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Autore: Hiram

QUELLO CHE MI PIACE DI VIVATION di Jim Leonard

Di solito, io faccio Vivation per un’ora circa al giorno, ed ho fatto così per più di venti anni. Vivation è la grande passione della mia vita. Probabilmente, altre persone amano altre cose di Vivation, ma io voglio esprimere quello che, personalmente, amo di Vivation.

Vivation® è una tecnica estremamente versatile. Le persone praticano Vivation per una grande quantità di ragioni diverse, che vanno da “perchè è divertente” a “perchè è un aiuto per il mio dolore cronico”.

Mi piace Vivation perchè è fisicamente piacevole

In Vivation, noi produciamo il risultato, cioè l’integrazione, godendo del momento presente quanto più ci è possibile, e dopo, trovando un modo per godere anche di quello che sembra limitare il nostro godimento. Ogni aspetto di Vivation è piacevole. Certamente ogni integrazione è piacevole, man mano che sentiamo il nostro stress e la nostra negatività scivolare via. La sincerità con la quale ascoltiamo le nostre sensazioni ed emozioni è piacevole. Ogni sessione di Vivation è un’avventura divertente e sorprendente all’interno di noi stessi. La Respirazione Circolare che pratichiamo in Vivation fa circolare l’energia nel nostro corpo, il che è piacevole. Una sessione di Vivation completa ci fa sentire come se avessimo appena ricevuto un massaggio completo su tutto il corpo.

La piacevolezza di Vivation, probabilmente, è più importante di quanto tu possa pensare. Non fraintendermi, io amo il piacere indipendentemente dalla sua causa. Ma il piacere di fare Vivation è più forte del piacere che si riceve dal mangiare o dal sesso. Le sessioni di Vivation causano un miglioramento permanente nella nostra qualità di vita. L’integrazione è permanente. Le sensazioni e le emozioni che integriamo rimangono integrate e non tornano più indietro. Così Vivation è contemporaneamente molto piacevole ed estremamente valido per noi. Prova ad immaginare però se Vivation andasse bene per noi, ma non fosse divertente da fare; sarebbe come molte altre pratiche.

Il problema che riguarda il fare delle cose sgradevoli per la Crescita Personale è che una parte della mente si pone questa domanda: “Perchè faccio questa cosa sgradevole invece di guardare la televisione, o andare ad una festa, o fare qualsiasi altra cosa più piacevole?”. E la ovvia risposta è: “Lo devo fare per essere una persona migliore”. Questa domanda/risposta fa aumentare la vergogna, che è uno dei più grandi problemi con cui le persone si scontrano sovente. In effetti, una delle qualità migliori di Vivation è che rende facile e divertente integrare la vergogna. Quando stiamo facendo Vivation, se la mente chiede: “Perchè lo sto facendo?”, noi rispondiamo: “Perchè ci si sente bene!”. Ragione eccellente. Questo è esattamente ciò che vogliamo dalla vita, l’opportunità di ottenere risultati eccellenti facendo qualche cosa che ci piace.

Mi piace Vivation perchè da grandi risultati.

In un’ora di Vivation possiamo produrre più integrazione che facendo settimane di qualsiasi altra cosa. Noi ci impegniamo nel trarre un piacere concentrato dalle sensazioni che avvengono nel nostro corpo per un’ora, e abbiamo altrettante integrazioni che ci lasciano una sensazione di pace permanente con il nostro mondo. Vivation è molto diretto, perchè ci fa portare l’attenzione sull’esatta sensazione che limita maggiormente il nostro piacere e ce la fa ascoltare nei minimi particolari.

Il processo è guidato dal corpo, cosa che lo rende molto più efficiente di qualsiasi processo condotto dalla mente. La mente consapevole fa uno sforzo grandissimo al fine di tenere le sensazioni e le emozioni inconsce ben represse. Il corpo non fa nulla del genere. Il corpo è sempre connesso con la mente inconscia attraverso sensazioni ed emozioni. L’efficacia di Vivation lo rende più divertente da fare. Se noi lasciamo affiorare una paura e la integriamo in un paio di minuti (Vivation spesso è anche più efficiente di così), diventa una piacevole avventura. Ma se dovessimo sentire quella paura per ore o giorni prima di integrarla naturalmente, sarebbe estremamente spiacevole.

Il vero significato di imparare prima I Tre Punti da Ricordare e poi I Cinque Elementi è di rendere la sessione di Vivation il più efficiente possibile. Anche nella prima sessione, che normalmente contiene gli esercizi esperienziali dei Tre Punti da Ricordare, Vivation è estremamente efficiente. Poi con ciascuna lezione seguente, generalmente una lezione per ciascun dei Cinque Elementi più qualcun’altra, le sessioni diventano sempre più efficienti.

Mi piace Vivation perchè è un’abilità autonoma.

Desidero spiegare ciò che intendo con le parole “autonomo” e “abilità”. Vivation è un’abilità perchè siamo noi che produciamo i nostri risultati e perchè , imparando e sperimentando, noi riusciamo sempre meglio a produrli. Sotto questo punto di vista è quindi come altre abilità, come il parlare in pubblico o il dipingere quadri. Vivation è un’abilità autonoma, perchè noi impariamo a farlo per noi stessi. All’inizio della prima lezione di Vivation, il cliente nuovo è totalmente dipendente sul suo Vivation Professional, perchè il Vive Pro sa tutto circa Vivation e il cliente non sa nulla. Man mano che le lezioni si susseguono il cliente sviluppa la sua abilità e la sua autonomia.

Molti Vivation Professionals dicono alla maggior parte dei loro clienti di cominciare a provare autonomamente Vivation subito dopo la loro prima sessione. A prima vista sembra difficile; noi abbiamo bisogno di aver vicino il nostro Vive Pro che ci aiuti a stare nel processo. Ma dopo alcune lezioni noi diventiamo sempre più autonomi, fino a che finalmente siamo in grado di produrre risultati affidabili per noi stessi senza che qualcun altro debba essere presente.

Questo punto è essenziale per poter insegnare Vivation con gioia. Mi piace molto di più insegnare a qualcuno come fare per produrre lui i risultati piuttosto che lasciarlo con la convinzione che i suoi risultati dipendono da me. Mi piace vedere i miei clienti sviluppare le propria abilità sempre di più ad ogni lezione. Non è questa la vera essenza della Crescita Personale?

Mi piace Vivation perchè si auto-potenzia.

Vivation ci permette di fare meglio tutto. Con qualsiasi obiettivo, noi possiamo focalizzarci su quanto siamo lontani da esso o quanto ne siamo vicini. E’ sempre molto più facile raggiungere qualcosa quando siamo focalizzati su quanto vicini siamo a raggiungerlo. Vivation ci permette di vedere automaticamente la vicinanza dei nostri obiettivi, a livello di sensazioni. Senza Vivation, noi sprechiamo inevitabilmente molte energie combattendo per tenere le nostre emozioni represse. Le emozioni represse ci mettono in guerra con noi stessi. Vivation elimina il problema. Ogni integrazione ci rende più chiaro quello che veramente è importante per noi. Inoltre Vivation ci fa sentire meglio nello scegliere obiettivi significativi per noi. A causa dell’integrazione disponiamo di una nuova fonte di energia per aiutarci a fare le cose che realmente ci importano. Vivation inoltre potenzia anche le nostre motivazioni perchè quando noi raggiungiamo qualche traguardo, Vivation potenzia le nostre sensazioni di soddisfazione per un lavoro ben fatto.

Vivation si auto-potenzia anche per un altra ragione: stare focalizzati sulle nostre sensazioni aumenta la connessione con la nostra intuizione naturale. La naturale sensibilità del nostro corpo è come una grande antenna che raccoglie informazioni da ognuno ed ogni cosa nel nostro ambiente. Praticare Vivation incrementa grandemente la nostra abilità di sapere cosa altre persone stanno pensando e stanno sentendo. Vivation rende possibile per noi “pensare col nostro corpo intero”. In situazioni che sembrano particolarmente difficili, Vivation ci permette di percepire intuitivamente il modo giusto di agire.

Vivation migliora anche i nostri risultati rendendoci più entusiasti. L’entusiasmo è la migliore fonte di motivazione. Le persone più di successo sono le persone che sono più entusiaste. Eliminando i conflitti emotivi interni, Vivation lascia scorrere liberamente il nostro flusso di energia di forza vitale. Vivation tiene la nostra attenzione focalizzata sul momento presente, dove noi possiamo sentire e possiamo godere questo accresciuto flusso di energia. Questo potenziato piacere di ascoltare la nostra vitalità, combinato con il modo con il quale Vivation ci rende più consapevoli della vicinanza ai nostri importanti obiettivi, corrisponde all’entusiasmo.

Vivation ti farà sentire meglio rispetto a qualunque cosa tu faccia, e questo ti farà sentire molto più felice.

Mi piace Vivation perchè è “portatile”.

All’inizio impariamo Vivation in sessioni dedicate, ma con appena un po’ di pratica possiamo farlo mentre siamo impegnati in qualsiasi altra attività. Praticare Vivation mentre siamo impegnati contemporaneamente in altre attività si chiama “Vivation in Azione“. Dopo che il tuo Vive Pro ti avrà insegnato e fatto praticare i Cinque Elementi, potrai sperimentare l’affascinante lezione su Vivation in Azione. Il tuo Vive Pro potrebbe scegliere di farti fare una azione per te molto attivante, ed allenarti così con una sessione mentre sei impegnato a svolgere quella attività. Oppure il tuo Vive Pro potrebbe solo farti provare Vivation mentre fai il giro dell’isolato.

Con la pratica, arriverai al punto che farai Vivation naturalmente in qualsiasi situazione tu ti troverai. Quando fai Vivation con intorno persone che non lo conoscono, nessuno si accorgerà che stai facendo qualcosa di inusuale (è un processo interno). Sembrerai semplicemente più attento al presente e più positivo di molte altre persone. Se fai Vivation durante delle riunioni di affari, scoprirai che la tua intelligenza normale è potenziata dalla tua consa-pevolezza di sensazioni ed emozioni. Ti accorgerai di notare quando qualche idea ti preoccupa, ma non permetterai che ti metta di cattivo umore.

Mi piace Vivation perchè ci permette di migliorare a piacere qualsiasi esperienza .

Vivation aumenta il nostro saper trarre piacere dalle esperienze sia gradevoli che sgradevoli. Una grande parte della sgradevolezza di una esperienza sgradevole è il nostro rapporto negativo con essa. Noi invece vorremmo avere qualche altra esperienza. Tutto sarebbe molto migliore se solamente fosse diverso. Questo tipo di negatività è chiamata “rendere-sbagliato” nel lessico di Vivation. L’integrazione, il risultato di Vivation, è l’esatto opposto. Vuole dire che noi estendiamo il nostro senso del miracolo di essere vivi, includendo i particolari dell’esperienza che stiamo avendo ora. Solo pochi minuti di Vivation possono cambiare una cattiva giornata in una giornata grandiosa!

Naturalmente, questo stesso senso di gratitudine ben coltivata può rendere qualsiasi esperienza già piacevole ancora più piacevole. Vivation è l’arte sopraffina di incrementare intenzionalmente il nostro piacere. Sentire il miracolo della nostra vitalità ci rende sicuramente migliori amanti. Se assaporiamo il gusto di ogni boccone di cibo, lo gusteremo di più e otterremo tutti i benefici di Vivation. Vivation ci rende molto più facile ascoltare la musica senza essere distratti dai nostri pensieri.

Mi piace Vivation perchè aumenta la nostra libertà e quella degli altri.

Vivation riduce grandemente l’abilità di altre persone di controllarci. Quando qualcuno vuole controllarci, lo fa tentando di attivare in noi delle sensazioni che non ci piacciono. Ma quando conosciamo Vivation, possiamo integrare semplicemente quella sensazione e ridere dell’inutile tentativo di controllarci! Noi diventiamo realmente auto-motivati. Noi viviamo più liberi.

E quando noi facciamo Vivation aumenta anche la libertà delle altre persone nella nostra vita. È nella natura umana che, quando noi abbiamo un’esperienza che non ci piace, biasimiamo qualcun altro per essa. Questo processo di biasimare ci deruba del nostro potere. Se qualcun altro è responsabile dei miei risultati, allora io non posso produrre migliori risultati – devo cambiare prima l’altra persona. Il punto di vista dell’altra persona e che noi gli stiamo restringendo la sua libertà. Loro non possono vivere essendo loro stessi, ma devono cercare di comportarsi nel modo che vogliamo noi.

Invece, Vivation ci mostra che siamo noi i soli responsabili della nostra felicità. Noi possiamo fare qualche cosa semplice e potente (ad es. Vivation) per aumentare la nostra felicità in qualsiasi momento vogliamo. Siamo liberi di fare quello che vogliamo ed integrare le sensazioni che si sono attivate in noi. Siamo liberi da coercizioni e da sensi di colpa. Le nostre integrazioni creano anche libertà per le persone attorno a noi, perchè le nostre integrazioni ci danno la libertà di amare queste persone esattamente come sono. Non abbiamo più il bisogno di controllarli.

Mi piace Vivation perchè aumenta la nostra compassione per noi stessi e per gli altri.

Vivation aumenta la nostra autostima, perchè ci permette di amarci ed apprezzarci esattamente come siamo. Quello che facciamo in una sessione di Vivation è generare l’energia di amore incondizionato e riversarla in quella parte di noi che ne ha necessità al momento. Vivation è il modo più efficiente di integrare vergogna e colpa, che ci tolgono autostima, perchè lavora a livello di sensazioni. Tentare di eliminare vergogna e colpa a livello mentale è molto difficile perchè il messaggio che ci trasmettono vergogna e colpa è che noi non meritiamo qualcosa di buono, come ad esempio che meritiamo una diminuzione della nostra vergogna e colpa. Ma in una sessione di Vivation vergogna e colpa vengono risolte a livello di sensazioni esattamente come frustrazione, paura, dolore fisico, o qualsiasi altra cosa. Le persone che si servono di Vivation rendono possibili cambiamenti nella loro vita, contemporaneamente ad un accrescimento della propria autostima.

Più pratichiamo Vivation, più compassione abbiamo per gli altri. Sentire le nostre sensazioni in dettaglio ci rende naturalmente più consapevoli di ciò che le altre persone sperimentano quando provano qualcosa. Se combattiamo per non attivarci, come molte persone fanno, quando vediamo una persona attivata la biasimiamo e pensiamo: “perchè non può controllarsi?” Quando facciamo sessioni di Vivation scopriamo che abbiamo tutte le emozioni che esistono, appena sotto la superficie. In Vivation questa è una cosa grandiosa, perchè abbiamo sempre l’opportunità di integrare una sensazione o un’emozione non appena ne diveniamo consapevoli. Così non possiamo giudicare negativamente qualcuno per la sua collera se, per esempio, abbiamo avuto una grande integrazione di collera noi stessi! Vivation guarisce la nostra negatività, e in parte lo fa facendoci familiarizzare ed accettare la nostra negatività. Così facciamo l’esperienza profonda che la negatività delle altre persone è esattamente come la nostra, e questa profonda esperienza è chiamata “compassione.”

Mi piace Vivation perchè è un’esperienza spirituale senza dogmi.

L’essenza della spiritualità è il contatto consapevole con il nostro Spirito. Vivation rende possibile, in maniera affidabile, questa esperienza a chiunque, atei compresi. Il mondo ha disperatamente bisogno di una spiritualità genuina, ma non ha bisogno di dogmi. Vivation va bene con ogni religione nel mondo. Non c’è bisogno di cambiare le proprie credenze religiose per fare Vivation. Vivation rende i cattolici “migliori cattolici”, gli indù “migliori indù” e gli atei “migliori atei”. Ogni religione ha un proprio aspetto di Crescita Personale. Ridurre la nostra negatività, aumentare la nostra compassione, e sentire il nostro spirito, calza perfettamente con il programma di Crescita Personale di ogni religione.

Vivation è pura esperienza. Non devi cambiare nessuna delle tue credenze per fare Vivation. Sentire onestamente le nostre sensazioni non è un peccato che si può trovare nel libro di chicchessia. Provare gratitudine per il miracolo della nostra esistenza migliora qualunque programma spirituale. Le parole “spirituale” ed “ispirazione” provengono entrambe dalla parola latina “respiro”. Il modo facile, naturale, salutare con cui respiriamo in Vivation fa emergere la parte migliore di ognuno.

Mi piace Vivation perchè è semplice.

Vivation è sufficientemente semplice anche da insegnare ai bambini piccoli, specialmente il Vivation moderno che inizia con i Tre Punti da Ricordare. Ciascuno dei Tre Punti da Ricordare fa stare automaticamente in tutti i Cinque Elementi. Per esempio, se inspiri attraverso la sensazione più forte (il Secondo Punto da Ricordare), tu ti rilasserai, sentirai i dettagli all’interno della sensazione più forte, sarai ricettivo, e saprai che la tua volontà è tutto ciò di cui hai bisogno. Posso istruire chiunque a fare Vivation in circa un’ora. Pensa: un’abilità che potrai usare per il resto della tua vita, imparata in circa un’ora!

I Tre Punti a Ricordare sono come semplici giochi che tu giochi con la tua energia; ecco perchè non ci sono problemi ad insegnarlo ai bambini. I Tre Punti da Ricordare rendono anche facile e naturale stare nella nostra sessione di Vivation, anche se siamo impegnati in altre attività.

Mi piace Vivation perchè non è mentale.

Vivation è un processo fisico, nel senso che ci focalizziamo continuamente sulle sensazioni nel corpo e non sui pensieri nella mente. Se tu sei come la maggioranza delle persone, alla tua mente piace pensare che lei è la parte più intelligente di te. Quando fai Vivation scopri che il tuo corpo è molto più saggio della tua mente. Dopo tutto, il tuo corpo è così saggio che tu mangi una pizza e lui la trasforma nelle tue unghie, nel tuo fegato, nel tuo cervello ecc. La tua mente non è capace di farlo. Quando è impegnato con le emozioni, il tuo corpo cerca continuamente l’integrazione perchè ogni emozione è composta dalla tua forza vitale – che è di per se stessa piacevole. La tua mente, invece, cerca continuamente di reprimere, perchè ha l’idea che quello che non pensa consapevolmente non può che danneggiarla. Una sessione di Vivation è condotta completamente dal corpo del cliente, e questa è una delle ragioni più importanti per cui è così efficace.

Le persone sono già fin troppo mentali. Molte persone credono di essere la loro mente consapevole, lasciando la maggior parte di se stessi fuori. Ciò di cui le persone hanno bisogno è di essere più in contatto con le loro vere sensazioni ed emozioni. Questo rende automaticamente le persone più intuitive, più connesse ai propri valori, e più focalizzate sul loro scopo nella vita.

Mi piace Vivation perchè aumenta la nostra creatività.

Scrissi il mio secondo libro, “il Tuo Sogno più Vero – Come Gestire il Potere della Creatività” (non ancora tradotto in italiano, ndr), perchè osservai in centinaia di clienti che la loro creatività aumentava facendo Vivation. Vivation aumenta la nostra creatività in almeno due modi importanti:

Primo, Vivation riduce la barriera tra la mente conscia e quella inconscia. La mente inconscia è molto creativa – lo è abbastanza da poter creare di notte tutti i nostri sogni. La mente consapevole impedisce che del materiale inconscio emerga a causa del disagio dovuto al contenuto emotivo di questo materiale represso. Vivation rende piacevole e divertente esplorare questo materiale. Così, molte più idee creative sorgeranno naturalmente dall’inconscio.

Secondo, ogni integrazione produce un cambiamento creativo. Ogni qualvolta qualche cosa sembra essere un problema, è a causa del modo con il quale lo guardiamo. Quando passiamo attraverso il momento nel quale troviamo la soluzione, noi cambiamo contesto focalizzandoci su un nuovo utilizzo di quello che noi già abbiamo. Questo è esatamente il cambiamento che accade al momento dell’integrazione. Quando noi tentiamo di risolvere un problema mentalmente, lo troviamo spesso difficile perchè siamo ancora presi dal vecchio contesto. Lavorando a livello delle sensazioni, semplicemente focalizzandoci sulla sensazione che attira di più la nostra attenzione e trovando un modo positivo per relazionarci con essa, il cambiamento creativo è facile.

La natura della creatività è che cambia continuamente. Nessuna sessione di Vivation è mai uguale ad un’altra, perchè l’integrazione è permanente. Una volta che troviamo un modo per godere di una sensazione o di una emozione, non ritorniamo più indietro alla incapacità di godercela. Così durante una sessione di Vivation, tutte quelle sensazioni sottili che emergono e si integrano, vengono integrate permanentemente !!! Le sensazioni che sono emerse durante la prima sessione di Vivation non si faranno più vedere nella seconda sessione, perchè loro non ci sono più. Noi progrediamo stabilmente continuando a fare Vivation, facendo delle avventure interiori sempre più affascinanti.

L’abilità di Vivation® è una forma di meditazione ideata da Jim Leonard nel 1979. Vivation® è un marchio registrato.
Solo gli Associated Vivation Professionals (AVP) in possesso della licenza sono autorizzati ad usare il termine Vivation nella propria pubblicità.

Rebirthing - Esperimenti di Volo

ESPERIMENTI DI VOLO – Svelare sé stessi un respiro alla volta

Esperimenti di volo
Ogni volta che ci accorgiamo che qualcosa non va, che vorremmo cambiare e trasformare la nostra vita, ci troviamo di fronte ad un Esperimento di volo: ci piace immaginare che questa condizione sia simile al senso di vuoto che prova un uccellino, il quale, giunto il tempo, sente l’istinto di abbandonare il proprio conosciuto per sperimentare il volo e trovare così le traiettorie della sua esistenza, l’autenticità della propria vita. Il rebirthing transpersonale è una straordinaria tecnica di respirazione che, inserita all’interno di un percorso integrato composto da psicoterapia, meditazione e yoga, permette di risvegliare il nostro potenziale latente. Un respiro alla volta, sentiremo disciogliersi le ansie, i giudizi, le paure e i condizionamenti che ci impedivano di volare.

Enrico Maria Bellucci: Sono amante di tutto ciò che riguarda l’uomo e le relazioni che caratterizzano l’esistenza. Interpreto il ruolo di psicologo e psicoterapeuta sistemico relazionale con la stessa passione di chi ogni giorno intraprende il più bel viaggio che l’uomo possa compiere: quello alla scoperta di sé stessi. Ho integrato gli studi scientifici (Phd in psicologia del lavoro, terapia EMDR) con un approccio transpersonale. Praticante zen e Istruttore Mindfulness, sono da sempre convinto che l’uomo contenga al suo interno tutte le risposte di cui necessita, ma è necessario rieducarlo ad accedere alle sue innate potenzialità latenti. Per compiere questo percorso, la psicoterapia, lo yoga, così come le tecniche di rilassamento, di respiro e meditazione sono gli strumenti fondamentali di ogni viaggiatore. Svolgo la mia professione a Roma e conduco seminari residenziali in tutta Italia.

Francesca Ferrari: Nutro una profonda passione per tutto ciò che riguarda il corpo e il movimento: il corpo come tempio, come specchio della coscienza, come espressione di sé e come ponte tra il visibile e l’invisibile. Ho conseguito la laurea presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma come educatrice coreutica, lavoro come performer, istruttrice yoga e Mindfulness. Ho integrato la mia formazione artistica con un approccio transpersonale che mi ha portato a creare MINDFULDANCE, un nuovo modo di guardare all’educazione coreutica e, più in generale, alla forrmazione artistica. Svolgo la mia professione a Roma e accompagno le persone in percorsi individuali personalizzati e di gruppo. Conduco seminari residenziali in tutta Italia.

EPIGENETICA: conversazione con Bruce Lipton

È giunto il momento di abbandonare le vecchie credenze che la comunità scientifica e accademica e i mass media ci hanno inculcato, per muoverci verso la nuova ed eccitante prospettiva di salute, benessere e abbondanza offerta da questa scienza d’avanguardia: l’epigenetica.

Bruce Lipton dimostra, in modo semplice e appassionante, che ciò in cui crediamo determina ciò che siamo, e non è il nostro DNA a determinare la nostra vita e la nostra salute. Si tratta di una grande rivoluzione della scienza e del pensiero umano, che ci libera dalla prigionia del destino. L’Autore dimostra in maniera inoppugnabile che l’ambiente, i nostri pensieri e le nostre esperienze determinano ciò che siamo, il nostro corpo e ogni aspetto della nostra vita.

L’INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia. Bruce Lipton:
Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.

BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica. Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.

BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.

BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.

BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula.
I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo.
Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.

BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.

BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.

BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.

BS: Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?
BL: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite. Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero. La maggior parte di queste percezioni si manifestano come credenze limitanti o auto-sabotanti su quello che possiamo o non possiamo fare. Come l’auto-guarigione.
La tendenza è, no, non ti puoi guarire da solo, devi andare da qualcun altro che ti guarirà. Santo cielo! Dopo parecchi miliardi di anni di evoluzione, il sistema fu progettato per auto-guarirsi. Per quanti milioni di anni gli esseri umani hanno fatto senza medici? Perché abbiamo bisogno di così tanti medici ora? Perché la percezione è che siamo deboli e fragili, ed abbiamo bisogno del loro aiuto. Bene, questa è una percezione.
Quando eliminiamo questa percezione ed iniziamo ad immettere nuove percezioni, allora cambiamo la risposta della nostra biologia al mondo che ci circonda. Man mano che cambiamo le nostre percezioni, cambiamo le nostre risposte. Le percezioni con le quali operi – ti danno sostegno o te lo tolgono? Ti rendono più forte o più debole?Queste percezioni sono nel subconscio, che controlla il 95 per cento della nostra vita. E, quando lo fa, lo fa senza che noi ce ne accorgiamo. Non vediamo di fatto i programmi che sono automatici. Funzionano perché il conscio è occupato, ed i programmi automatici ne prendono il posto.
Quando il conscio è occupato a fare qualcosa, non sta osservando se stesso. Ci sono due fattori che ci aiutano a capire questo. Uno, la mente cosciente opera con un processore da 40 bit, che significa che può interpretare ed elaborare 40 bit di stimoli nervosi – un bit è uno stimolo nervoso – al secondo. Il che significa che entrano 40 stimoli al secondo e la mente cosciente li discerne e li capisce. La mente subconscia in quello stesso secondo sta elaborando 40 milioni di bit. Da rilevare: se confronto l’elaborazione della mente conscia con quella subconscia, la subconscia è un milione di volte più potente nell’elaborare informazioni. Elemento numero due: i neuroscienziati cognitivi dicono che il 5 per cento del nostro comportamento giornaliero è controllato dalla nostra mente cosciente ed il 95 per cento dal programma subconscio. Perciò nella nostra esistenza quotidiana, la mente subconscia è la fonte più potente della nostra biologia. La mente subconscia è un nastro registratore. Non c’è nessuno lì. È praticamente un congegno di stimolo-risposta. Non c’è bisogno di esserne coscienti. Voi ve ne andate in giro per il mondo, e farà quello che deve fare senza che dobbiate pensarci.Quando la mente cosciente è occupata, non sta osservando il subconscio.
Ed il subconscio è composto dai programmi fondamentali che abbiamo ricevuto dagli altri nei primi sei anni. Mentre si vive la vita con le nostre intenzioni e i desideri della mente cosciente, il 95 per cento del comportamento viene dalla mente subconscia, che è stata programmata da altri.E la maggior parte di tale programmazione è veramente limitante. Non ti puoi guarire da solo, non sei abbastanza intelligente, non ti meriti le cose buone, non sei bravo in disegno o quello che è. Queste affermazioni diventano programmi subconsci, che si attivano quando non faccio attenzione. La mente cosciente nella maggioranza è occupata a pensare al futuro o al passato. E se il conscio è occupato in questo, nel momento presente, si è veramente guidati dal subconscio. Il vostro cosciente è occupato a cercare di pensare: “Mi merito un aumento e di certo dovrei salire di grado in questa ditta.” Mentre lo fate di certo, state operando dal subconscio, e quello ha un programma che afferma che non vi meritate le cose. Qual è allora l’espressione del vostro comportamento? Il comportamento che è coerente con “Non mi merito.” Ciò significa che farete degli errori o altro che renderanno legittimo che non vi meritiate le cose. Non ve ne rendete conto perché non l’avete visto all’opera, e diventate frustrati riguardo la vostra vita perché ci provate così tanto ad avere successo e non andate mai da nessuna parte. E poi, ovviamente, la tendenza è, non sei tu, è il mondo ad ostacolarti. La grande e bizzarra sorpresa è che il mondo vi darà qualsiasi cosa. E’ il vostro stesso sé che è d’intralcio.

BS: Come facciamo a vincere l’opposizione della nostra programmazione subconscia?
BL: Diventane cosciente. Ci sono un paio di modi di farlo. Il modo più antico è quello dell’attenzione Buddhista. Se sei cosciente di essere qui in questo momento, mentre fai questo stupido errore, osservi l’errore, e potresti rimediarlo. La consapevolezza, però, è una cosa molto difficile da addestrare, ed è anche un processore da 40 bit che cerca di far funzionare completamente il processore da 40 milioni di bit. Perciò, per la maggior parte della gente è una procedura molto difficile perché le loro vite sono così indaffarate e sono talmente occupati che non riescono a prendere atto di ciò. L’altro modo è, puoi ritornarci dentro e riscrivere il programma, ma ci sono due cose che devi fare: A) Identificare il programma, e B) Eseguire una procedura per riscriverlo. Quello che riflette è qualcosa alla quale la maggior parte della gente non ha fatto attenzione e è da dove vengono la maggior parte dei problemi. Pensano che possono semplicemente parlare alla mente subconscia e che questo la migliorerà. Ma la mente subconscia è un nastro registratore. Mettete un nastro nel vostro mangiacassette, accendetelo, e poi ditegli di riprodurre qualcosa di diverso. Il fatto è, che lì, non c’è nessuno. Non farà niente. Ed il potere del pensiero positivo – la maggior parte della gente dice, il potere del pensiero positivo! Provalo! E quando non funziona si sentono peggio perché non possono neanche fare quello. Perché non funziona? Perché se il programma subconscio non è allineato con la direzione conscia, allora si ha un programma che funziona su un processore di 40 milioni di bit 95 per cento del tempo, che vi tira giù mentre voi impiegate il 5 per cento del vostro tempo nella vostra immaginazione pensando pensieri positivi, mentre il vostro subconscio sta conducendo lo spettacolo e sabotandovi proprio nel bel mezzo dei vostri pensieri positivi.Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti. E, ovviamente, se voi foste così positivi nella vostra mente e pensaste che state conducendo lo spettacolo e pensando che non funzioni, ovviamente il mondo vi è contro. No, il mondo non vi è contro, sono i programmi limitanti ed auto-sabotanti che acquisiamo in gioventù. Qui è dove dobbiamo azzerarci.

Rabbia e cervello di Dalai Lama & Daniel Goleman

Il Dalai Lama aveva specificamente chiesto che uno degli argomenti dell’incontro fosse la base neurologica dei tre stati distruttivi conosciuti nel buddismo come i “tre veleni”: la rabbia, il desiderio e l’illusione. Dopo aver discusso il background neurologico, Richie passò adesso al primo “veleno”, la rabbia.

“I testi di psicologia descrivono tutta una serie di tipi diversi di rabbia. Un primo tipo è la rabbia diretta dentro di sè, che di solito indica una rabbia non espressa apertamente. Un altro tipo di rabbia, diretto all’esterno, può sfociare nell’ira. Vi è poi una rabbia associata a certi tipi di tristezza. Un certo tipo di rabbia, infine, può essere trasformato in un impulso costruttivo per rimuovere un ostacolo”.
L’elenco incuriosiva il Dalai Lama. Chiedendosi quale fosse la logica delle categorie proposte da Richie, chiese: “Come sono fatte le distinzioni tra questi tipi di rabbia? Sono soltanto differenze di comportamento o di espressione? O si tratta invece di distinzioni tracciate su altre basi?”.
“Sono fatte sulla base di prove di vario tipo” rispose Richie. “La prima consiste nell’analisi di risposte a questionari appositamente studiati. La seconda dipende da dati sul comportamento, e la terza della fisiologia. Dopo descriverò alcune delle scoperte in campo fisiologico.
“La ricerca ha scoperto che, quando una persona dichiara di non sapere esprimere la rabbia di cui è preda, mostra il modello di attivazione destra del lobo frontale, che è inoltre associato ad altri tipi di emozioni negative. Lo stesso individuo mostra inoltre l’attivazione dell’amigdala. Nei bambini che piangono per un senso di frustrazione, la rabbia è spesso associata alla tristezza – anche tale rabbia è stata associata al modello di attivazione destra dei lobi frontali.
“C’è poi un tipo di rabbia associato a quello che chiamiamo “comportamento di approccio”, laddove qualcuno fa dei tentativi costruttivi di eliminare un ostacolo. Questo tipo di rabbia è stato studiato in vari modi. Se si mostra a un bambino piccolo un giocattolo particolarmente interessante e lo si trattiene nel contempo per le braccia, impedendogli così di giocarci, sulla sua faccia compariranno segni di rabbia in reazione alla situazione. Quando i bambini vengono sottoposti a questa forma di costrizione, mostrano un modello di attivazione frontale sinistra. Ciò è stato interpretato come un tentativo di rimuovere il blocco che li separa dall’obiettivo in modo da raggiungerlo – giocare con quel giocattolo interessante.
“Negli adulti, è stato studiato lo stesso tipo di rabbia in soggetti che stanno tentando di risolvere un problema di matematica particolarmente difficile. Nonostante la componente di frustrazione che comporta la difficoltà del problema, vi è un energico tentativo di raggiungere l’obiettivo risolvendolo. Quando ciò accade, ci troviamo ancora una volta di fronte all’attivazione frontale sinistra. E’ un tipo di rabbia che, in Occidente, potremmo chiamare costruttiva: rabbia associata al tentativo di eliminare un ostacolo.”

Il concetto di rabbia costruttiva ci riportò alle discussioni delle prima giornata sulle differenze tra la psicologia occidentale e quella buddista nello specificare che cosa, in un’emozione, è distruttivo – la rabbia, in questo caso.
Alan spiegò il punto di vista buddista: “Mentre uno è impegnato a tentare di superare l’ostacolo, ad esempio il difficile problema di matematica, sta accadendo qualcosa di costruttivo – stiamo risolvendo il problema. Ma è la rabbia che ci aiuta a risolverlo? Anche se vi è un collegamento, esistono prove certe che la frustrazione, la rabbia, l’irritazione e l’esasperazione siano in realtà d’aiuto a raggiungere l’obiettivo?”.
“Si tratta di una domanda assolutamente cruciale” riconobbe Richie. “La rabbia, al pari di qualsiasi altra emozione, può essere smontata in elementi costitutivi più elementari. Nella rabbia può spesso essere presente una certa qualità che può anche essere presente in stati non di rabbia, e questo è l’elemento costruttivo.”
A quel punto Paul Ekman suggerì: E’ la perseveranza. La rabbia può fornire la motivazione costruttiva della perseveranza al fine di risolvere il problema di matematica anzichè abbandonarlo.”
“Perchè è dunque chiamata rabbia?” chiese il Dalai Lama, vagamente perplesso che una perseveranza costruttiva, anche se nata in reazione alla frustrazione, fosse vista come rabbia. Si trattava di un pensiero estraneo alla categoria buddista della rabbia che, per definizione, implica una distorsione della realtà, uno sfalsamento della percezione che esagera le qualità negative delle cose.
“Si chiama rabbia” rispose Richie “perchè la gente dichiara di essere frustrata, e la frustrazione fa tradizionalmente parte della famiglia della rabbia.”
Quella risposta, apparentemente circolare, non sembrava in grado di risolvere la perplessità del Dalai Lama; (…)
Alan affrontò il problema da un’angolazione diversa. “Nella meditazione buddista c’è una sfida molto difficile, chiamata shinay o quiescenza meditativa. Il problema è come sviluppare la tenacia per arrivarci. Si tratta di sviluppare gioia, fede ed entusiasmo. Un individuo che cerchi di arrivare alla quiescenza meditativa attraverso l’ira, la rabbia, l’irritazione o l’esasperazione, non farà molta strada.”
Ma il Dalai Lama disse: “Non sono del tutto d’accordo con quanto ha detto Alan. Anche nel contesto del buddismo, il senso di disincanto e l’aspirazione alla libertà – lo spirito dell’emergenza – dipendono da quanto è forte la sensazione di intolleranza o di disgusto per il fatto di essere in preda alle afflizioni. Un individuo non sopporta più le sofferenze del samsara, ha perso ogni illusione, è addirittura disgustato – tutto ciò è sano e costruttivo”. (…)

“Vostra Santità, adesso vorrei passare a quella forma patologica di rabbia che può condurre alla furia e alla violenza, spiegando che cosa ne sappiamo rispetto al cervello. Un individuo che presenta una propensione a una rabbia patologica potrebbe essere incapace di anticipare le conseguenze negative dell’espressione estrema della rabbia. Questa incapacità di anticipare quelle conseguenze negative sembra coinvolgere non soltanto il lobo frontale ma anche l’amigdala. Uno studio molto recente mostra atrofia o una drastica riduzione dell’amigdala in persone con una storia di aggressioni gravi.
“L’idea, qui, è che l’amigdala sia necessaria per anticipare le conseguenze negative, mentre le persone che hanno una propensione a forme estreme e patologiche di rabbia non sono in grado di prevedere le conseguenze della loro rabbia. Negli Stati Uniti un uomo di nome Charles Whitman ha ucciso varie persone prima di suicidarsi lui stesso. Sparava da una torre sul campus della University of Texas a Austin. Ha lasciato un messaggio nel quale chiedeva alla società di esaminare il suo cervello alla ricerca di possibili indizi sulla patologia di cui era afflitto. Quando venne fatta l’autopsia, scoprirono un tumore al cervello che premeva sull’amigdala. Sebbene si tratti semplicemente di un rapporto su un caso criminale, anche qui troviamo il suggerimento che ci sia un collegamento forse rilevante tra l’amigdala e l’espressione patologica alla violenza.”

mal di testa

LIBERA DAL MAL DI TESTA DOPO QUARANT’ANNI di Nancy Albertson

La signora S. mi era stata mandata da un agopunturista. Era passata da un medico all’altro per anni con un continuo mal di testa. L’unico momento nel quale non sentiva il mal di testa era quando era sotto anestesia generale o addormentata anche se non poteva dormire molto proprio per il dolore.

Suo marito la accompagnò alla seduta. Durante il colloquio mi spiegò che aveva avuto il mal di testa per quarant’anni. Si ricordava che era cominciato quando si stavano nascondendo dalle SS nella Germania nazista. Suo marito ed i figli erano con lei mentre stava cucinando per la famiglia su di una cucina economica in una stanza senza aerazione e all’inizio aveva pensato che fosse stato il fumo a farle venire il mal di testa.
La sua storia rivelava che la sua famiglia proveniva dalla classe aristocratica. Era abituata a vivere in palazzi, con servitù, meravigliosi abiti ed altri oggetti costosi. Mentre cucinava segretamente dava la colpa a suo marito per aver perso tutto e quando il mal di testa cominciò lei stava imprecando contro di lui.
All’inizio della seduta, era riluttante a chiudere gli occhi. Cominciò allora a respirare e rilassarsi e quando il respiro si fece connesso, allora chiuse gli occhi. La tensione crebbe nel suo viso trasformandole i lineamenti. Quando le chiesi chi sentiva il bisogno di perdonare, rispose: “Me stessa” e cominciò a piangere. Lei in quel momento si attribuiva la colpa di essere stata così dura con suo marito per tutti quegli anni. Quando le dissi che poteva perdonarsi per tutto ciò, si rilassò e respirò con facilità. Il ciclo si ripetè diverse volte con l’emergere della tensione nella faccia e nella testa, verbalizzando il perdono e poi rilassandosi con un’espressione calma.
Al termine della sessione di sedute lei aprì gli occhi e non aveva il mal di testa. Aveva paura di muoversi perchè non voleva che ricominciasse. Lentamente si mosse, si sedette e cominciò a camminare. Andò in bagno e quando ritornò cantava in tedesco. Si mise a ballare per la stanza: il mal di testa se ne era andato per sempre.
Articolo pubblicato su: Healing with Sondra Ray rivisto e adattato dall’autrice.
Nancy Albertson insegna il modo per trovare la nostra missione nella vita cominciando con il richiamare il paradigma scritto nei momenti cardinali della nostra esistenza: concepimento, gravidanza, nascita e prima infanzia. Formatrice di rebirther dal 1989, ha istruito migliaia di rebirther in tutto il mondo. E’ stata infermiera dal 1974 e la sua esperienza professionale è evoluta dalla guarigione esterna a quella interiore attraverso l’esplorazione dello scopo che la nostra anima ha per reincarnarsi. Nancy vive in Virginia (USA) con figlia e marito.
Perché meditare

Perchè meditare

Perchè meditare. La Meditazione Buddhista di Consapevolezza: Satipatthana e Vipassana

La meditazione buddhista di consapevolezza (nota anche come satipatthana o vipassana) ha radici profonde nel pensiero del Buddha. Essa rappresenta una pratica volta alla contemplazione del corpo e della mente, un mezzo per raggiungere la pace interiore, la saggezza e la compassione. Questa forma di meditazione si fonda sull’osservazione attenta e non giudicante dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche nel momento presente.

Fondamenti della Meditazione: Stabilità Fisica e Mentale

Per praticare la meditazione buddhista, è fondamentale raggiungere una stabilità fisica e una calma mentale. La corretta postura del corpo è il primo passo per sviluppare una stabilità fisica che consenta di concentrarsi senza distrazioni. La calma mentale, invece, richiede più tempo e pratica. Questo processo può essere facilitato concentrandosi su un oggetto semplice come il respiro, che aiuta a ridurre le distrazioni mentali.

Perchè meditare ridona Stabilità Interiore

Un aspetto fondamentale spesso trascurato nella meditazione, specialmente nella sua diffusione in Occidente, è l’importanza di questa stabilità interna. Senza di essa, la pratica meditativa rischia di non essere efficace, perché non è solo una tecnica psicologica, ma un processo che richiede una solida preparazione interna.

Cos’è la Consapevolezza nella Meditazione?

La consapevolezza (o sati in pali) è un concetto centrale nella meditazione di consapevolezza. Si tratta di un’attenzione pura, silenziosa e non giudicante che ci permette di vivere nel momento presente. Meditare significa osservare attentamente le sensazioni fisiche, le emozioni, e i pensieri che emergono senza attaccamento o avversione.

La Contemplazione del Corpo e della Mente

Contemplare il corpo e la mente significa osservare le sensazioni fisiche e l’andamento dei pensieri ed emozioni. Le reazioni interne come l’attrazione, la repulsione e l’identificazione con l’io sono riconosciute e lasciate andare. L’osservazione di questi fenomeni ci porta gradualmente alla consapevolezza delle radici della sofferenza.

Scopi della Meditazione: Pace, Saggezza e Compassione

L’obiettivo principale della meditazione buddhista è triplice: più pace, più saggezza e più compassione. Con la pratica, vediamo come i nostri attaccamenti e le nostre avversioni siano la causa della sofferenza. Questo ci permette di vivere con maggiore serenità e comprensione, riducendo la sofferenza interiore e sviluppando una visione più profonda della realtà.

La Liberazione dalla Sofferenza

Il fine ultimo della meditazione è la liberazione dalla sofferenza. Attraverso la consapevolezza, si arriva a comprendere che le radici della sofferenza non risiedono nel mondo esterno, ma nel nostro modo di rapportarci con esso. Il distacco dall’ego e dalle aspettative mondane ci libera, portando a uno stato di spaziosità interiore.

La Connessione tra Etica e Meditazione

Una parte fondamentale della meditazione buddhista è l’integrazione con una pratica etica. La meditazione non può essere separata dall’impegno verso la non violenza e la giustizia, che sono aspetti fondamentali del percorso buddhista. Solo attraverso una pratica etica, supportata da una solida fiducia spirituale, la meditazione può fiorire e produrre i suoi frutti.

La Presa di Rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha

Nel buddhismo, la presa di rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha è un atto fondamentale che sostiene la pratica meditativa. Si prende rifugio nel Buddha, ossia nel potenziale di illuminazione che ogni essere umano possiede, nel Dharma, che rappresenta il cammino spirituale, e nel Sangha, la comunità di praticanti. Questo atto di fiducia va oltre la semplice adesione a un sistema di credenze: è una scelta di sradicamento dall’illusione dell’ego.

Perchè meditare: la Meditazione nella Vita Quotidiana

Quando la meditazione è vissuta come parte integrante della vita quotidiana, la consapevolezza non si limita più alla pratica formale, ma si estende a ogni aspetto della nostra esistenza. La meditazione diventa un’arte quotidiana, in cui ogni esperienza, anche la più semplice, viene vissuta con attenzione e consapevolezza.

La Consapevolezza come Mistero Spirituale

La consapevolezza, se coltivata profondamente, si trasforma in una forza che sorregge la nostra vita quotidiana e ci connette a un mistero spirituale più grande di noi. Questa dimensione trascendentale, che può essere paragonata al mistero della preghiera interiore, ci ricorda che la consapevolezza è non solo una pratica, ma un contatto diretto con una realtà benefica che ci trascende.

Conclusioni

La meditazione buddhista di consapevolezza è molto più di una semplice tecnica psicologica. È un cammino che coinvolge corpo, mente, etica e spiritualità, e che porta alla realizzazione di pace, saggezza e compassione. Con il tempo, questa pratica ci aiuta a vivere una vita più consapevole, libera dalla sofferenza che nasce dall’attaccamento e dall’avversione, e ci porta a sperimentare il mistero dell’esistenza in tutta la sua bellezza.

Rebirthing transpersonale. Usare le potenzialità del respiro per liberare l’energia, vivere meglio e rinnovarsi

Mentre da millenni nei paesi orientali la funzione della respirazione è considerata d’importanza primaria, nei paesi industrialmente avanzati i metodi di regolazione e controllo ad essa associati sono divenuti oggetto di interesse e di serie ricerche e applicazioni solo di recente.
Dopo essersi soffermato sulla centralità della respirazione e sulle origini e caratteristiche del Rebirthing (rinascita) transpersonale terapeutico, l’autore illustra il suo metodo personale, esemplifica gli ambiti d’intervento dando conto di “casi clinici”, indica i possibili traguardi: non solo la riscoperta delle potenzialità di autoregolazione del proprio respiro, ma anche un ottimale sviluppo bio-psico-spirituale con apertura a una visione cosmica della vita.

Zen e Sessualità di Vajra Karuna

Sin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore.

Qual è il rapporto tra la sessualità di una persona e la sua pratica? Lo zen insegna che ogni cosa è parte di un essere universale, interconnesso e interdipendente. Questo essere è perfetto e completo in quanto tale. Inoltre, secondo lo zen tutti condividiamo questa perfezione, qui e ora. Se accetto ciò, devo ritenere che il mio valore è completo e incondizionato. “Incondizionato” vuol dire senza alcun “se” (condizione).

Il mio valore non dipende dal fatto che mia mamma lo riconosce, gli altri mi approvano, non mi arrabbio, non ho desideri sessuali né, tanto più, inclinazioni sessuali atipiche ecc. Il mio valore non dipende da ciò che dico e nemmeno da ciò che faccio. A prescindere da tutto il resto, il mio essere fondamentale è già il Buddha (l’illuminato). La mia pratica serve a risvegliarmi a questo.

In altre parole, “praticare” vuol dire realizzare la mia integrità presente e la natura non-duale del Buddha, quindi liberarmi dall’autoalienazione o da quel doloroso dualismo chiamato samsara. Per praticare in modo costruttivo, occorre coinvolgere tutto il proprio essere. Se ho un rapporto negativo o mi sento alienato dalla mia sessualità, non sto dando tutto me stesso alla pratica, tanto meno sto accettando il mio valore incondizionato di Buddha.

Nella ricerca della verità, l’importante non è con chi sto facendo o meno l’amore, ma se riconosco sempre il valore incondizionato mio e del mio partner. L’accettazione incondizionata rappresenta l’amore e la morale perfetti.

La tradizione zen affronta la sessualità all’interno della più vasta categoria dell’indulgenza sensuale. La regola generale è evitare l’abuso della sensualità; ciò include sia l’indulgenza eccessiva sia la mortificazione estrema dei sensi. La maggior parte della gente vive negli estremi. Diventiamo obesi perché mangiamo troppo, ci ammaliamo per il cibo troppo nutriente, abbreviamo la vita con l’alcol, la droga e il tabacco, ci assordiamo con la musica a tutto volume, intorpidiamo la mente con divertimenti stupidi e spesso ci stressiamo con lavori che odiamo per poterci vestire secondo l’ultima moda, guidare una nuova automobile e avere la casa più bella dell’isolato.

Facciamo tutto questo, insegna lo zen, perché pensiamo che così il nostro valore o la nostra autenticità aumenteranno; crediamo che queste cose cancelleranno il fatto (di cui ci rendiamo appena conto) che nulla, soprattutto noi stessi, è eterno; riteniamo che se riusciremo a tenere il corpo e la mente abbastanza occupati, non dovremo affrontare la sofferenza della vecchiaia, della malattia e della morte.

D’altra parte, anche privare il corpo e la mente di cose necessarie per conservare la salute o la consapevolezza è un abuso dei sensi. Sia l’edonismo che il masochismo possono essere violazioni della Via di Mezzo.

Comprendere davvero che possediamo già il valore incondizionato della buddità vuol dire riconoscere che il nostro bisogno e desiderio (o passione) più essenziale è già completamente appagato. In tal modo, tutti gli altri desideri vengono riconosciuti come meramente ausiliari e quindi dovremmo riuscire a parteciparvi senza attaccamenti.

Tuttavia, troppo spesso questo insegnamento secondo cui è possibile godere delle passioni restando illuminati è stato frainteso o volutamente distorto nella dottrina secondo cui le passioni e i desideri sono in se stessi l’illuminazione. Tale distorsione è chiamata “zen del gatto selvatico” o del “gatto folle”, ed è garantito che alla fine condurrà all’aumento delle nostre sofferenze.

Il grande errore dell’edonismo è che spesso è molto selettivo. Generalmente, l’edonismo conferisce al sesso uno status sacro, negando che tutte le altre funzioni del corpo siano ugualmente venerabili. Lo zen sostiene che esse sono tutte ugualmente sacre, e quindi nessuna andrebbe considerata in maniera diversa dal normale. La vita può essere adorata come un tutto, ma assegnare al sesso un valore più alto del dovuto è tipico di una falsa spiritualità. Inoltre, la maggior parte dell’edonismo culturale nasce come reazione al puritanesimo sociale o individuale, che provoca sensi di colpa o di vergogna collegati al sesso.

Una spiritualità fondata su una simile reazione è poco sana. Una delle ragioni per cui lo zen si è mantenuto fedele alla tradizione monastica è stata la necessità di contrastare le tendenze del “gatto selvatico”, che portano all’ulteriore illusione secondo cui io sono le mie passioni condizionate, anziché l’incondizionata natura del Buddha al di là di esse. Un’esperienza di illuminazione è un lungo e profondo sollievo dalle nostre sofferenze; l’edonismo, al massimo, non è che un’anestesia superficiale e molto temporanea del dolore.

A proposito della sessualità, la regola buddista tradizionale impone che un laico eviti i rapporti sessuali con i minori, con chi è sposato o fidanzato con un’altra persona e con chi è stato condannato al carcere o ricoverato in una clinica mentale. A parte ciò, la sessualità dei laici è affare loro. Ciò che lo zen chiede è esaminare attentamente le nostre relazioni alla luce degli insegnamenti sulla sofferenza e l’impermanenza. Il sesso può essere facilmente utilizzato per aumentare la sofferenza.

Sin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore. Non è il sesso a provocare il dolore, ma il nostro attaccamento. Solo se sappiamo perdere e ottenere in modo equanime, siamo in pace con la nostra sessualità. Lo zen ci chiede di tenere sempre a mente questo.

La promiscuità è un’altra attività che lo zen ci chiede di considerare attentamente. Stiamo cercando di instaurare una relazione, anche solo per una notte, o vogliamo evitare di impegnarci in un’altra? La nostra attività è una ricerca genuina del giusto partner o è un tentativo camuffato di usare l’altro per sentirci più completi, senza però preoccuparci minimamente dei suoi bisogni?

La prostituzione, in sé, non è condannata nello zen. Quello che una persona fa con il suo corpo è affare suo. Ma ciò che è condannato è lo sfruttamento o il danno inflitto a un’altra persona, anche se quest’ultima è apparentemente consenziente. La compassione verso gli altri non va abbandonata per amore dei desideri sessuali.

Lo zen non dà giudizi morali nemmeno sul sesso finalizzato al piacere, anziché alla riproduzione. Né fa distinzioni tra l’omosessualità e l’eterosessualità, o tra la sessualità cosiddetta naturale e quella innaturale. Perché dovrebbe, quando il suo scopo è provocare una consapevolezza non-duale, quindi priva di giudizio, del Sé, all’interno del quale tutte le distinzioni succitate sono prive di senso?

Lo zen riconosce che la vita laica, in generale, e la sessualità in particolare, possono spesso interferire con il raggiungimento di questo obiettivo: ecco perché incoraggia una stile di vita monastico per coloro che desiderano fare del raggiungimento di tale obiettivo un’attività a tempo pieno. Ma lo zen riconosce anche che la decisione di abbandonare la vita laicale non è pratica e nemmeno necessaria per la maggior parte delle persone. Quindi, lo zen afferma che la nostra relazione sessuale, qualunque essa sia, deve basarsi totalmente sull’amore e il sostegno reciproco.

Rev. Vajra è un insegnante di Zen Dharma all’International Buddhist Meditation Center, www.ibmc.info, per gentile concessione.
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l’edizione italiana Innernet.

PRESENZA NEL QUI ED ORA di Ajahn Sumedho

Portate la vostra attenzione a questo momento, al qui ed ora. Qualsiasi cosa stiate sentendo fisicamente o emotivamente, di qualsiasi natura essa sia, questo è il modo in cui essa è. Questa conoscenza del modo in cui la cosa è si chiama consapevolezza; è il modo in cui noi facciamo esperienza dell’ora. Prestate attenzione a questo. Quando siamo pienamente coscienti, attenti al qui e ora senza attaccamento, allora non stiamo cercando di risolvere i nostri problemi, non stiamo ricordando il passato o pianificando il futuro. E se stiamo facendo queste cose allora fermiamoci e riconosciamo quello che stiamo facendo. Il non attaccamento significa che non stiamo creando niente di più nella nostra mente; siamo solo presenti. Questo significa riflettere sul modo in cui la cosa è.

Quando pensiamo, facciamo progetti, proviamo paura, facciamo previsioni, abbiamo speranze, ci aspettiamo qualcosa dal futuro, tutto questo avviene qui e ora, non è vero? Sono stati mentali che noi creiamo nel presente. Che cosa è il futuro? Che cosa è il passato? C’è soltanto l’ora, questo momento presente. Allora ci possiamo chiedere: “Che cosa è che conosce?” Noi vogliamo sempre determinare il soggetto. E’ questo il mio io reale? E’ questo il mio vero sé? Questa soggettività, questo porsi delle domande e volere trovare una identità, è anche una creazione nell’ora. Se ci affidiamo al silenzio, non c’è nessuno. Non troviamo nessuno nel suono del silenzio. Tutto il problema finisce.

Quanta concretezza ha un qualsiasi ricordo nel presente? Ha qualche essenza permanente? Il ricordo di una persona è realmente quella persona? Pensate a vostra madre, adesso. Anche se vostra madre è scomparsa tanti anni fa potete comunque pensare “madre” e le percezioni e i ricordi sorgono. Dov’è vostra madre ora, in questo momento mentre voi siete seduti qui e pensate a lei? E’ una percezione nella vostra mente. Sapere che i ricordi e le percezioni vengono create nel presente non è una critica o una negazione, si tratta semplicemente di porre i pensieri nel contesto in cui realmente sono.

Quanta sostanza
un ricordo ha
nel presente?

Spesso noi viviamo nel regno del tempo e dell’io e ci crediamo ciecamente, persi nelle nostre creazioni. Ma vedendo il Dhamma troviamo una via d’uscita da questa trappola mentale. La nostra società crede ciecamente in queste illusioni, quindi non ci possiamo aspettare molto aiuto da questa. Per esempio, a noi piace molto la storia, non è vero? “Voi sapete che il Buddha è realmente esistito. E’ un fatto storico”. E questo ce lo fa apparire reale, perché abbiamo fiducia nella storia. Ma la storia che cosa è? E’ ricordo. Se leggiamo differenti storie sullo stesso periodo di tempo, esse ci sembrano molto diverse. Io ho studiato storia coloniale britannica in India. Un resoconto scritto da uno storico britannico è molto diverso da quello scritto da uno storico indiano. Uno di loro mente? No. Probabilmente entrambi sono onorabili studiosi, ma ognuno di loro vede e ricorda le cose in modo diverso. Il ricordo è così.

E allora quando esaminiamo il nostro ricordo, osserviamo soltanto il fatto che i ricordi vanno e vengono; e quando se ne sono andati, ciò che rimane è la coscienza. La coscienza è ora. Questo è il sentiero, qui e ora, nel modo in cui è. Usate quello che sta avvenendo ora come sentiero, piuttosto che continuare con l’idea che voi siete qualcuno che viene dal passato e che ha bisogno di praticare per liberarsi da tutte le contaminazioni per raggiungere l’illuminazione in futuro. Questo è solo un io creato da voi e nel quale voi credete.

Noi soffriamo molto quando, ricordando il passato, ci sentiamo colpevoli. Ricordiamo cose che abbiamo detto o fatto, o che non avremmo dovuto fare, e stiamo molto male. O speriamo che tutto vada bene nel futuro e poi ci preoccupiamo del fatto che qualcosa possa andare storto. Ebbene le cose possono andare bene come possono andare male. O possono andare in parte bene e in parte male. Qualsiasi cosa può accadere nel futuro. Ecco perché ci preoccupiamo, non è vero? Ci piace andare dai chiromanti perché pensiamo che il futuro può essere tremendo per noi, se non lo conosciamo. Quale sarà il risultato della nostra decisione? Ho fatto la scelta giusta?

Dire “E’ così”
è solo un modo per ricordare
a se stessi
di vedere questo momento
così come è.

La sola cosa sicura del futuro – la morte del corpo – è qualcosa che cerchiamo di ignorare. Il solo pensare alla parola morte blocca la mente, non è vero? Per me è così. Non è particolarmente educato o politicamente corretto, parlare di morte in una conversazione casuale. Che cosa è la morte? Che cosa succederà quando muoio? Il non saperlo ci turba. Ma non lo sappiamo, non è vero? Noi non sappiamo cosa accadrà quando il corpo morirà. Abbiamo diverse teorie – come la reincarnazione o il premio in una rinascita migliore o la punizione in una nascita peggiore. Alcuni sostengono che una volta che si è ottenuta la nascita umana, si possa ancora rinascere come creatura inferiore. E poi c’è la scuola che dice no, una volta che si è rinati sotto forma umana non si può più rinascere come creatura inferiore. O la credenza nell’oblio – una volta che siamo morti, siamo morti. Punto e basta. Nient’altro. Finito. La verità è che nessuno lo sa veramente. Così spesso la ignoriamo o la reprimiamo.

Ma tutto questo succede nell’ora. Pensiamo al concetto della morte nel presente. Il modo in cui la parola morte influenza le nostre coscienze “è così”. Questo è sapere di non sapere nell’ora. E’ non cercare di provare alcuna teoria. E’ sapere: il respiro è così, il corpo così; lo stato d’animo, il nostro stato mentale è così. Questo significa sviluppare il sentiero. Dire “è così” è solo un modo di ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è, piuttosto che essere intrappolati nell’idea che dobbiamo fare qualcosa o trovare qualcosa o controllare qualcosa o liberarci di qualcosa.

Sviluppare il sentiero, coltivare bhavana, non è soltanto meditazione formale che possiamo fare solo in un determinato posto, in certe condizioni, con certi maestri. Questa è soltanto un’altra idea che ci stiamo creando nel presente. Osservate come praticate nella vostra vita quotidiana – a casa, in famiglia, al lavoro. La parola bhavana significa essere consapevoli della mente dovunque voi siate nel momento presente. Io posso darvi consigli per sviluppare la meditazione seduta – tanti minuti ogni mattina e tanti ogni sera – il che è certamente una cosa da tenere in considerazione. E’ utile acquisire una disciplina, prendersi un po’ di tempo nella vita di tutti i giorni per smettere con qualsiasi attività, qualsiasi impulso di obbligo morale, responsabilità e abitudine. Ma quello che ho trovato ad aiutarmi maggiormente è stato riflettere e fare attenzione sul qui ed ora.

Anche se andiamo
in luoghi meravigliosi
non sono poi così diversi.
E’ solo
una nostra montatura.

E’ così facile pianificare il futuro o ricordare il passato specialmente quando niente di veramente importante sta succedendo in questo momento: “In futuro ho intenzione di insegnare in un ritiro di meditazione” oppure “Il mio viaggio in Bhutan è stato una visita veramente particolare in un luogo veramente esotico dell’Himalaya.” Ma molto nella vita non è niente di speciale; è così come è. E anche andare in meravigliosi luoghi dell’Himalaya è così come è – alberi, cielo, consapevolezza; non c’è tutta questa differenza. E’ solo che noi ci costruiamo sopra. Sento anche che la gente soffre molto per le cose che ha fatto o che non avrebbe dovuto fare – errori, crimini, cose terribili dette nel passato. Le persone possono diventare ossessionate perché una volta che cominciano a ricordare i loro errori si crea tutto uno stato d’animo. Tutti i momenti colpevoli del passato possono tornare a galla e distruggere la nostra vita presente. Molte persone finiscono per rimanere bloccate in un vero insopportabile regno infernale che si sono create da sole.

Ma tutto questo succede nel presente, ed è per questo che il momento presente è la porta verso la liberazione. E’ l’ingresso al “Senza Morte”. Risvegliarsi a questo non vuol dire sopprimere, negare, rimuovere, difendere, giustificare, condannare; è quello che è, prestare attenzione al ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione corretta. Non è una rimozione del pensiero, ma non lo si sta più considerando con attaccamento personale. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.

Provate a ricordare una vostra colpa e mantenete il ricordo deliberatamente. Pensate a qualche cosa di terribile che avete fatto in passato, e poi stabilite di tenerlo nella vostra coscienza per cinque minuti. Cercando di continuare a pensarci, scoprirete quanto è difficile da trattenere. Ma quando quello stesso ricordo sorge e voi gli opponete resistenza, ci sguazzate dentro o ci credete, allora può accompagnarvi per tutta la giornata. Tutta una vita può essere riempita di colpe e rimorsi.

Ogni volta che sei
consapevole di ciò
che stai pensando
stai diventando
un esperto.

Così soltanto nel risveglio, vedendo la cosa così com’è, c’è un rifugio. Ogni volta che siete consapevoli di quello che state pensando – non critici, anche se state pensando a qualcosa di veramente brutto o spiacevole – state diventando degli esperti. Questo è ciò in cui potete avere fiducia. Mentre sviluppate questo, acquisite più fiducia. La vostra consapevolezza diventerà una forza più grande delle vostre emozioni, delle vostre contaminazioni, delle paure e dei desideri. All’inizio ci può sembrare che emozioni e desideri siano più forti, che la semplice consapevolezza sia impossibile. Si possono avere soltanto pochi brevi momenti di consapevolezza e poi si torna di nuovo nella tempesta che imperversa. Può sembrare senza speranza, ma non lo è. Più la si mette alla prova, la si investiga, si dà fiducia a questa consapevolezza, più diventa stabile. Gli apparenti poteri invincibili delle qualità emotive, delle ossessioni e delle abitudini, perderanno quel senso di essere la forza più grande. Troverete che la vostra vera forza è nella consapevolezza, non nel controllo dell’oceano, delle onde, dei cicloni e degli tsunami e di tutto il resto che comunque è impossibile per voi controllare. E’ solo nell’avere fede in questo punto – qui ed ora – che si realizza la liberazione.

Dire “è così” significa solo ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è. Anche andare in posti meravigliosi non è poi così differente. E’ solo la costruzione che ci facciamo sopra, rimuovendo, difendendo, giustificando o condannando; è quello che è: un ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione onesta. Non è una rimozione del pensiero. E’ che non lo sta considerando con attaccamento. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.

del venerabile Ajahn Sumedho

© Ass. Santacittarama, 2006. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Traduzione di Gabriella De Franchis.
Fonte web: http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm
Luang Por Sumedho è nato a Seattle, Washington. Nel 1966 si è recato in Thailandia per praticare la meditazione e non molto tempo dopo ha preso l’ordinazione come monaco. Si è messo al seguito di Luang Por Chah e vi è rimasto per dieci anni. Nel 1977 ha accompagnato Luang Por Chah in Inghilterra ed ha aiutato alla creazione del Monastero di Chithurst e poi di Amaravati, dove è attualmente residente.

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