene predominante e si osservano i seguenti effetti:

  • attivazione gastrointestinale e genito-urinaria
  • rallentamento del polso
  • modificazioni nella circolazione periferica
  • alterazioni della respirazione, con sbadigli e sospiri
  • leggera sudorazione

Oculari

Durante la trance gli occhi mostrano modificazioni sensibili e riconoscibili rispetto allo stato di veglia. Tra le più comuni:

  • maggiore attività del globo oculare o, al contrario, sguardo fisso
  • variazioni nel battito delle palpebre
  • dilatazione o contrazione pupillare, con sguardo “vuoto”
  • arrossamento e lacrimazione

Motorie

Tra le modificazioni motorie osservabili durante la trance ipnotica:

  • economia dei movimenti corporei
  • variazioni del tono muscolare (catalessia, flaccidità, tic, tremori)
  • rallentamento dei riflessi o reazione di sorpresa ritardata

Percettive

Le modificazioni percettive e sensoriali durante la trance comprendono:

  • alterazioni uditive: cessazione temporanea dell’udito o risposta differita
  • alterazioni visive: annebbiamento, fantasie, fenomeni allucinatori, alterata percezione della profondità, arresto della visione o risposta ritardata
  • alterazioni tattili: anestesia o parestesie

Cognitive

Durante la trance, naturale o indotta, anche le capacità cognitive subiscono variazioni evidenti, dando luogo ai tipici fenomeni ipnotici:

  • ideazione autonoma (fantasie, mente che vaga)
  • confusione o atteggiamento interrogativo
  • modificazioni nello stile di pensiero
  • amnesia
  • dissociazione
  • distorsione temporale
  • regressione d’età

Affettive

Anche la sfera affettiva si modifica, permettendo di sperimentare:

  • senso di benessere e rilassamento
  • sensazione di distanza o dissociazione
  • scomparsa della dicotomia soggetto/oggetto, con esperienze transpersonali

Comportamento sociale

Le capacità sociali durante la trance mostrano variazioni caratteristiche, come:

  • necessità di un cambiamento di ritmo (“mi prendo una pausa”)
  • attenzione più responsiva e diminuzione degli atteggiamenti difensivi
  • linguaggio del corpo più aperto e ricettivo
  • maggiore contatto visivo e sorriso spontaneo
  • aumento della suggestibilità, in condizioni di sicurezza

(di Maurizio D’Agostino)

Fasi Ipnosi

Fasi del processo Ipnotico

Il processo terapeutico si articola in una serie di fasi che si susseguono nel corso della terapia e che si fondano su una relazione specifica, in continua evoluzione nel tempo. La struttura di ogni singola sessione di terapia svolta in un contesto ipnotico segue la stessa progressione per fasi ed è definibile secondo un continuum che modella l’intera psicoterapia, a partire da:

  • Valutazione (osservazione del soggetto ipnotico, segni obiettivi della trance, valutazione dello stile e della suscettibilità ipnotica, psicodiagnostica ipnotica)
  • Induzione
  • Trance
  • Fase centrale
  • Risveglio

IPNOSI: INDUZIONE

L’induzione comprende l’insieme delle manovre che consentono di ottenere lo stato di trance.
Non è soltanto una fase preliminare, ma un momento terapeutico in sé: attraverso la modificazione dello stato di coscienza emergono resistenze, difese e caratteristiche strutturali del problema del soggetto.

Una buona induzione favorisce un rapport ottimale, preludio alla soluzione del problema.
Ogni individuo, però, ha modalità proprie di accesso alla trance, influenzate dalle sue paure, dalle aspettative e dal conflitto inconscio legato al cambiamento.
Compito dell’ipnoterapeuta è aggirare le resistenze e trovare modalità induttive efficaci e rispettose del soggetto.

IPNOSI: TRANCE IPNOTICA

La trance è uno stato psicofisiologico naturale, che può essere indotto o autoindotto, caratterizzato da dissociazione psichica e attenuazione della coscienza.
Esperienze quotidiane come la lettura, la danza o la concentrazione profonda ne rappresentano forme spontanee.

Livelli di profondità della trance:

  • Trance vigile
  • Trance lieve
  • Trance media
  • Trance profonda

Nella trance profonda il soggetto opera prevalentemente a livello inconscio, con minore interferenza della mente cosciente.
Si distinguono due principali forme:

  • Sonnambulica: il soggetto appare vigile e reattivo.
  • Stuporosa: il soggetto mostra ritardo motorio e risposte rallentate.
  • Durante la trance profonda possono manifestarsi fenomeni come:
  • Distorsione temporale
  • Regressione d’età
  • Dissociazione
  • Scrittura automatica
  • Allucinazioni positive e negative
  • Analgesia e anestesia
  • Catalessia e flexibilitas cerea

“Ogni immagine suggerita è per il soggetto in ipnosi profonda una realtà indiscutibile.” (Granone)
“Il controllo del dolore in ipnosi è un apprendimento.” (Erickson)

IPNOSI: FASE CENTRALE

Una volta indotta la trance, l’ipnotista attiva nel soggetto associazioni e modificazioni percettive attraverso suggestioni dirette e indirette.
Questa fase rappresenta il cuore dell’intervento terapeutico, dove lo schema sintomatico viene messo in conflitto creativo con uno schema più adattivo.

L’obiettivo è promuovere la ricerca inconscia di nuove soluzioni e idee coerenti con il sistema di credenze del soggetto.
Come scrive Bateson (1984):

“Le nuove idee dipendono quasi interamente dal rimescolamento e dalla ricombinazione di idee che già si possedevano.”

L’ipnotista agisce come fattore di stabilità perturbante, proponendo stimoli che inducono il paziente a costruire attivamente nuovi significati.

IPNOSI: RISVEGLIO

In questa fase il terapeuta riporta il soggetto allo stato di veglia, riattivando progressivamente le funzioni percettive e cognitive.
Il tempo di recupero può variare da pochi secondi a qualche minuto, a seconda della profondità della trance.

La fase grigia, di transizione tra trance e veglia, è cruciale perché:

  • Permette di dare suggestioni post-ipnotiche per migliorare le induzioni successive.
  • Consente di ratificare l’esperienza ipnotica, rendendo il soggetto consapevole del cambiamento di stato di coscienza.
  • Il paziente impara così a riconoscere e gestire le sensazioni e le percezioni tipiche della trance, favorendo un processo terapeutico sempre più consapevole e partecipato.

(di Maurizio D’Agostino)

Suggestione Post Ipnotica

La Suggestione Post-Ipnotica

E’ un tipo di suggestione che viene data al soggetto nel corso della trance, ma che ha effetto dopo il risveglio da quella trance. Si possono avere suggestioni post ipnotiche:

  • psichiche
  • motorie
  • sensoriali
  • vegetative
  • oniriche

Tutte le suggestioni post ipnotiche possono presentare o meno l’amnesia. La suggestione viene effettuata dal soggetto come se sentisse un “dovere” da compiere, una sorta di comportamento coatto, che se non compiuto suscita malessere e disagio che scompaiono con l’esecuzione del compito.

Se si ha una amnesia rispetto alla suggestione post ipnotica il soggetto tende a dare una spiegazione apparentemente logica al suo comportamento. La suggestione post ipnotica ristabilisce nel momento della sua esecuzione un vero e proprio stato di trance che si conclude quando il compito e’ stato effettuato.

Erickson ha evidenziato delle fasi che distinguono il comportamento post ipnotico:

  • al presentarsi del segnale stabilito si ha una pausa nell’attività che il soggetto sta svolgendo
  • una espressione facciale di distrazione e distacco
  • una espressione di sorpresa con fissità dello sguardo
  • la dilatazione delle pupille
  • catalessia
  • restringimento e fissità dell’attenzione
  • intensità verso lo scopo
  • perdita di contatto verso l’ambiente
  • assenza di responsività a stimoli interni
  • cessazione del compito e riorientamento

La trance post ipnotica generata da una suggestione post ipnotica può essere:

  • singola o multipla
  • breve o prolungata

La durata dell’effetto post ipnotico rispetto alla trance da cui ha avuto origine e’ variabile, e dipende dal lavoro psicologico svolto durante la terapia. Alcuni autori riferiscono di suggestioni post ipnotiche durate più di un anno (Liebault), e di alcune durate 20 anni (Estabrooks) in genere però le suggestioni post ipnotiche non rafforzate tendono a decadere nel giro di qualche settimana.

La suggestione post ipnotica produce invariabilmente fenomeni dissociativi.

(di Maurizio D’Agostino)

Trattamenti sperimentali in Ipnosi

L’ipnosi è il campo applicativo della scienze psicologiche più usato e tuttavia meno documentato, facendovi parte ogni approccio psicologico che utilizzi tecniche di fluttuazione dello stato di coscienza.

Oltre il 90% delle persone che hanno ricorso al modello Ipnotico hanno riportano di aver avuto un esperienza significativa di miglioramento come risultato dei questo intervento.

Qui ci proponiamo di riepilogare i maggiori campi di studio e di applicazione.

Attualmente l’ipnosi viene richiesta sempre di più per gestire:

  • Protocollo per dimagrire o mantenere il peso corporeo
  • Protocollo per ridurre o smettere di fumare
  • Trattamento delle Dermatiti e dei problemi della pelle

Valutazioni sui trattamenti ipnotici

Oltre ai protocolli più comuni d’intervento riportiamo le aree tematiche di intervento in cui l’ipnosi può essere utilizzata con un alto rendimento.

 

Paure

Tra i problemi di Ansia, le Paure e il Panico, l’ipnosi interviene permettendo di:

  • Migliorare la gestione dello stress e dell’ansia
  • Superare le paure scolastiche
  • Liberarsi del timore di comunicare in pubblico e migliorare l’eloquio
  • Rimuovere il terrore di: cani, insetti, serpenti, ragni,ecc..
  • Rimuovere la paura delle altezze (vertigini) o dei luoghi aperti (agorafobia) o chiusi (claustrofobia)
  • Paura di guidare e di viaggiare
  • Paura del buio
  • Paura di nuotare
  • Gelosia e paura dell’abbandono
  • Attacchi di panico
  • vergogna e colpa
  • Ansia da separazione e abbandono
  • Paure sociali
  • Gestire la tricotillomania
  • Post traumatici da stress

 

Apprendimento

L’ipnosi è inoltre in grado di promuovere l’aumento delle capacità di apprendimento, intervenendo su:

  • Migliorare e/o aumentare le capacità scolastiche
  • migliorare l’attenzione
  • affrontare e/o superare gli esami
  • migliorare le performance sportive (pallavolo, golf, calcio, basket, tiro con arco, sci, ecc..) amatoriali e agonistiche
  • Gestire lo stress sotto esame

 

Salute

Tra i problemi legati alla Salute e del Benessere, l’ipnosi interviene permettendo di:

  • superare l’insonnia
  • gestire la sensazione di soffocamento dal dentista o nell’inghiottire
  • smettere di assumere alcolici e mantenere la sobrietà
  • problemi di addormentamento e/o di risveglio
  • gestire la defacazione incontrollata
  • rimuovere acufeni o suoni fastidiosi nelle orecchie
  • imparare a gestire una malattia o un eventuale intervento medico
  • rimuovere blocchi alimentari o errate credenze sull’assunzione o il sapore di cibi
  • recupero della capacità di attivazione della fertilità femminile
  • curare dolori e traumi del passato
  • aumento della velocità di cura e riabilitazione
  • gestione dell’acidità da riflusso gastrico
  • intervento sulla sindrome da colon irritabile
  • gestire il dolore da fibromialgia e dolore lombare
  • gestire la tristezza o reazioni depressive (senza uso di farmaci)superare la sindroma da vescica “timida”
  • bloccare le compulsioni alla sovra-alimentazione notturnasuperare le disfunzioni sessuali maschilisuperare interventi dentali in anestesia (non farmacologica)eliminare la compulsione a fumare
  • eliminare la compulsione a mordesi le unghierimuovere comportamenti compulsivi e ticsuperare gli abusi sessuali nelle donne e recuperare il piacere e tranquillità nell’attività sessuale
  • gestire la rabbia esplosiva
  • gestire la timidezza eccessiva
  • gestire lo stress, i cambiamenti di vita o le emergenze
  • curare il vaginismo
  • curare la eiaculazione precoce
  • aumentare di peso nell’intervento all’anoressia
  • ridurre e gestire il peso corporeo
  • gestire i problemi di accettazione del proprio corpo

 

Sviluppo personale

L’ipnosi è inoltre in grado di promuovere lo Sviluppo delle Capacità Personali dell’individuo, intervenendo su:

  • aumentare l’autostima
  • gestire il coraggio
  • aumentare la leadership
  • eliminare la negatività e la tristezza
  • aumentare la fiducia in sè stessi
  • eliminazione dei traumi del passato e recupero di autonomia
  • eliminare i comportamenti “eccessivi” (alcool, stupefacenti, tradimenti, guida in stati d’ira, ecc.) dalla propria vita
  • creare autoconfidenza e accettazione con sè stessi
  • recuperare memorie dimenticate
  • eliminare il blocco e motivare verso un cambiamento
  • gestire i rapporti interpersonali e di coppia
  • gestire la rabbia e perdono
  • modificare il senso di colpa
  • motivare al successo
  • eliminare la procrastinazione
  • eliminare la confusione
  • confidenza e accettazione di sè negli adolescenti
  • aumentare le risorse psicologiche
  • potenziare la abilita personali (social skills e life skills)
  • migliorare le performance artistiche e sportive
  • migliorare il dialogo di coppia e la relazione sessuale

 

Relazioni

L’ipnosi è permette una migliore centratura del Sé fino a migliorare le capacità di relazione dell’individuo, intervenendo su:

  • migliorare la gestione del denaro e dell’organizzazione
  • gestire un problema con un familiare
  • rimuovere i timori di infedeltà,
  • gestirle gli istinti al tradimento
  • superare un tradimento
  • migliorare la comunicazione nella coppia, al lavoro o in famiglia
  • migliorare l’autenticità delle risposte e delle relazioni affettive

 

Condizioni mediche

L’ipnosi è inoltre in grado di aiutare a migliorare e/o gestire problemi medici e la gestione del dolore, intervenendo su:

  • gestire problemi dermatologici ( Verruche, Psoriasi, Dermatite/Eczema, Alopecia e Calvizie, Acne)
  • gestione del cancro
  • dolore o interventi derivati da bruciature
  • gestire malattie autoimmuni
  • gestire condizioni neurologiche e oftalmiche
  • migliorare i disturbi del sonno
  • interventi in ostetricia e ginecologia (parto indolore, tecniche di rilassamento, analgesia pre-parto,ecc..)
  • risolvere i problemi emozionali
  • rimuovere disfunzioni sessuali e problemi relazionali
  • intervenire sull’obesità e problemi alimentari
  • modificare e/o cancellare le dipendenze (fumo, stupefacenti, abitudini, gioco d’azzardo, sex addiction, internet,ecc..)
  • migliorare la concentrazione e lo studio
  • miglioramento del rendimento sportivo (anche a livello professionistico)

(a cura di Maurizio D’Agostino)

Terapia Breve Strategica

Cos’è la terapia breve strategica

Questo modello di trattamento psicoterapeutico, (che si riferisce in parte ai modelli cognitivista e sistemico-relazionale), si sviluppa dall’ipotesi che i problemi delle persone siano connessi al funzionamento del “sistema” (costituito dalla famiglia, dalla coppia, dall’ambiente di lavoro) del quale la persona fa parte, o si sente parte, e che procede in base alle relazioni che la persona ha all’interno del sistema stesso, (cioè con sé stessa e con le altre “parti” del sistema), e all’esterno, cioè con il macrosistema rappresentato dalla cultura, dall’etica corrente, dalle ideologie (religiose o politiche), e così via.

È nella osservazione comune che non di rado il “cambiare ambiente” possa esser salutare (o insalubre) non solo per i disturbi di origine organica, ma anche per quelli di origine psichica, rivelando così che l’ambiente, o sistema, può di per sé esser patogeno o terapeutico.

Un altro assunto del modello è che quando ci si trova di fronte a problemi psichici, questi derivano spesso dal fatto che il paziente sta utilizzando, per risolverli, delle soluzioni inefficaci, che poi possono addirittura diventare “il” problema: prendiamo ad esempio una patologia nevrotica fra le più diffuse, la fobia, come si comporta il paziente per controllare l’ansia legata all’oggetto fobico?

Di norma, tenta di evitarlo, per cui se soffre di claustrofobia, la sua soluzione sarà evitare i luoghi dapprima angusti, come le cabine di ascensore, poi quelli meno angusti ma chiusi (autobus, aerei, treni, auto).
Infine, la crisi di panico scatterà non solo se il paziente si trova in un qualsiasi luogo chiuso, ma al solo pensiero di potersi trovare in un luogo chiuso.
In altre parole, la soluzione applicata per risolvere il problema (e che è stata efficace in altre esperienze) diventa successivamente il problema maggiore, perché è proprio mettendo in atto quella soluzione che il paziente da un lato conferma la sua incapacità a controllare il sintomo, e dall’altro riduce progressivamente la sua libertà, e la sua qualità di vita.

Il terzo assunto del modello è legato ad una delle leggi della teoria dei sistemi aperti, quella che recita che “il cambiamento all’interno di un sistema si può ottenere in modo rapido anche intervenendo marginalmente sul sistema”; ad esempio, una frana cambia in modo veloce ed imponente la fisionomia di un ambiente, ma può esser innescata anche dalla semplice caduta di un sassolino, sempre che questo cada in una zona particolare.

Da queste considerazioni preliminari nasce il modello terapeutico strategico, che ha le seguenti caratteristiche:

  • si occupa della situazione “qui ed ora”, senza dare un peso più che “storico” al passato, nella certezza pragmatica che il problema è quello che viene presentato oggi, e che il passato comunque non è possibile modificarlo;
  • cerca di capire il funzionamento del “sistema paziente”, nel suo complesso di relazioni con sé, gli altri, il macrosistema;
  • valuta con estrema attenzione le “soluzioni tentate” dal paziente, assieme alle specificità del disturbo, al fine di istituire un corretto protocollo terapeutico;
  • interviene sempre, attraverso uno specifico protocollo terapeutico, in maniera attiva, anche se in aree “marginali” del sistema, oppure con istruzioni apparentemente paradossali (quali la “prescrizione” del sintomo); l’obiettivo è di infrangere, attraverso l’esperienza fatta fare al paziente, la sua convinzione che il sintomo sia immodificabile, quindi fargli acquisire progressivamente maggior padronanza, ed infine dimetterlo con un bagaglio di “nuove soluzioni”, che amplificano la sua capacità di reagire e di gestire la relazione con il sistema;
  • se il problema si verifica all’interno di un sistema familiare (paziente-genitori o viceversa, coppia), le sedute prevedono un intervento su tutto il sistema: in breve, si verificano i processi di stabilizzazione dei sintomi/problemi, e si enucleano le persone che contribuiscono maggiormente alla cristallizzazione della situazione (non sempre infatti è sufficiente intervenire solo sul cosiddetto “paziente designato” per modificare il sistema); successivamente, si instaura un protocollo terapeutico che è particolarmente centrato, con vari stratagemmi, sulle persone più coinvolte;
  • è compatibile con le eventuali necessarie farmacoterapie (ad esempio, con ansiolitici, antidepressivi o neurolettici).

L’esperienza ha dimostrato l’efficacia del modello, in oltre due decenni di applicazione dei protocolli di psicoterapia, in molte delle forme più diffuse di nevrosi .

Radicamento

Considerazioni sull’analisi bioenergetica di Alexander Lowen

Un sostegno teorico all’analisi bioenergetica è il concetto di Reich dell’unità e antitesi di tutti i processi viventi. L’unità si riferisce al fatto che l’organismo funziona come un tutto unico. Ogni disturbo coinvolge l’intera persona, cosicché non ci può essere distinzione tra malattia fisica e mentale, o tra dolore fisico e mentale…

Un sostegno teorico all’analisi bioenergetica è il concetto di Reich dell’unità e antitesi di tutti i processi viventi. L’unità si riferisce al fatto che l’organismo funziona come un tutto unico. Ogni disturbo coinvolge l’intera persona, cosicché non ci può essere distinzione tra malattia fisica e mentale, o tra dolore fisico e mentale. Se una persona ha una malattia di cuore, la persona è malata, non solo il cuore. Allo stesso modo se una persona soffre d’ansia, depressione, fobia o compulsione, il corpo ne viene coinvolto così come la mente. Un trauma fisico coinvolge la psiche così come un trauma psichico coinvolge il corpo. Il dolore del desiderio ardente insoddisfatto che un bambino prova nei confronti della madre non è soltanto un dolore mentale, è strutturato fisicamente nella tensione e costrizione della gola e della bocca tramite le quali quel desiderio sarebbe espresso in pianto o nel protendersi per succhiare o baciare. La presenza di questa tensione e costrizione è la prova del trauma primario e della sua persistenza nel presente.

Il principio di unità stabilisce anche che l’intero corpo è coinvolto nel trauma. Il desiderio insoddisfatto del bambino disturba la sua respirazione, il suo senso di sicurezza nelle gambe e il suo senso di fiducia in se stesso. Ogni trauma disturba i movimenti pulsatori di base del corpo. Queste sono le complessive espansioni e contrazioni dell’organismo (che, a questo livello, funziona come una cellula singola) e i movimenti ondulatori longitudinali che fluiscono in su e giù lungo il corpo.
La pulsazione è una qualità di ogni cellula nel corpo. Quando la pulsazione è forte, la vita è forte. Alla morte cessa tutta l’attività pulsatoria. Quando la pulsazione è piena e libera la persona sperimenta una sensazione di gioia e piacere nel corpo, qualsiasi disturbo di questi naturali movimenti pulsatori causa una perdita di sensazioni piacevoli e, se intenso, produce dolore.

La qualità della pulsazione del corpo si manifesta maggiormente nella respirazione che combina i movimenti di espansione e contrazione con quelli dell’onda longitudinale. Il respiro non è limitato ai polmoni, al contrario tutto il corpo partecipa ai movimenti respiratori. Il respiro è accompagnato da un’onda che inizia in profondità nella pelvi e si muove su verso la bocca. Durante l’espirazione l’onda si muove al contrario. Dato che il respiro è disturbato in tutti i problemi emozionali o nevrotici, si può determinare l’esistenza di questi problemi dalla natura del disturbo respiratorio. Quando si va risolvendo il problema del paziente il respiro diventa completamente libero, il problema scompare.

L’aspetto antitetico del processo vivente viene al meglio riflesso nella relazione tra mente e corpo. L’unità tra di loro non altera il fatto che ciascuno influenza l’altro e che a livello superficiale c’è dualità nella natura umana. Rispettare queste dualità da la possibilità di riconoscere che l’attitudine conscia di una persona ha una influenza considerevole sul suo funzionamento totale. L’analisi bioenergetica aggiunge una dimensione assolutamente nuova alla psicoterapia: il lavoro con il corpo. L’espressione corporea del paziente viene studiata per determinare quali sono i problemi e conflitti nella sua personalità.
C’è sempre accordo tra quello che rivela il corpo e quello che dice il paziente. Così, se il paziente si lamenta di essere depresso, quella lagnanza può essere messa in relazione al livello di funzionamento energetico depresso del paziente. Al paziente il cui respiro è superficiale può essere mostrato che non sta permettendo che venga espresso nessun sentimento. Al paziente che si lamenta di problemi sessuali può essere dimostrato che ha gravi tensioni nella pelvi, il che riduce la potenza sessuale. La maggior parte dei pazienti non sono consapevoli che i loro problemi sono manifesti nel corpo fino a che non viene loro fatto vedere ciò. Una volta che viene stabilita questa comprensione diviene possibile lavorare bioenergeticamente col paziente.

Vi sono quattro dimensioni dell’analisi bioenergetica:
(a) comprensione e lavoro con le tensioni muscolari
(b) analisi delle associazioni, del comportamento e de transfert
(c) comprensione delle dinamiche energetiche
(d) focalizzazione sul ruolo della sessualità.

Tutti i terapisti bioenergetici conoscono queste quattro dimensioni, ma la loro enfasi su ciascuna di essa varia secondo il loro retroterra culturale ed esperienza: molti si focalizzano fortemente sull’aspetto psicologico, con una certa attenzione al corpo perché è la fonte del sentire. Altri fanno più lavoro sul corpo, largamente indirizzato all’espressione delle sensazioni. Comunque tutti gli analisti bioenergetici notano aree di contrazione e tensione, interpretano la contrazione e poi mobilizzano il corpo tramite il respiro ed il movimento per rilasciare le contrazioni. Ogni contrattura blocca un flusso di eccitazione all’insù fin dentro la testa e gli occhi, o all’ingiù fin dentro la pelvi, i genitali e le gambe. In questi blocchi troviamo sempre dolore. Da un certo punto di vista il trattenimento o la contrazione sono manovre per alleviare il dolore, il dolore di una ferita o di un’umiliazione o il dolore di una perdita o di una frustrazione. La contrazione diminuisce il dolore riducendo la sensazione e rendendo insensibile al dolore la persona. Si rende la parte insensibile. Rilasciare ciò che si trattiene è dapprima sperimentato, perciò, come doloroso. Il passaggio di una forza energetica (sangue) attraverso un’area compressa è doloroso. Ma dopo che è avvenuto, il rilascio viene sperimentato come piacere. Nessuno può raggiungere alcun cambiamento caratterologico significativo senza sperimentare il dolore del cambiamento.

La terapia bioenergetica, sebbene il suo centro di attenzione primario sia il corpo, è un approccio combinato che lavora sia con il corpo che con la mente. Durante il colloquio iniziale il terapeuta dedicherà del tempo ad ascoltare i disturbi e la storia del paziente, ponendo domande sulla sua situazione attuale e passata e studiando le espressioni facciali, l’atteggiamento corporeo e la voce, tutte cose che forniscono informazioni sulla personalità del paziente. Si possono ricavare ulteriori informazioni dallo studio della forma e motilità del corpo stesso. Il modo in cui ci si siede, si sta in piedi, si respira e ci si muove, tutto ciò è in grado di rivelare problemi e conflitti.

Una volta che la relazione tra lo psicologico e il fisico viene stabilita, il paziente sa che il suo corpo dovrà cambiare se la personalità deve cambiare in modo significativo. Se il corpo è troppo rigido, cioè, se si trattengono le sensazioni, il corpo dovrà ammorbidirsi. Se le sensazioni sono trattenute da tensioni muscolari che tendono a comprimere il corpo e chiuderne gli sbocchi, queste tensioni dovranno essere ridotte per permettere l’espressione del sentire. Ma cambiare il corpo in modo significativo è un’impresa ardua. In quasi tutti i casi, cambiamenti positivi ma superficiali accadono piuttosto rapidamente con la terapia bioenergetica. La mobilizzazione iniziale del corpo per mezzo di una respirazione più profonda e di esercizi bioenergetici evoca spesso sensazioni a lungo soppresse. Il paziente può sperimentare tristezza che può a sua volta trasformarsi in pianto o rabbia, che può essere espressa colpendo il letto. Il paziente può sentire una certa quantità di paura che veniva in precedenza negata e può sperimentare vibrazioni che forniscono nuove sensazioni corporee. La risposta iniziale alla terapia bioenergetica è come l’apertura di una porta verso un eccitante mondo nuovo di sentire ed essere. Produce spesso dei benvenuti cambiamenti nel comportamento. Al meglio fornisce una base di comprensione e fiducia per il compito più difficoltoso che ci sta davanti.

Lavorando con il corpo vi sono due principi di somma importanza.
(1) Qualsiasi limitazione della motilità è sia un risultato che la causa di difficoltà emozionali. I limiti si creano in quanto risultato di conflitti infantili irrisolti, ma la persistenza della tensione crea difficoltà emozionali nel presente che si scontrano con le richieste della realtà adulta. Ogni rigidità fisica interferisce ed impedisce una risposta unitaria alle situazioni.
(2) Qualsiasi restrizione della respirazione naturale è sia il risultato che la causa dell’ansia. L’ansia nelle situazioni infantili disturba la respirazione naturale. Se la situazione che produce ansia persiste ed è prolungata, il disturbo della respirazione si struttura in tensioni toraciche e addominali. L’incapacità di respirare liberamente sotto stress emozionale è la base fisiologica dell’esperienza di ansia in tali situazioni stressanti. L’unità e coordinazione delle risposte fisiche dipende dall’integrazione dei movimenti respiratori con i movimenti aggressivi del corpo. Al punto che la respirazione e la motilità sono liberate dalle restrizioni delle tensioni croniche, il funzionamento fisico del paziente migliorerà. A quel punto il contatto con la realtà a livello fisico si espanderà e approfondirà, ma ciò accadrà soltanto a condizione che vi sia un miglioramento concomitante e corrispondente della comprensione della realtà da parte del paziente sia sul piano psichico che su quello interpersonale. Non ci si dovrebbe, però, farsi fuorviare dagli apparenti miglioramenti nel funzionamento del paziente sul piano psichico ed interpersonale che non sono accompagnati da un miglioramento analogo del funzionamento fisico.

Per mezzo di movimenti particolari e posizioni del corpo i pazienti in terapia bioenergetica ottengono un contatto più profondo col corpo ed un sentire migliore nei suoi confronti. Da questo contatto e sentire iniziano a capire la relazione tra il loro stato fisico attuale e le esperienze della prima e seconda infanzia che lo hanno determinato. I clienti imparano che la negazione del corpo è un rifiuto del bisogno di amore, questa negazione viene usata per evitare di essere feriti e disillusi. Imparano ad interpretare le rigidità come difese contro varie emozioni. Data l’opportunità di dar voce alla negatività i pazienti scoprono che non verranno abbandonati o distrutti per avere espresso il loro sentire; tramite l’accettazione dei loro corpi e dei loro sentimenti gli individui ampliano il contatto con tutti gli altri aspetti della realtà.

Poiché il corpo è la base di tutte le funzioni di realtà, qualsiasi accrescimento nel contatto di una persona con il corpo produrrà un miglioramento significativo nell’immagine di sè (immagine corporea), nelle relazioni interpersonali, nella qualità del pensare e sentire e nella gioia di vivere.

Con questa comprensione energetica si procede ad interpretare il trattenere o la contrazione in termini di sentimenti soppressi. Poiché il sentire è stato soppresso, il paziente ne è inconsapevole. Ad ogni modo, la natura del trattenimento (linguaggio del corpo) ne identificherà il sentimento. Generalmente la sensazione può essere portata alla coscienza attivando il movimento espressivo. Per esempio una mascella che viene rigidamente trattenuta da muscoli tesi può trattenere impulsi o mordere. Far mordere un asciugamano, a qualcuno può attivare questi impulsi cosicché il desiderio soppresso di mordere diventa conscio. Una gola rigidamente contratta inibisce l’espressione del pianto o delle urla, ma la persona può non essere conscia di questa inibizione fino a che non cerca di piangere o urlare. Spalle rigide possono bloccare impulsi a colpire con rabbia. Spesso far si che la persona colpisca il letto con i pugni evoca una sensazione di rabbia. Allo stesso modo si può identificare la mancanza di aggressività sessuale in un individuo dalla immobilità della pelvi. Comunque la capacità di leggere il linguaggio del corpo non viene acquisita facilmente o rapidamente.

Sono necessari un considerevole training ed esperienza per sviluppare questa abilità ad un alto livello di competenza.
Interpretare schemi diversi di tensione in parti del corpo separate (bocca, occhi, spalle, pelvi, piedi ecc. ) è molto simile a leggere le parole. Anche se si riescono a leggere le parole correttamente non ne consegue che si riesca a trarne un senso compiuto.

Per avere un senso compiuto le parole devono essere interpretate nel contesto di una frase, un paragrafo, persino un capitolo. Ciascun corpo ha un’espressione unica che rivela la personalità ed il carattere dell’individuo.

La struttura del carattere può essere vista come una tipologia che facilita la comprensione e la comunicazione, ma non si può fare terapia con una tipologia. La terapia ha a che fare con un individuo molto specifico, ed è quella specificità che si deve capire dalla lettura del corpo. Le parti hanno senso rapportate al tutto, ma il tutto non può essere determinato dalle parti. Solo quando capiamo un individuo in questi termini abbiamo comprensione dei suoi problemi e soltanto entro quello schema di riferimento il lavoro sulle parti o segmenti diventa pienamente produttivo.
Se la terapia è un viaggio alla scoperta di sè dovrebbe essere condotta da una guida che ha fatto quel viaggio personalmente. Un terapeuta non può aiutare i pazienti ad avanzare oltre il punto in cui egli è arrivato. Ma troppi terapisti hanno mancato di confrontarsi con la loro struttura caratteriale a livello corporeo. Ciò deriva dalla osservazione che essi non hanno compiuto cambiamenti significativi nella loro struttura corporea. Di conseguenza la loro conoscenza della struttura del carattere è più teorica che esperienziale. Il risultato è che essi contano soltanto sulla consapevolezza per modificare la personalità. Infatti la consapevolezza e l’insight possono far ciò in grado limitato e a livello superficiale. Ad ogni modo l’insight è solo una finestra attraverso la quale si può vedere la ragione di un qualche aspetto del comportamento. Sapere il perché del comportamento non influenza fortemente il come del comportamento. Credere altrimenti è ignorare il fattore energetico. Considerazioni di carattere energetico impongono che un cambiamento profondo implichi un lavoro continuo di scoperta. Questo è il livello in cui si incontrano dolore e paura. La paura proviene dal fatto che la scoperta accade spesso assieme allo sconvolgimento. La vecchia struttura deve rompersi e crollare perché si possa sviluppare un modo più libero di essere. Terapisti di successo hanno sperimentato alcuni di questi sconvolgimenti nel corso della loro crescita e possono essere testimoni del dolore e paura che accompagnano questo processo. Si può apprezzare la riluttanza di molti terapeuti a portare i pazienti al punto di rottura e di scoperta perché temono il possibile sconvolgimento che può succedere.
Tuttavia questo processo, sebbene doloroso, può essere necessario se si vuole che accada un vero cambiamento terapeutico.

Tratto da “Bioenergetic Analysis”

Alexander Lowen, M.D. è il fondatore dell’Analisi Bioenergetica, direttore esecutivo dell’International Institute for Bioenergetic Analysis, è autore di numerosi libri e pubblicazioni curate nell’edizione italiana dal Centro di Documentazione Wilhelm Reich.

Narcisismo

Il Narcisismo

Il Narcisismo

Nell’introduzione al suo saggio “IL NARCISISMO, l’identità rinnegata” A. Lowen sostiene che si può parlare di “narcisismo” a partire da due diversi livelli:

– IL LIVELLO NARCISISTICO INDIVIDUALE
– IL LIVELLO NARCISISTICO CULTURALE
Introduzione:
L’intento iniziale era quello di cominciare questo mio breve lavoro dando una sintetica ma esaustiva definizione del tema che ho scelto di approfondire: IL NARCISISMO. In realtà un’operazione che mi sembrava così semplice ed al tempo stesso efficace mi ha causato non pochi problemi!
Scartabellando tutti i testi di psicologia di cui sono in possesso, navigando su internet e dando un occhiata alla letteratura e alla poesia, mi sono trovata ad avere tra le mani decine e decine di definizioni SIMILI tra loro ma ognuna per qualche aspetto DIVERSA dall’altra. Ho deciso allora di ridimensionare un po’ il tiro della mia ricerca limitandomi all’area della psicologia. Anche qui, però, i problemi non sono certo diminuiti…limitandomi ad esaminare le teorie di Freud, Kohut, Johnson e Lowen mi sono trovata ad avere a che fare con quattro concezione diverse di narcisismo. Gli autori si trovano pressochè d’accordo circa i tratti fondamentali e superficiali di questo tipo caratteriale (gli stessi che del resto emergono anche dal racconto Ovidiano, il minimo comune denominatore a cui fan riferimento tutti coloro che si cimentano ad approfondire questa tematica) ma, non appena si apprestano ad indicare le cause che portano un individuo a rimanere imprigionato dal culto del proprio corpo o meglio della propria immagine, gli elementi che differenziano una teoria dall’altra si fanno indubbiamente significativi.
L’idea di fare un confronto tra le varie teorie psicologiche del narcisismo nelle quali mi sono imbattuta per poi trarne le mie conclusioni era indubbiamente allettante (specie per una come me che ama incasinarsi la vita) ma poco, veramente poco realizzabile… Soprassedendo sul fatto che le mie nozioni in campo psicologico sono davvero TROPPO limitante e superficiali per aver la pretesa di realizzare un lavoro di questo tipo , il vero problema si porrebbe nel concentrare il tutto in un saggio che non superi le cinque cartelle!(Io che solo per realizzare questa forse inutile introduzione ho già occupato più di mezza pagina…).
Ho quindi ritenuto opportuno concentrare la mia attenzione unicamente sull’interpretazione del fenomeno NARCISISMO a me più nota offerta da Alexander Lowen , medico psicanalista formatosi alla scuola di Wilhelm Reich , non dimenticando però di ribadire, in queste poche righe, che la sua teoria è solo UNA DELLE TANTE esistenti.
IL NARCISISMO SECONDO L’INTERPRETAZIONE DI ALEXANDER LOWEN:
Nell’introduzione al suo saggio “IL NARCISISMO, l’identità rinnegata” A.Lowen sostiene che si può parlare di “narcisismo” a partire da due diversi livelli:
– IL LIVELLO NARCISISTICO INDIVIDUALE
– IL LIVELLO NARCISISTICO CULTURALE
Nel primo caso il taglio è decisamente clinico-psicologico e sta ad indicare un disturbo della personalità che contraddistingue determinati individui che, tra le altre cose, si caratterizzano per:
– un eccessivo investimento sulla propria immagine a spese del proprio Sé
– una tendenza a sfruttare gli altri per i propri interessi
– un senso di grandiosità (il sentirsi importanti anche immeritatamente)
– il sentirsi unici/speciali
– l’avere fantasie di illimitato successo, potere, bellezza, controllo…
– mancanza di empatia verso gli altri e , in genere , di qualsiasi tipo di sentimento
– ecc…
Nel secondo caso il riferimento è più sociologico-culturale e indica la generale perdita di valori umani all’interno della società. Forse questa ripartizione sui due livelli della nozione di narcisismo può apparire un po’ pedante e scontata, ma, in realtà, è molto importante poichè ci consente di capire perché, negli ultimi anni, il numero di persone affette da disturbi di tipo narcisistico più o meno gravi , è in netta crescita. In una società come quella contemporanea, sempre più caratterizzata dalla manipolazione perpetrata dai media, dalla spettacolarizzazione delle immagini e nella quale valori come la dignità e il rispetto han lasciato lo spazio alla lotta per il successo e il potere, il narcisista si trova bene perché vive lo spettacolo di se stesso proiettato a se stesso. Egli non va oltre le immagini degli altri, il suo è un sapere superficiale, privo di emozioni e sentimenti. Considera la realtà come una estensione di sé, gli altri come uno specchio delle sue esigenze. Vive come una macchina priva di sentimenti e, per questo, spesso ricopre posizioni di tutto rispetto e scala velocemente la salita al successo in un’era dove vige il culto dell’ efficienza .
La nostra è anche l’età delle disillusioni collettive. In una società sempre più aggressiva e violenta, i rapporti personali assumono la forma di scontro e l’uomo preferisce ripararsi dal collettivo, dall’ostilità che lo circonda, ripiegando su se stesso. Questa fuga dal sociale è stata determinante nella nascita della cultura narcisistica tipica della cultura post-moderna. Le forme di aggregazioni vengono a crollare o perdono di significato e l’apertura dell’individuo al mondo avviene solo per obiettivi minimi e strettamente consumistici.
A questo punto viene spontaneo chiedersi:
“SE LA SOCIETA’ E LA CULTURA HANNO UN RUOLO DAVVERO COSI’ IMPORTANTE NEL DETERMINARE O MENO LO SVILUPPO DI PERSONALITA’ NARCISISTICHE ALLORA PERCHE’ MOLTI INDIVIDUI NON SONO IN ALCUN MODO TOCCATI DA QUESTO DISTURBO ?”
Questo è di fatto il punto critico della questione nella quale entrano in gioco le diverse interpretazioni PRETTAMENTE psicologiche e nella quale, come ho più in alto anticipato, non è facile trovare accordo tra i diversi autori.
Alexander Lowen introduce la questione facendo riferimento ai cosidetti “CICLI DEL BISOGNO”. Questi cicli ci accompagnano per tutta la vita e vengono chiamati in gioco ogni qual volta ci relazioniamo con qualcuno ; assumono, però, una particolare importanza nel periodo che va da 0 – 6 anni, fase in cui si viene a formare la nostra ARMATURA CARATTERO – MUSCOLARE. In questo delicato periodo , eventuali traumi possono provocare dei “BLOCCHI” all’interno dei cicli del bisogno impedendo al bambino di raggiungere la tappa più importante del circuito ossia quella dell’ APPAGAMENTO. A seconda del momento in cui l’interruzione si verifica e della sua intensità, ci si troverà ad avere a che fare rispettivamente con un bambino schizoide, orale, narcisista, masochista o rigido.
Schematicamente i CICLI del BISOGNO ideati da A.Lowen si presentano nel modo seguente:

Nel caso del carattere narcisista il ciclo si interrompe nel passaggio dalla SENTIZIONE a quello dell’EMOZIONE. Si avrà quindi una persona incapace di provare emozioni e in grado di prendere delle decisioni senza tenere minimamente in considerazione l’umanità altrui. Nella nostra cultura, generalmente, non si tende a distinguere ciò che è il sentimento da ciò che è l’emozione. Di fatto c’è solo una sottile differenza tra i due termini, ma questa è molto significativa. L’emozione è, infatti , la fase SUCCESSIVA (il che è evidente anche nei cicli del bisogno) al semplice sentire. Quest’ultimo è uno stato PRETTAMENTE PASSIVO a differenza dello stato emozionale che altro non è che una fase preparatoria all’azione. L’emozione, dunque, ci consente di indirizzare una potenziale azione VERSO QUALCUNO PERCEPITO COME ALTRO DA SE’ E REALMENTE ESISTENTE. Questo non avviene nel carattere narcisista dove gli altri vengono sentiti/percepiti solo come astrazioni mentali e non vengono tenuti in considerazione nelle azioni della vita quotidiana. Proprio per questa ragione, le persone che si rivedono in questo tipo caratteriale, hanno la reputazione di essere molto razionali, fredde,disumane e in grado di far del male agli altri senza provarne il minimo risentimento e senza nemmeno essere coscienti delle conseguenze negative del loro comportamento.

MA QUALE TRAUMA PUO’FAR SI CHE UN INDIVIDUO NON SIA PIU’ IN GRADO DI PROVARE EMOZIONI ?
Il problema si sviluppa nella prima infanzia. A detta dello stesso Lowen, tutti i suoi pazienti narcisisti sono passati attraverso l’esperienza di essere profondamente umiliati durante l’infanzia dai genitori, che usavano il potere come mezzo di controllo.Il bambino non ha né i mezzi né le forze per contrastare questo “soppruso” e quindi non può far altro che sottomettersi;da questa sconfitta trarrà inevitabilmente questa lezione di vita che lo accompagnerà e indirizzerà durante la fase adulta: ” i rapporti sono governati dal potere: più se ne ha minore è la probabilità di non realizzare ciò che si vuole e di essere umiliati”. Nei narcisisti, quindi, è proprio da questo vissuto di umiliazione che ha origine il desiderio di potenza con la quale sperano di cancellare l’offesa subita. Ogni sfida al loro potere e alla loro immagine rievoca in loro il timore di essere umiliati. L’obiettivo di fondo è quello di trascendere i propri sentimenti di impotenza e dipendenza. Essi però ,come ogni altro uomo, non possono fare a meno di dipendere dagli altri per alcuni aspetti della vita, non essendo in grado di produrre tutto ciò di cui hanno bisogno .Con il potere però comprano o esigono ogni cosa senza rischiare di sentirsi vulnerabili.
Detto cio’ si rischierebbe di credere che ogni uomo ricco, potente, di successo sia per forza di cosa una personalità narcisista. Sebbene sia molto probabile non è una cosa automatica. In realtà molte persone importanti ,benchè siano riuscite ad accumulare notevoli ricchezze e rivestano un ruolo molto rilevante nella gerarchia sociale, conservano nel loro carattere una certa umiltà che poco si sposa con l’idea di grandiosità (spesso spropositata) che ogni narcisista ha di sé.
DA DOVE NASCE QUESTA TENDENZA A GONFIARE ALL’ECCESSO LA PROPRIA IMMAGINE?
La risposta si trova nuovamente prendendo in esame i primi anni di vita del bambino. Dopo il suddetto vissuto umiliante d’ impotenza (al quale non di rado segue una vera e propria esperienza di rifiuto/abbandono), il bambino viene sedotto dal genitore di sesso opposto (spesso trascurato dal partner) e portato a sentirsi speciale. Il cedimento alla seduzione è quasi immediato :la promessa di vicinanza e intimità con la madre è particolarmente allettante essendone stato privato fino a quel momento. Non dobbiamo inoltre dimenticare che il bambino, si viene a trovare in questa fase tra i 3 – 6 anni e quindi nel pieno del complesso edipico in cui le sue pulsioni verso la madre diventano fortemente sessualizzate e quindi , l’intimità proposta, assume anche implicazioni sessuali. Il bambino decide dunque di rinunciare alla sua libertà ,di aderire totalmente all’immagine parentale per diventare speciale e superiore come la madre o il padre. Ai suoi occhi il genitore è come un Dio .Lasciandosi forgiare a sua immagine e somiglianza anche lui acquisira gli stessi attributi. Tutto ciò implica delle rinunce: dovrà rifiutare il Sé che il genitore ha trovato discutibile ossia i suoi sentimenti corporei e la sua voglia di indipendenza . Ciò induce il bambino ad associare alle sensazioni provenienti dal corpo connotazioni negative ;egli impara ben presto a sopprimerle e negarle e, con la forza della mente, sostituisce il suo Sé reale con un’immagine astratta che lo fa sentire speciale e superiore. In realtà , però, le persone eccezionali non sono felici né han tutto il potere e controllo che credono di possedere. Esse IMMAGINANO una vita e si creano un destino eccezionale sulla base dell’IMMAGINE che hanno di sé.I bisogni reali di una persona, però ,per quanto possano essere rimossi ,nascosti repressi, non possono essere soddisfatti attraverso un’immagine. Per questo, pur non volendo / riuscendo ad ammetterlo a se stessi i narcisisti avvertono sempre in fondo al loro cuore un senso di inadeguatezza / insoddisfazione. L’errore che fanno per tentare di vincere questa sgradevole sensazione è lo stesso che fa il cane che tenta di mordersi la coda : continuano a investire sempre più energia per rafforzare la facciata che si sono costruiti sperando di vincere il loro senso di insicurezza. In realtà, ciò di cui avrebbere veramente bisogno ,sarebbe accettarsi così come sono con i propri sentimenti , la propria corporeità e i propri limiti.
In sintesi si può dire che l’adulto narcisista è stato un bambino manipolato al quale è stato chiesto di rinunciare ai propri bisogni infantili per dare al genitore di sesso opposto l’affetto e l’attenzione che non riceveva più dal partner. Da un lato si esige da lui molto più di ciò che è nelle sue facoltà offrire , dall’altro lato il bambino non può fare a meno di soddisfare il genitore perché perderlo equivarrebbe a un dolore troppo grande e minerebbe la sua stessa sopravvivenza. L’ unica soluzione nelle sue mani è quella di ILLUDERE SE STESSO E IL GENITORE di essere all’altezza di questo compito e modulare il più possibile il suo coinvolgimento emotivo per non farsi sopraffare.
COME RICONOSCERE UNA PERSONA NARCISISTA:
Quali elementi ci inducono a classificare una persona come affetta da un disturbo narcisistico della personalità? In parte è già stato detto, ma forse è opportuno chiarire un po’ meglio le idee stilando un vero e proprio identikit del TIPO NARCISISTA che prenda in esame non solo le caratteristiche psicologiche (già accennate) ma anche quelle fisiche e energetiche cercando di vedere il legame che le unisce. Non dobbiamo dimenticare , infatti, che Lowen è un sostenitore della psicologia somantica e , in quanto tale , è fermamente convinto che ogni malattia psichica o disturbo della personalità abbia alla base precisi sintomi a livello corporeo.
CARATTERISTICHE FISICHE FONDAMENTALI:
TESTA: sovraccaricata di tensioni e rigidamente controllata. Gran parte della sua energia, di fatto, viene indirizzata verso l’alto perché il bambino narcisista:
– vuole difendersi dalla tentazione dell’incesto spirituale
– non è in grado di tollerare più e più volte lo strazio della separazione
Benchè i genitori gli ripetano che lo amano la realtà dei fatti non conferma le loro parole.Il bambino si sente confuso perché non sa a quale dei due messaggi credere. Si rifugerà dunque nelle sue convinzioni ,in ciò che gli resta della sua fede (intesa come fiducia nell’attuazione di un progetto positivo) originaria (à TRATTO SCHIZOIDE)
FACCIA: l’espressione facciale rivela frequentemente durezza e lineamente prettamente maschili ma anche spesso, malgrado l’habitus atletico,lineamenti femminili, da fanciulla. La carnagione è liscia e i tratti regolari: sembra non portare i segni del tempo.
OCCHI: tendono a vedere senza guardare.Somigliano in parte agli occhi di uno schizoide / schizofrenico ma, mentre in queste persone lo sguardo è totalmente perso nel vuoto e assente, gli occhi del narcisista non perdono minimamente il contatto con la realtà. Quando ci guardano vedono proprio noi , ma lo fanno come se vedessero la nostra immagine allo specchio. Spesso sono molto seduttivi. Gli occhi di queste persone a volte presentano TRATTI DI ORALITA’ che attraggono gli altri verso di loro.
BOCCA: è riscontrabile una forte tensione a livello di labbra / mascella come se ci si volesse trattenere dal succhiare. Spesso l’espressione è fissa in un sorriso stereotipato e “finto” che non fa trasparire quali sono i reali sentimenti. Quando sono sottoposti a forti tensioni e ci si aspetta da loro una risposta emotiva, non è raro che scoppino in una risata diabolica…un modo come un altro per negare i loro veri sentimenti, per dichiarare che nulla può toccarli /ferirli e che comunque usciranno sempre vincitori.
SPALLE: sono diritte, squadrate e ampie. Le spalle dei narcisisti si sono attrezzate per sopportare il peso / fardello delle responsabilità che hanno dovuto sostenere fin dalla più tenera età.Bioenergeticamente, il blocco alla gola che presentano questi soggetti e che impedisce loro ( tra le altre cose ) di piangere, devia una parte dell’energia orizzontale proprio verso i muscoli delle spalle.
PETTO: si mantiene gonfio in posizione inspiratoria poiché il diaframma resta sempre cronicamente teso. Questo conferisce al soggetto un’ aria di superiorità , potere, arroganza. Questa incapacità di svuotare completamente i polmoni renderà la respirazione debole e insufficiente a nutrire tutto l’organismo.A risentirne sarà indubbiamente la zona pelvica e delle gambe , decisamente sproporzionata rispetto al busto e alle spalle, quasi rattrappita.
BACINO: L’energia si concentra nella parte alta del corpo a discapito di quella più bassa e pelvica.Obiettivo del narcisista del resto è il potere, non il piacere.Si parla per questo di castrazione psicologica.Si comporta e agisce come se fosse sessualmente molto potente , ma , in realtà , la sua potenza può essere commisurata solo al numero di conquiste fatte e di rapporti quotidiani avuti, non in termini di capacità orgastica (di provare piacere).Si può dire che la sua è una potenza erettiva , non sessuale.
GAMBE: sono le classiche gambe di un carattere orale ,”esili” e instabili, non sufficientemente forti per sostenere la parte superiore del corpo tant’è che il narcisista, non avendo la forza di reggersi sulle proprie gambe, ha la necessità di appoggiarsi agli altri manipolandoli.L’insicurezza presente in questa zona deriva in gran parte dal fatto che gli arti inferiori devono fare da piedistallo a un IO non collassato ma espanso.

TRATTI PRINCIPALI DELLA PERSONALITA’:


– MANCANZA DI SENTIMENTI
– ATTEGGIAMENTO SFRUTTATORIO, CRUDELE E SENZA SCRUPOLI
– ARROGANZA DELL’IO (indipendentem.dalla presenza o meno di autostima)
– FREDDO, SPIETATO, AGGRESSIVO, INSENSIBILE, POCO EMPATICO
– RAZIONALE, CALCOLATORE, INTELLIGENTE, AMBIZIOSO
– EMOTIVAMENTE MORTO
– MANIE DI GRANDEZZA E ONNIPOTENZA:
– ASSENZA DI LIMITI
– EGOCENTRICI / ESIBIZIONISTI / SEDUTTIVI
– CERCANO DI VINCERE LA PAURA / TRISTEZZA CON IL POTERE / CONTROLLO
– INSODDISFAZIONE / INSICUREZZA REPRESSA

ELEMENTI ALLA BASE DEL TIPO CARATTERIALE NARCISISTA:
Diritto negato > Ad essere autonomo
Atteg.retroflessivo > Non ho bisogno di supporto per essere autonomo
Compromesso dell’Io >Sono potente,non ho bisogno degli altri
Comport.caratteristico > Cerca di ottenere ciò che gli serve con la manipolaz.
Ideale dell’Io >Sono il migliore
Illusione di contrazione > Posso ottenere qualsiasi risultato
Illusione di scioglim. > Sarò manipolato,umiliato,sopraffatto


Questa scheda, davvero essenziale, pecca indubbiamente di incompletezza. Del resto è impossibile elencare tutte le caratteristiche di un indivuduo narcisista per il semplice fatto che ogni soggetto è un caso a se stante e presenta peculiarità che non appartengono ad altri individui affetti dallo stesso disturbo.Ognuno ha alle spalle una storia di vita diversa, ha subito traumi differenti e si presenta al mondo secondo le reti in cui è cresciuto. A complicare ulteriormente le cose e a rendere ancora di più un narcisista diverso dall’altro si aggiunge il fatto che, Lowen, non considera il narcisismo come qualcosa di unitario; a suo parere esistono diversi gradi di disturbi e di perdita del sé il che ci porta a parlare ,nello specifico,di cinque diversi tipi di personalità che si contraddistinguono ( quantitativamente e qualitativamente) per caratteristiche e gravità.
Essi sono:
IL CARATTERE FALLICO NARCISISTA: è un carattere relativamente sano in cui la componente narcisistica è minima e acquisisce una sfumatura prettamente sessuale (da qui la denominazione FALLICO – narcisista). Le energie di questo soggetto vengono spese più che altro nella costruzione di un’ immagine seducente , potente e sicura in grado di attirare a sé il sesso opposto.


– IL CARATTERE NARCISISTICO: Ha un’immagine di sé ancora più elevata. Si reputa il migliore, il più attraente il più potente indipendentemente dal grado di successo che effettivamente è stato in grado di raggiungere nella sua vita.


– LA PERSONALITA’ BORDERLINE: come suggerisce lo stesso termine è una persona “al limite”.E’ chiusa tra due posizioni contraddittorie: o si sente grande/forte o si sente privo di valore. Il passaggio da uno stato all’altro può essere repentino poiché , a differenza del carattere narcisista, il suo Io è molto più debole e uno stress emotivo abbastanza forte può distruggere l’immagine di grandiosità che si è costruito.


– LA PERSONALITA’ PSICOPATICA: è un narcisista a tutti gli effetti con un più marcato senso di disprezzo verso l’umanità e la tendenza a chiudersi in maniera a-sociale. Non ha alcun senso di solidarietà umana il che lo può portare , nel peggiore dei casi , a compiere anche azioni delittuose o sanguinarie. Per questa ragione viene a volte definito sociopatico.


– LA PERSONALITA’ PARANOIDE: è il grado più elevato di narcisismo e rasenta il carattere megalomane. Il soggetto paranoide è ossessionato dal fatto che tutti lo guardino , parlino di lui , lo perseguitino ecc… E’ convinto di avere poteri straordinari e non ha ben chiaro il confine tra il mondo reale e quello immaginario creato dalla sua mente.


CONCLUSIONI:
Sono dunque giunta al termine di questo mio elaborato in cui spero di essere riuscita a inquadrare sommariamente i tratti fondamentali del narcisismo. Prima di chiudere volevo fare una piccola riflessione sul perché tra i diversi temi proposti per l’esame ho deciso di approfondire proprio quello relativo al disturbo narcisistico. Come ho già detto nella prima parte di questa relazione il narcisismo è indubbiamente una delle malattie del secolo e , a mio parere ,non viene percepita come tale … anzi viene sottovalutata se non addirittura incentivata . Ciò che è ancora peggio è che riguarda in gran parte i giovani , le future generazioni , e quindi non sembra che con il passare degli anni il fenomeno tenderà a riassorbirsi… giovani che sempre meno peso e attenzione ricevano da questa società se non per essere indotti a comprare ,consumare a ricercare immediate e non faticose forme di successo (vedi Grande Fratello ,Saranno Famosi , ecc…) senza , a volte , avere alle spalle un adeguato bagaglio di valori , consapevolezza , … giovani spesso lasciati un po’ allo sbaraglio fin da piccoli dai genitori ( troppo occupati a far carriera) , e che quindi non riescono a far proprio “IL SENSO DEL LIMITE” indispensabile per dar loro un coerente e solido sistema di regole, per forgiare il loro SuperIo , per non creare in loro un immaginario di onnipotenza…

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
Alexander Lowen “IL NARCISISMO , l’identità rinnegata ” Feltrinelli
Alexander Lowen “IL LINGUAGGIO DEL CORPO” Feltrinelli (cap XIV sul carattere fallico- narcisista)
Luciano Marchino ” LA BIOENERGETICA , anima e corpo” Tascabili Xenia
Appunti del corso “corpo , mente e relazione” del professor L.Marchino
(di Ilaria Perletti)
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