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Autore: Hiram

D'amore ci si ammala, d'amore si guarisce

D’amore ci si ammala, d’amore si guarisce

Ti ha lasciato senza un perché e ora ti pare che nulla abbia più senso? La tua vita di coppia è una gabbia e non sai come uscirne? Perché “collezioni” partner che si rivelano, puntualmente, la persona sbagliata per te? È possibile stare bene ed essere pienamente appagati anche da single?

In una società in rapido cambiamento, il bisogno di capire e navigare nell’intricato mondo dell’amore è divenuto più cruciale che mai. Il libro «D’amore ci si ammala, d’Amore si Guarisce» emerge come una fonte di inesauribile saggezza e guida nel complesso panorama dei legami affettivi a partire dalla relazione che instauriamo inconsapevolmente con noi stessi, offrendo un rifugio di comprensione profonda e momenti di delicata introspezione.
Questo non è solo un libro, ma un viaggio immersivo nel mondo dell’affettività, dell’autocomprensione e della guarigione di quelle ferite che spesso ignoriamo, invisibili agli occhi ma i cui effetti sono tangibili nel nostro vivere quotidiano.
L’approccio neuroscientifico usato dalle autrici, unico nel panorama italiano, elimina la barriera che separa “mente” e “corpo” e ogni capitolo ci ricorda che le emozioni sono corporee e che il bisogno d’amore che spesso domina la nostra vita è geneticamente programmato e figlio del più ancestrale istinto di sopravvivenza.
Il libro descrive lo sviluppo psicoaffettivo dell’essere umano dall’infanzia fino all’età adulta, mettendo in evidenza tutto ciò che poteva andare storto e rivelando anche meccanismi come l’innamoramento e l’attrazione: non più misteriosi ma diretta conseguenza delle nostre esperienze passate.
Come nel precedente bestseller «Riscrivi le Pagine della Tua Vita», anche con questo libro, le fondatrici di Psicoadvisor forniscono utili strumenti da utilizzare nel concreto del proprio vivere.

Guarire D Armore Yalom

Guarire d’amore

Un uomo che non riesce a controllare i suoi impulsi sessuali; una donna ossessionata da un amore divorante, finito ormai da otto anni; un brillante scienziato che si convince di essere un impostore; una ragazza che rivela un’insospettata doppia personalità; un uomo d’affari che non trova il coraggio di liberarsi di un pacco di lettere ingiallite… Sono i protagonisti delle storie di psicoterapia in cui Irvin Yalom ha condensato le sue esperienze e riflessioni sulle radici profonde del disagio esistenziale: pagine appassionate e brillanti, ricche di emozioni e di idee, sempre illuminate da una sorprendente sincerità.

L’esperienza terapeutica vi appare come una specie di avventura, e analista e paziente sono raffigurati come compagni di viaggio: la guarigione del paziente deve indurre il terapeuta a mettere in gioco tutte le sue carte senza barare. La coinvolgente narrazione di questi incontri ci aiuta a riconoscere e a tenere a bada i nostri aspetti più oscuri: nell’intreccio di paure, ansie, solitudini e ossessioni è impossibile sentirsi soltanto un osservatore distaccato.

Il respiro dell'anima

Il respiro dell’anima

Il respiro dell’anima

Il nostro modo naturale di respirare viene spesso modificato dai ritmi di una vita affannata che non conosce pause, nonché dalla nostra incapacità di dominare ansie, stress, frustrazioni, angosce: mali talmente radicati in noi da sembrare inestirpabili. Così il nostro respiro perde la sua funzione rigeneratrice, non è più un sollievo, un atto spontaneo e liberatorio, è invece il prigioniero di una sorta di corazza costituita da muscoli respiratori irrigiditi. Coniugando perfettamente teoria e pratica Falzoni accompagna il lettore in un cammino che ha come punto d’arrivo la respirazione liberatoria capace di rilassare, donare energia fisica e interiore, purificare.

Il “Respiro dell’Anima” è dunque consigliato soprattutto a quelle persone che soffrono di stati depressivi, insicurezza, nervosismo, ansia, ma anche a tutti coloro che ritengono sia giunto il momento di prendere in mano le redini della propria vita per trovare pace e serenità.

Amore e disamore. Risolvere drammi e conflitti nelle coppie

Cosa sarebbe la vita senza amore? Non siamo per fortuna in grado di dare una risposta perché l’amore prima o poi compare e si incarna, di solito, nella vita di coppia. Tutte le vicende amorose sono per loro natura instabili, capricciose, inafferrabili e può succedere che questo magnifico incantesimo dell’amarsi e del condividere si trasformi, d’un tratto, in un maleficio, in un disamore. Le pene che ci procura il lato oscuro dell’amore sono tra le più difficili da affrontare e lo sanno bene i poeti, gli scrittori, i musicisti che da sempre hanno dato voce al dolore degli amanti. Ma non per questo dobbiamo abbandonare la speranza di trovare un po’ di pace e di felicità: in questo libro si racconta di tante coppie che, perduto il loro equilibrio, lo hanno ritrovato grazie all’aiuto di una terapia psicologica mirata a ricostruire l’armonia perduta o, se l’amore era ormai esaurito, a separarsi con dignità. Ci vuole solo il coraggio di portare la propria vicenda nello studio del terapeuta: Giorgio Nardone e la sua équipe proveranno a mettere ordine nel copione del dramma, ridistribuendo i ruoli e aiutando a scrivere il finale che più si addice all’amore che abbiamo con tanta cura messo in scena.

Diagnosi Olistica

DIAGNOSI OLISTICA: UN MODELLO UNITARIO di Claudio De Santi

Il presupposto di partenza di questa ricerca nasce da una sempre più pressante esigenza di sviluppare una metodologia diagnostica più sistematica nei confronti delle terapie che agiscono sul livello energetico delle persone. Fino ad oggi l’attenzione maggiore nel campo diagnostico è stata rivolta agli aspetti più tangibili e misurabili della persona, ed ha sviluppato una medicina chimica estremamente specialistica e settorializzata molto distante da come realmente funziona il vivente. Le ricerche più recenti nei campi della fisica, della biologia e delle terapie psicocorporee hanno sempre più evidenziato che la forma corporea sulla quale interferisce il farmaco chimico è in realtà una rete fittissima di informazioni che danno una forma unica ed irripetibile alla persona.

Ora, per quanti operano nei campi delle terapie energetiche, il punto è come cogliere la struttura che connette le informazioni caratteristiche ed uniche di quell’individuo e come riequilibrare le alterazioni dell’informazione che generano uno o più sintomi: in altre parole come fare diagnosi e terapia energetica olistica.

Il punto di partenza è che l’uomo ha la possibilità di vivere in modo fluido e libero la sua energia senza blocchi né condizionamenti. Diciamo che questo è il modello ideale. Quello che in realtà succede è che fin dalla nascita è costretto a subire ogni sorta di modificazione dell’informazione originaria, propria ed unica creando degli ingorghi del flusso energetico/informativo, che sono stati classificati in vari modi. Quello che mi è sembrato interessante è che le varie classificazioni si sovrappongono in modo impressionante dandoci la forte sensazione che le leggi che regolano tali forze siano universali e riproducibili con grande scientificità.

I modelli a cui mi sono riferito e che uso nella mia pratica quotidiana, sono quelli dell’Omeopatia, della Bioenergetica (Lowen), dell’Iridologia (Rizzi) e dell’Elettrofotografia Kirlian (Mandel). Il mio sforzo è quello di trovare tecniche diagnostiche che siano facilmente applicabili in qualsiasi ambulatorio e che non richiedano tempi troppo lunghi. L’anamnesi omeopatica e quella bioenergetica possono essere fatte assieme nella stessa sessione e rappresentano l’esame verbale ed obiettivo della persona. L’Iridologia richiede il tempo di una fotografia ed è un ottimo screening attuale e proiettivo per seguire malattie croniche. La foto Kirlian richiede anch’essa il tempo di un’esposizione fotografica ed è un esame del ‘qui ed ora’ dell’energia della persona.

Descriviamo ora in sintesi i principali modelli utilizzati dalle differenti scuole.

L’OMEOPATIA propone cinque diatesi (predisposizioni) come valutazione dei pattern di tendenza a reagire ed ammalare in un certo modo, o, in altre parole, come alterazione dell’informazione base di salute che sono, nell’ordine: la PSORA, il TUBERCOLINISMO, la LUE, la SICOSI, il CANCERINISMO. Dico nell’ordine perché rappresentano una modalità di approfondimento patologico dal centro alla periferia, dall’ordine al caos.

La PSORA è una biopatia che origina nella sfera della relazione del soggetto, come incapacità a sostenere il rapporto col mondo esterno. Vi è una insufficienza energetica che può essere da produzione o da utilizzazione dell’energia prodotta.

Le caratteristiche principali sono: le alternanze morbose e la periodicità; le complicazioni in seguito a soppressione farmacologica; l’intestino che non funziona bene, la termoregolazione alterata; il tropismo cutaneo della sintomatologia; l’astenia; il prurito; la facilità alle parassitosi; la puzza delle escrezioni e secrezioni; l’alternanza tra fame e vuoti di stomaco.

Il TUBERCOLINISMO è un’alterata modalità reattiva alla tossina tubercolinica con una impregnazione che prevalentemente coinvolge l’apparato respiratorio generando un comportamento distonico che usa la malattia come mezzo per accattivarsi l’attenzione degli altri ed usarli a suo piacimento. E’ una variante della psora, anche se a sé stante. Le caratteristiche principali sono: presenza del batterio (B.K.) o antecedenti tubercolotici; ipersensibilità nervosa; iperpiressia; congestione venosa periferica; variabilità dei sintomi; tropismo mucoso e sieroso; dimagramento; freddolosità; stitichezza; demineralizzazione.

La LUE si instaura in seguito all’azione di agenti morbosi che creano reazioni simili a quelle del treponema: alcune carenze igenico-dietetiche; infezioni che provocano forme acute o subacute a livello di ghiandole e ossa; l’alcolismo, l’intossicazione da mercurio ed altri metalli pesanti. E’ l’utilizzo autodistruttivo della propria energia. I sintomi capitali sono: antecedenti (lue, alcolismo, aborti ripetuti); antecedenti personali (convulsioni infantili, crescita ritardata); necessità di lavarsi le mani a ripetizione; ritardo mentale; peggioramento notturno; peggioramento al mare; necessità di tenere in mano sempre qualcosa; crescita difettosa; dolore insopportabile alla percussione dell’osso; asimmetria nelle morfologia.

La SICOSI è una reticolo-endoteliosi cronica con tropismo elettivo all’apparato genito-urinario e al naso. E’ caratterizzata da secrezioni mucopurulente e da proliferazione cutanea che rispetta però la struttura cellulare. E’ l’utilizzo in senso proliferativo dell’energia: ipertrofia del tessuto, ipertrofia dell’ego. I segni principali sono: brutte reazioni a farmaci, vaccinazioni e sieri; miglioramento col tempo secco e movimento lento; mentalità depressiva con idee ossessive; ritenzione idrica dolorosa; tendenza alle produzioni benigne; peggioramento con l’umidità; dolori spasmodici; pallore più o meno cronico senza anemia; sudori particolari; infezioni persistenti genito-urinarie e ORL.

Il CANCERINISMO, da non confondere col carcinoma, è una grave impregnazione polidiatesica (psora + tubercolinismo + lue + sicosi). In essa esiste una familiarità di forme tumorali maligne, turbe psichiche gravi, anarchia energetica. Il soggetto perde il proprio olismo, si divide in pezzi ed ogni livello esistenziale si comporta come se fosse separato dagli altri. In tutti i casi più gravi, c’è rassegnazione alla vita per lo più inconscia.

La BIOENERGETICA propone anch’essa cinque tipologie caratteriali derivanti dalla similitudine fisica degli individui con esperienze infantili simili, dall’analogo rapporto figlio/genitore e dall’età nella quale si sono fatte le prime esperienze traumatiche. Nell’ordine cronologico di comparsa sono: lo SCHIZOIDE, l’ORALE, lo PSICOPATICO, il MASOCHISTA, il RIGIDO.

La struttura SCHIZOIDE ha avuto una interruzione nei flusso dell’energia vitale in fase prenatale o alla nascita. La causa del trauma è una madre ostile o un trauma natale. .La debolezza o difetto principale è la paura che è anche il disturbo dominante. La sessualità è volta a fornire un senso di collegamento alla forza vitale. Rivendica il diritto di esistere e la difesa energetica naturale è quella di ritirarsi dal mondo quando si trova di fronte ad una situazione che avverte come minacciosa. Per compensare questo, cerca di “tenersi insieme” a livello della personalità. Nutre l’intento negativo di dividersi creando il paradosso “esistere significa morire”. Questa persona ha bisogno di rafforzare i confini secondo i quali definisce sé stesso ed aumentare la propria forza nel mondo fisico.

La struttura ORALE ha avuto una interruzione dell’energia vitale durante l’alimentazione nella prima infanzia. La causa è l’abbandono della madre per morte, malattia o perché si ritrae da lui. La debolezza principale è l’avidità. Soffre della privazione, si sente vuoto dentro e non vuole assumersi responsabilità. Il corpo è poco sviluppato con stanchezza improvvisa. La sessualità è rivolta alla vicinanza, al contatto, al calore. Rivendica il diritto di essere alimentato ed esaudito e la difesa energetica naturale è quella di aggrapparsi agli altri perché ha paura di essere abbandonato. Per compensare questo cerca sostegno all’esterno, aggrappandosi. Il suo intento negativo sarà: “farò si che tu mi dia ciò di cui ho bisogno” o “nego di avere bisogno”. In questo modo si sviluppa il dilemma: “se sono io a chiederlo, non è amore; se non lo chiedo non lo otterrò”. Questa persona ha bisogno di sviluppare bisogni propri e reggersi sulle proprie gambe.

La struttura PSICOPATICA ha avuto una interruzione dell’energia vitale nella prima infanzia. La causa è l’atteggiamento velatamente seduttivo del genitore di sesso opposto che, volendo qualche cosa dal bambino, ha creato una difficoltà ad ottenere il sostegno del genitore dello stesso sesso. Il bambino, schieratosi dalla parte del genitore del sesso opposto, non ottiene ciò di cui ha bisogno, si sente tradito e compensa manipolando il genitore. La debolezza principale è l’insincerità. Il disturbo dominante è un senso di fallimento: vuole vincere. Spesso la sessualità è di tipo ostile, accompagnata da molte fantasie anche omosessuali. E’ dilaniato tra la sua dipendenza dagli altri ed il bisogno di controllarli. Teme di essere lui stesso controllato e usato e di essere messo nella posizione della vittima, cosa che per lui è assolutamente umiliante (atteggiamento paranoide). Cerca di non esprimere i suoi bisogni facendo in modo che gli altri abbiano bisogno di lui. L’intento negativo è “sia fatta la mia volontà” creando così il dilemma “devo avere ragione altrimenti muoio”. Questa persona deve imparare ad avere fiducia.

La struttura MASOCHISTA ha avuto una interruzione dell’energia vitale nella fase dell’autonomia. La causa è una madre oppressiva e votata al sacrificio che giungeva a controllare le funzioni del bambino connesse con alimentazione ed evacuazione. La debolezza principale è l’odio. Il disturbo dominante è la tensione. Può essere impotente e provare una forte attrazione per la pornografia. La donna è talvolta anorgasmica sentendo la propria sessualità come poco pulita. Tutti i tentativi di resistere alla fortissima pressione esterna sono stati repressi e la reazione dinamica a tutto questo è stata di trattenere dentro di sé i sentimenti e la creatività. In termini negativi questa persona soffre, piagnucola e si lamenta: sembra sottomessa esteriormente, ma in realtà non si sottomette mai. Il suo intento negativo inconscio è di rimanere bloccato e di “amare la negatività”. Questo conduce al dilemma: “se mi arrabbio sarò umiliato; se non mi arrabbio sarò umiliato ugualmente”. Questa persona ha bisogno di affermarsi, di essere libero, di aprirsi a connessioni spirituali.

La struttura RIGIDA ha avuto una interruzione dell’energia vitale durante lo sviluppo. La causa è il rifiuto sessuale del genitore di sesso opposto, vissuto come tradimento d’amore perché per il bambino, il piacere erotico, la sessualità e l’amore sono la stessa cosa. La debolezza principale è l’orgoglio che viene ferito dal rifiuto sessuale. Il disturbo dominante che lamenta è l’assenza di sentimenti. In termini psicodinamici, il tipo rigido reprime sentimenti ed azioni per non apparire sciocco. La sessualità è spesso associata al disprezzo. Vorrebbe abbandonarsi ai sentimenti, ma ritiene che questo gli farebbe soltanto del male, così il suo intento negativo è “non mi arrendo”. Privilegia il sesso rispetto all’amore, ma ciò non lo soddisfa. Si trova impigliato nel dilemma: “entrambe le scelte sono sbagliate”. Il tipo rigido non cerca di soddisfare direttamente i propri bisogni,. ma usa la manipolazione per ottenere ciò che vuole. Questa persona ha bisogno di connettere il cuore coi genitali.

L’IRIDOLOGIA è una indagine diagnostica che si avvale delle informazioni inscritte nella trama dell’iride. Non è stato mai fatto un lavoro di ricerca che valuti le caratteristiche caratteriali attraverso l’iride, mentre vi è già molto materiale per la determinazione del Simillimum omeopatico attraverso l’iride. Secondo me, nell’ipotesi di lavoro che sto seguendo, esistono delle caratteristiche generali dell’iride che rispecchiano in modo realistico le caratteristiche strutturali fisiche del carattere bioenergetico. Naturalmente, come in tutti i modelli, è difficile trovare una trama pura, come è difficile trovare un carattere puro. Esaminare questo aspetto dell’iride permette di conoscere il carattere dominante e chiarisce come iniziare il trattamento terapeutico.

Quelle che descriverò sono le caratteristiche più grossolane e man mano che la ricerca continua, altre informazioni emergono. Sono benvenute tutte le notizie o ricerche in tal senso.

L’iride del tipo ORALE ha come caratteristica dominante la presenza di larghe lacune chiuse che partono dal margine della corona. La zona corrispondente nella mappa è quella delle ghiandole endocrine che sono in stretta correlazione col sistema neurovegetativo rappresentato dal margine della corona (tizzi). Chiamerò quest’iride LACUNOSA.

L’iride del tipo PSICOPATICO è caratterizzata da una serie di inspessimenti della trama irica che contornano delle lacune aperte. L’impressione generale è di un disegno tentacolare dato dall’esplosione delle lacune. La chiamerò per questo iride TENTACOLARE.

Nell’iride del tipo MASOCHISTA si notano: nelle iridi scure una serie di buchi lungo il margine esterno (orlo irideo interno) come se mancasse il tessuto irideo; uno sfrangiamento della trama periferica nelle iridi chiare. Chiamerà quest’iride BUCHERELLATA.

L’iride del tipo RIGIDO presenta una regolarità quasi ossessiva della trama con lacune scarse o nulle. La chiamerò COMPATTA.

Infine l’iride del tipo SCHIZOIDE presenta un po’ tutte le caratteristiche suddette con un disegno anarchico delle fibre, lacune aperte e chiuse ed una sensazione di scarsa armonia del tutto. Chiamerò quest’iride CAOTICA.

L’ELETTROFOTOGRAFIA KIRLIAN secondo P. Mandel si basa sul principio che se la bioenergia negli individui rappresenta informazione, allora la corrente energetica normale, in armonia, dovrebbe essere un segno di normale funzione cellulare. Poiché l’energia può mai scorrere in una direzione, ma obbedisce alle leggi della polarità, si assume che si realizza un ritmo di accoppiamento tra energia e cellule e viceversa. Se per qualsiasi ragione l’energia cambia e perde l’equilibrio ritmico pulsante, anche la funzione delle cellule deve cambiare. La polarità è sempre presente in qualche forma, e quindi le alterazioni cellulari influenzano le informazioni ottenute dalla bioenergia.

Questa struttura informazionale polare di tutti gli organismi viventi è all’origine di tutte le informazioni ottenute attraverso l’interpretazione delle foto ad alta frequenza. Questo metodo è stato chiamato da Mandel “Analisi delle. emissioni di energia (EEA)” ed è stato verificato dall’osservazione di oltre 800.000 casi. La parola `energia’ è usata perché questo metodo è basato sul fenomeno dell’energia informativa e perché i punti iniziali e terminali dei meridiani dell’agopuntura classica e dei meridiani dell’elettroagopuntura descritti da Voll che si trovano all’estremità delle dita delle mani e dei piedi emettono energia e sono in questo modo analizzati. La malattia clinica mente manifesta è rappresentata topograficamente nei settori organici delle foto EEA e la struttura di fenomeno offre una esatta informazione rispetto allo stadio di sviluppo della malattia: ciò è di estrema importanza profilattica. Una analisi qualitativa dell’emissione dà una generale interpretazione dell’intera fotografia. Mandel ha differenziato tre qualità d’emissione: la qualità ENDOCRINA, la TOSSICA e la DEGENERATIVA che danno l’idea preliminare sul tipo di disinformazione energetica che possiede l’organismo:

La qualità ENDOCRINA compare quando c’è una debolezza di uno o più organi appartenenti all’asse endocrino e questo deficit parziale colpisce l’intero sistema di coordinamento dell’organismo. L’emissione endocrina è correlata con tutte le malattie classificate come vegetative o funzionali. Tutti gli stati di malattia originano dal sistema endocrino. Questi sono proiettati sull’asse causale endocrino (ipofisi/ gonadi) senza particolare connessione coi sintomi del paziente.

La qualità TOSSICA deriva da specifici fenomeni anomali di emissione, come forti punti di perturbazione della corrente energetica. Rappresentano aggressione, intossicazione o infezione di un particolare settore organico. Illustrano anche la capacità reattiva del corpo a rigenerare.

La qualità DEGENERATIVA, da non confondere col danno cellulare degenerativo, è caratterizzata da un incremento massivo e concentrato di energia nell’intera foto. E’ un segno che può comparire anche nelle malattie degenerative. In generale suggerisce malattie di natura degenerativa come arteriosclerosi malattie reumatiche, gotta, degenerazione degli organi. Rappresenta la rigidità del sistema energetico informativo.

Le strutture di emissione sono dipendenti dallo stato momentaneo dell’individuo e cambiano col tempo. Questa classificazione dà la possibilità di riflettere sullo stato e sul gruppo di malattie al quale il paziente appartiene.

Proposta di un modello olistico/unitario

Nella descrizione dei modelli, appaiono già chiare le linee di confronto. L’aspetto affascinante è che da dovunque si parta nella valutazione energetico-informativa del vivente, è possibile raccogliere le informazione di tutto l’organismo, confermando sia l’antico adagio ‘nel tutto c’è la parte e nella parte c’è il tutto’, sia le più recenti scoperte nel campo dell’ologramma.

Vediamo allora che diatesi psorica, carattere orale, iride lacunosa, EEA endocrina sono solo diversi aspetti di uno stesso individuo. Lo stesso per la diatesi tubercolinica, il carattere psicopatico, l’iride tentacolare, l’EEA endocrina; per la diatesi luetica, il carattere masochista, l’iride bucherellata, l’EEA tossica; per la diatesi sicotica, il carattere rigido, l’iride compatta, l’eea degenerativa; per la diatesi cancerinica, il carattere schizoide, l’iride caotica, l’EEA degenerativa .

In questo modo è come poter vedere tridimensionalmente il paziente nella sua globalità avendo a disposizione strumenti diagnostici che inquadrino sempre meglio il modo con cui l’informazione viene trasmessa e mette in forma la persona che abbiamo davanti. La BIOENERGETICA permette di valutare come muscoli e tessuto connettivo hanno originato una particolare struttura caratteristica fissando i traumi dell’infanzia in una particolare postura. Il linguaggio del corpo diventa una indispensabile espansione della semeiotica classica nella valutazione olistica del paziente. La DIATESI OMEOPATICA indica le linee di tendenza verso cui, in una data struttura caratteriale, si può sviluppare la sintomatologia clinica. I sintomi generali del paziente, un importante elemento di valutazione per la somministrazione del rimedio omeopatico, sono correlabili con una particolare struttura per cui, in base a considerazioni di tipo genetico ed embriologico, è possibile determinare che una certa sintomatologia è più probabile accada in una certa struttura caratteriale. Questa correlazione dà fondamentali apporti per la determinazione più precisa del Simillimum soprattutto perché introduce la psicologia del profondo nella valutazione omeopatica. Questa, pur essendo presente nei prooving che già Hahnemann faceva, non poteva essere considerata appieno perché Freud non era ancora nato. L’Omeopatia è una terapia multidimensionale che si presta ad essere utilizzata a seconda delle conoscenze del medico che la sommi Potenzialmente ha una possibilità di interazione con1’informazione d base dell’organismo vivente, veramente olistica. Per far si che questa potenzialità venga totalmente espressa, è necessaria una diagnosi altrettanto olistica. E’ a questo punto che IRIDOLOGIA ed EEA possono venire validamente in aiuto. Entrambi i metodi forniscono la possibilità di un archivio e di confrontare successivamente i dati valutare l’andamento terapeutico. I due metodi si differenziano, e questo sono complementari, rispetto ai tempi di valutazione dell’informazione energetica: più strutturata e più lenta nell’iride, più dell’immediato e veloce nell’EEA. L’iride è più connessa con le modificazioni strutturali dell’organismo vivente, quindi più con la bioenergetica, mentre si può immediatamente osservare l’effetto della somministrazione di un rimedio omeopatico o di un qualsiasi intervento energetico mediante EEA. In questa direzione che la mia ricerca in questo momento è rivolta a cogliere sempre più informazioni sulle correlazioni tra iridologia e bioenergetica. L’energia che mette in forma l’iride è la stessa che informa e dà forma alla struttura fisica le connessioni non mancano. Per esempio, l’iride LACUNOSA presenta caratteristiche che interessano il sistema endocrino. L’energia che dà forma a quella trama, si trova in carenza proprio nella zona immediatamente adiacente alla corona, che è la zona di proiezione delle ghiandole endocrine. La stessa energia, bloccata in parte durante il periodo dell’allattamento, informa il livello emozionale della carenza affettiva che viene registrata da muscoli e tessuto connettivo originando la postura della tipologia ORALE. Possiamo fare un accostamento analogico con le ghiandole endocrine: queste sono le responsabili del buon funzionamento metabolico dell’organismo, sono centri di smistamento energetico e fisiologico. La privazione che ha subito l’ORALE lo rende incapace di assumersi responsabilità, ed è quello che accade alle ghiandole: non avendo ricevuto una informazione corretta, esprimono il loro disagio attraverso una sintomatologia, registrata dalla diatesi PSORICA, che per la maggior parte è legata ad alterazioni di tipo endocrino e neurovegetativo. La correlazione con l’EEA ENDOCRINA è ancora più evidente, perché è l’unica emissione ad avere delle carenze che vengono interpretate come alterazioni endocrine e neurovegetative funzionali. E siamo di nuovo all’iride dove la carenza lacunare è in stretta connessione con la corona che rappresenta il neurovegetativo.

Questo esempio e le considerazioni precedenti pongono l’accento su un nuovo modo di osservare il paziente, un modo più dinamico, meno legato a preconcetti conoscitivi, più calato nel qui ed ora del paziente. E’ particolarmente importante, a questo punto, che anche la formazione del terapista sia più esperienziale oltre che teorica e che si ponga in modo interattivo nella valutazione del paziente. Non è pensabile cogliere l’energia del paziente se prima non si è percepito la propria. Qualsiasi forma terapeutica sorgerà questo punto dal profondo dell’esperienza del terapista, e non dal bagaglio conoscitivo. Lo scopo della terapia cambia completamente: non più un intervento strappasintomo, bensì un lavoro olistico di crescita della consapevolezza del paziente e del terapista; non più un visione settoriale del vivente, ma una visione globale ed individualizzata, non più la dipendenza nella gestione della salute, ma la libera scelta di decidere consapevolmente la propria guarigione. Lo scopo della terapia è quello di portare paziente alla meditazione, al momento cioè in cui cessano tutte le dipendenze ed incomincia il vero cammino: quello della scoperta di sé e di tutto il potenziale nascosto dell’Uomo.

Stress

STRESS E STRUTTURA DEL CARATTERE di Francesca Rinaldi

Lowen, partendo dall’identità funzionale di psiche e soma individuata da Reich, sostiene che tutte le malattie siano psicosomatiche. Nell’opera “Stress e malattia – Il punto di vista bioenergetico” (1987) egli analizza una serie di malattie abbastanza comuni nel presente o nel passato, individuandone sia l’eziologia in un fattore non organico ma emozionale-caratteriale, sia il legame con le condizioni di stress a cui l’individuo è sottoposto in certe situazioni della vita.

“STRESS E STRUTTURA DEL CARATTERE” di Francesca Rinaldi

La moderna Psicologia somatica, che si basa su una profonda identità dei processi corporei e mentali dell’uomo, si è sviluppata a partire dagli anni ’50 e si pone oggi come indagine e terapia della relazione corpo-mente-società. Le sue radici epistemologiche sono rintracciabili nell’Analisi del carattere di Reich e nell’Analisi bioenergetica di Lowen, nonché, più indietro ancora nel tempo, nella Psicoanalisi freudiana.

SINTOMO E CARATTERE

Il contributo centrale di Wilhelm Reich, allievo di Freud, alla Psicologia somatica è la stesura delle prime mappe cognitive ad orientamento psicosomatico (mappe somato-relazionali, somato-sensoriali, somato-emozionali, somato-cognitive) e la formalizzazione del concetto di carattere in termini scientifici e funzionali al processo psicoterapeutico.
Reich, nella sua opera “Analisi del carattere” (1933), enuncia la nozione di carattere come luogo di cristallizzazione psicosomatica del modo di essere di una persona nel mondo e del suo modo di intendere ed interagire ideativamente e cognitivamente con l’ambiente (il carattere cioè sorregge la visione del mondo).
Perseguendo l’obiettivo di radicare la Psicoanalisi freudiana nella biologia dell’uomo, Reich introduce alcune innovazioni nella tecnica terapeutica, spostando l’attenzione dalla produzione verbale dei pazienti al versante somatico, tramite l’osservazione clinica del corpo e del suo linguaggio, al fine di leggere “l’espressione psichica dei corpi” e individuare un legame tra i due livelli psichico e somatico. Tra essi riconosce un’identità funzionale, giungendo alla formulazione del concetto di armatura carattero-muscolare (ACM), dove con “armatura caratteriale” si fa riferimento alla struttura cristallizzata degli atteggiamenti psichici di un individuo, mentre l’ “armatura muscolare” ne rappresenta l’equivalente somatico.
Reich scopre che l’integrità individuale della persona si scinde, in seguito ad eventi traumatici o a situazioni carenziali protratte, nei due versanti complementari della psiche e del corpo, poiché l’organismo, nella sua ricerca del piacere e nella fuga dal dolore, indirizza lo stress laddove lo può più facilmente contenere (cioè lo somatizza). L’armatura carattero-muscolare, che trova le sue radici ontologiche nell’infanzia, si struttura perciò in risposta ai traumi e alle situazioni carenziali o di iperstimolazione del periodo evolutivo e fornisce la matrice all’interno della quale prenderà forma il sintomo psichico o somatico causato dagli stressor (agenti stressanti) presenti nella vita dell’adulto. Il sintomo va così a denotare in che modo l’organismo è stato costretto a distorcere (“stress” significa appunto “distorsione”) la propria struttura genetica originaria per fronteggiare le condizioni della situazione evolutiva. Dunque l’ACM può essere definita come irrigidimento di una modalità di comportamento normale in una forma adattiva cristallizzata.

Alexander Lowen, allievo di Reich e padre della Bioenergetica, indagando più profondamente i fattori eziologici della nevrosi, definisce i cinque principali tipi caratteriali (consapevole però che nella realtà non si ritrova mai il tipo caratteriale puro, ma va considerato il modello dominante di comportamento). Il suo punto di partenza è l’esistenza di cinque diritti/bisogni fondamentali di ogni essere umano, corrispondenti alle cinque fasi dello sviluppo libidico. Dalla soddisfazione o meno di questi bisogni deriva lo sviluppo di un individuo sano o invece con atteggiamenti nevrotici. Quando tali diritti incontrano una risposta negativa delle figure genitoriali e una frustrazione ambientale cronica, l’organismo infantile è costretto a mettere in atto processi di autonegazione e di adattamento, che si iscrivono nel suo psico-soma caratterizzandolo. Da qui i cinque tipi caratteriali rispettivamente corrispondenti alla negazione dei cinque bisogni:
1. bisogno di esistere…………………tipo caratteriale schizoide
2. bisogno di avere bisogno………….tipo caratteriale orale
3. bisogno di essere autonomo………tipo caratteriale psicopatico
4. bisogno di imporsi…………………tipo caratteriale masochista
5. bisogno di amare sessualmente……tipo caratteriale rigido
Ciascuna di queste strutture caratteriali non si definisce soltanto in una dimensione psicologica, ma trova riscontro anche in una specifica connotazione corporeo-muscolare, che diviene espressione visibile del modo in cui l’individuo affronta l’ambiente (una persona si “pone fisicamente” nel mondo nello stesso modo in cui si “pone psicologicamente” rispetto ad esso).

Da questi presupposti emerge l’importanza fondamentale che, in sede psicoterapica, un’adeguata analisi del carattere riveste al fine del successo terapeutico. In assenza di questa analisi, la sola interpretazione del sintomo si rivela insufficiente e talvolta negativa. Ciò che va compreso è il significato globale della struttura difensiva dell’individuo. Agli occhi della maggior parte delle persone, però, questa correlazione tra sintomo e carattere non è sempre evidente. Anzi, il più delle volte il carattere è vissuto come l’elemento naturale, giusto, ovvio, morale e sano della propria personalità, mentre il sintomo è considerato un elemento disturbante e incomprensibile.

DALL’ANALISI DEL CARATTERE ALL’ANALISI BIOENERGETICA

Il principio sotteso all’Analisi bioenergetica, un’evoluzione dell’approccio psicosomatico, è l’affermazione da parte di Reich dell’identità funzionale e antitesi tra mente e corpo, ossia tra processi psicologici e fisici (è questo il punto di distacco di Reich dalla Psicoanalisi ortodossa). La persona, infatti, è un essere unitario e funziona come un tutto, quindi ciò che avviene nel corpo deve avvenire anche nella mente. C’è una reciproca influenza tra mente e corpo, quindi anche tra benessere psicologico e benessere fisico. Dire che mente e corpo sono antitetici ma identici dal punto di vista funzionale, significa affermare che la loro funzione è identica a livello energetico, ovvero che i versanti psichico e somatico sono funzioni solo apparentemente indipendenti ma di fatto strettamente correlate della funzione energetica globale.
Dal seguente diagramma possiamo osservare la gerarchia delle funzioni della personalità. Si tratta di una piramide rovesciata con l’Io al vertice, nella quale le funzioni sono reciprocamente interdipendenti e, soprattutto, poggiano tutte su una base rappresentata dai processi fisiologici-energetici:

Dal punto di vista bioenergetico, l’Io è definibile come un’unità tripartita i cui aspetti sono:
a. mente (insieme dei processi razionali, logico-deduttivi e ideativi)
b. corpo (livello materico-energetico della nostra esperienza)
c. emozioni (base emotivo-istintuale)
Il senso globale di identità è dato dal livello di circolarità, interazione e scambio armonico e continuo di energia tra questi tre aspetti. La coscienza della propria globalità di individuo (globalità dell’Io) corrisponde alla percezione del proprio corpo e tale percezione, specialmente nelle situazioni di stress, è molto difficile da raggiungere. E’ invece fondamentale che l’individuo prenda consapevolezza del fatto che, trascurando i processi energetici di base o separandoli dai processi mentali ed emozionali, non è possibile trovare il proprio benessere psicofisico.

Già Reich, partendo dall’identità tra psichico e somatico, elabora delle tecniche di lavoro corporeo ed arriva alla constatazione che ogni tensione muscolare contiene la storia e il significato della sua origine. Individua le modalità di formazione dell’armatura carattero-muscolare nel blocco dell’energia vitale in seguito a un trauma o a una frustrazione prolungata: i segmenti dell’ACM sono cioè blocchi al libero scorrimento dell’energia vitale del corpo. Reich si pone come obiettivo terapeutico quello che il paziente sviluppi la capacità di abbandonarsi completamente ai movimenti spontanei e involontari del corpo che fanno parte del movimento respiratorio, il cosiddetto riflesso dell’orgasmo sessuale. Egli afferma la “funzione naturale dell’orgasmo”, individua cioè, come risorsa di autorisanamento dai sintomi nevrotici dovuti al blocco energetico, un comportamento sessuale sano, messo in evidenza dal pieno raggiungimento della capacità di abbandonarsi al flusso delle sensazioni e delle emozioni con un partner amato. Le sue osservazioni dimostrano infatti che l’elaborazione psicoenergetica del blocco traumatico e la sua catarsi nell’orgasmo sessuale portano alla scomparsa dei sintomi nevrotici.

In seguito per Lowen è invece la respirazione (la funzione corporea più importante, perché è un’attività naturale e involontaria) a prendere la centralità attribuita da Reich all’abbandono alle sensazioni sensuali. Uno dei concetti basilari dell’Analisi bioenergetica è infatti la correlazione tra reazione emotiva inibita e insufficienza respiratoria. Lowen mette in evidenza come un’insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si rifletta in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e in un conseguente indebolimento della risposta emozionale agli eventi della vita, che risulterà conflittuale e ambivalente.
Esistono molti disturbi respiratori correlati con disturbi della personalità. Per esempio, lo schizofrenico è caratterizzato da un torace depresso in posizione espiratoria e da una respirazione molto ridotta, tanto che il torace sembra paralizzato. Tale configurazione dell’apparato respiratorio è l’espressione a livello somatico del bisogno dell’individuo schizofrenico di occupare il minore spazio possibile nel mondo reale, in risposta alla negazione del suo “diritto di esistere” subita in età evolutiva, alla quale il suo organismo ha reagito con il ritiro dalla realtà e la sottrazione di energia dalla periferia del corpo per essere insensibile agli eventi stressanti o traumatici, con un conseguente movimento respiratorio ridottissimo.
Inoltre, ognuno può quotidianamente fare esperienza del fatto che per ciascuno stato emotivo è possibile individuare e collegare una precisa modalità di respirazione: per esempio, un respiro rapido quando si è arrabbiati, in una situazione di paura si trattiene il respiro, e così via.
Lowen mette quindi a punto una serie di tecniche bioenergetiche mediante cui sia possibile stimolare e ampliare la respirazione e aumentare la motilità del corpo, ripristinando così la libera circolazione dell’energia nell’organismo. Egli ritiene infatti che “il fine della terapia sia di aiutare il paziente a ritrovare la capacità di provare piacere e gioia”, il che certo implica anche il piacere e la soddisfazione sessuale ma, diversamente dalla visione reichiana, non coincide con esso.

STRESS E MALATTIE PSICOSOMATICHE

La Psicologia somatica rileva alla radice delle malattie psicosomatiche profonde scissioni e rimozioni nella percezione ed espressione sensomotorie e lavora perciò alla riorganizzazione della persona intorno alla sorgente interna di sensazioni, emozioni e pensieri. Le malattie psicosomatiche possono essere considerate “disturbi di mentalizzazione”: l’individuo, incapace di riflettere su di sé, sulla globalità della propria identità in termini di mente-corpo-emozioni, quando si trova a dover affrontare uno stress lo somatizza.
Lowen, partendo dall’identità funzionale di psiche e soma individuata da Reich, sostiene che tutte le malattie siano psicosomatiche. Nell’opera “Stress e malattia – Il punto di vista bioenergetico” (1987) egli analizza una serie di malattie abbastanza comuni nel presente o nel passato, individuandone sia l’eziologia in un fattore non organico ma emozionale-caratteriale, sia il legame con le condizioni di stress a cui l’individuo è sottoposto in certe situazioni della vita.
Per definire cosa si debba intendere con “stress”, Lowen fa riferimento principalmente alla definizione di Hans Selye, secondo cui “lo stress è una risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso. Come tale è una reazione adattiva fisiologica che può essere prodotta da una grande varietà di stimoli, tra i quali giocano un ruolo fondamentale quelli emotivi” (Selye, 1936). Nel concetto di “stress” bisogna quindi far rientrare le condizioni emotivamente stressanti (in genere coincidenti con i cambiamenti di vita, dalla morte di un familiare, a un divorzio, un licenziamento ecc.), così come le situazioni di aggressione da parte di agenti patogeni e gli incidenti.
Gli agenti stressori, nel caso in cui l’organismo non sia in grado di farvi fronte adeguatamente, divengono causa di malattia. La malattia può dunque essere definita come alterazione del normale funzionamento dell’organismo ed è segnale dell’incapacità del corpo di affrontare lo stress. Dopo l’esposizione all’agente stressore o traumatico (cioè uno stress gravissimo) passa sempre un po’ di tempo prima della reazione allo stress, questo perché la lesione produce momentaneamente nell’organismo uno stato di shock e solo quando questo svanisce il corpo reagisce e compare il dolore. La malattia o, più in generale, il dolore dovrebbero quindi essere considerati una manifestazione positiva di vita, perché sono il tentativo del corpo di ristabilire l’equilibrio e l’integrità in conseguenza del trauma subito.
Questo processo – dall’esposizione all’agente stressore, all’eventuale sviluppo di una malattia, al tentativo di ristabilire l’equilibrio organico – è descrivibile mediante un altro concetto fondamentale della Bioenergetica, dovuto ancora a Selye: la Sindrome di Adattamento Generale (GAS). Essa descrive la reazione difensiva dell’organismo ad un agente estraneo e potenzialmente aggressivo, reazione che si compone di tre fasi: a) fase di allarme, in cui si manifestano essenzialmente modificazioni di carattere biochimico ormonale; b) fase di resistenza, in cui l’organismo si organizza dal punto di vista anatomico-funzionale in senso stabilmente difensivo e, in seguito allo sviluppo della resistenza, la reazione d’allarme scompare; c) fase di esaurimento, in cui si verifica infine un crollo delle difese e l’incapacità di riadattarsi ulteriormente agli stressor. Poiché il GAS descrive un processo energetico, ciascuna delle tre fasi può essere formulata in termini energetici: a) l’organismo reagisce all’agente stressore con uno stato di shock causato dal ritiro di energia e di sangue dalla periferia del corpo e dalla zona minacciata o attaccata; la risposta fisiologica allo shock è la reazione d’allarme, in cui il corpo per fronteggiare la minaccia mobilita la sua energia, che pertanto riaffluisce nella zona traumatizzata causando dolore; b) se la situazione stressante non può essere controllata o rimossa, il corpo si adatta per resistervi con l’uso continuo di energia; c) nel momento in cui la riserva di energia a disposizione si esaurisce, l’organismo entra nella fase di esaurimento che spesso sfocia nella malattia.
Il fatto che, nella medesima situazione di vita determinante un malessere, alcuni individui si ammalino e altri no, è dovuto alla quantità di energia disponibile nell’organismo di ciascuno.

Dunque, se la situazione stressante diventa insopportabile per il corpo, esso sviluppa una malattia. Ma quale malattia? Il fattore che in larga misura lo determina è la struttura caratteriale. Lowen sostiene che le malattie psicosomatiche non abbiano un fattore eziologico specifico, ma ricopra invece una rilevanza fondamentale il fattore emotivo.
Lowen individua, per ciascuno dei cinque tipi caratteriali da lui delineati, una corrispondente reazione organismica e un conseguente schema di atteggiamento muscolare: infatti il blocco delle pulsioni insoddisfatte o represse assume una connotazione corporea nel blocco della muscolatura volontaria o involontaria connessa con la rivendicazione dei bisogni non riconosciuti. Lowen, basandosi sul principio reichiano di identità funzionale tra tensione muscolare e blocco emozionale, approfondisce l’analisi di alcune malattie psicosomatiche, dedicando particolare attenzione alle funzioni scheletriche e alla muscolatura volontaria.
Per esempio, la tubercolosi (malattia tipica del XIX secolo) è legata a un desiderio di oralità insoddisfatto in seguito a uno svezzamento troppo precoce del bambino; la soddisfazione negata viene ricercata da adulti nella ricerca di un amore romantico il quale però, inibendo la sessualità, non può soddisfare il bisogno di oralità. Ecco perché la tubercolosi è da Lowen ricollegata a un atteggiamento emotivo caratterizzato dalla propensione all’anelito romantico tipico del XIX secolo, il quale fa sì che la persona si consumi in un desiderio che non può in alcun modo essere soddisfatto. Tale desiderio non soddisfatto viene dunque contenuto nella gola e nel petto, creando tensioni e sottoponendo i polmoni ad uno stress che predispone la persona, qualora venga in contatto con il virus, a contrarre la tubercolosi.
Allo stesso modo può essere analizzata una patologia molto comune nel XX secolo, l’infarto del miocardio. Un individuo che abbia sofferto per la mancanza d’amore e di comprensione da parte dei genitori vorrà proteggere il proprio cuore da ulteriori ferite, pertanto si troverà imprigionato in un conflitto tra il desiderio di amare, la paura di essere ferito e il senso di colpa conseguente a questa paura. A livello somatico-muscolare ciò si riflette in un irrigidimento della cassa toracica a protezione del cuore (ecco perché coloro che sono predisposti agli attacchi cardiaci sono caratterizzati da un torace stretto e rigido mantenuto in posizione rigonfia), che però allo stesso tempo funziona anche da gabbia per il cuore stesso, togliendogli la libertà e la gioia di amare e sottoponendolo a un forte stress. Tale sensazione di imprigionamento, di essere intrappolato, determina il panico, che è infatti l’atteggiamento emotivo delle persone predisposte all’infarto. La chiusura di un’arteria coronarica, che porta all’infarto, è dovuta allo spasmo arterioso causato da un attacco d’ansia del cuore. Tale attacco d’ansia è proprio la conseguenza del panico dato dalla sensazione di essere in trappola.
Un ultimo esempio molto significativo mi sembra quello dell’artrite, un disturbo nella motilità dell’organismo dovuto a un congelamento delle giunture artritiche in conseguenza di un processo infiammatorio o degenerativo nelle superfici articolari. Lowen afferma che nella personalità di colui che soffre di questo tipo di disturbi sia presente un forte conflitto relativo alla manifestazione degli impulsi aggressivi: la persona, avendo paura dei propri sentimenti aggressivi, inconsciamente ritira la sua energia dagli arti che sono organi aggressivi per eccellenza; il ritiro di energia dalla periferia del corpo è seguito da un ritorno di energia che, riaffluendo nelle giunture congelate, produce l’infiammazione caratteristica dell’artrite reumatoide. Ciò che predispone la persona all’artrite è dunque una struttura caratteriale rigida (anche unitamente a qualche elemento schizoide nella personalità), il che si riflette in una rigidità anche a livello muscolare (dita contratte e poco flessibili, malformazione delle mani a forma di artiglio ecc.).

CONCLUSIONI

Per chi di solito non presta la dovuta attenzione ai segnali del proprio corpo e talvolta fatica a tenere presente l’interdipendenza tra benessere fisico e benessere psicologico, venire a conoscenza di una scienza che lega così indissolubilmente corpo e mente è sicuramente una scoperta affascinante. Mi ha molto colpito la seguente frase di Lowen: “Noi possiamo essere soddisfatti come essere umani soltanto quando le nostre vite sono radicate nei nostri corpi, nella nostra natura animale e nella terra. Sfortunatamente la nostra cultura tecnologica ci allontana sempre di più da questi legami fondamentali” (da “Stress e malattia”). Ritengo assolutamente veritiere queste parole, anche se mi accorgo che è difficile avere piena consapevolezza di ciò che questo concetto comporta per il nostro modo di vivere e di comportarsi quotidiano.
Guardare le cose da questo punto di vista rende un po’ più facile comprendere il motivo per cui esprimere emozionalmente i propri sentimenti è molto più sano che inibirne la manifestazione, dal momento che, una volta espressi, è più facile liberarsi di quei sentimenti, come la rabbia, che risulterebbero negativi per la propria salute psicofisica e nel rapporto con gli altri. Mi rendo conto che non è sempre così semplice abbandonarsi alla libera espressione di ciò che si prova e che le paure e i sentimenti aggressivi spesso vengono tenuti forzatamente inespressi per timore delle conseguenze in cui si potrebbe incorrere a livello sociale e nelle relazioni con gli altri. Ma, considerando che per inibire i nostri sentimenti è necessaria molta più energia che per esprimerli, senza dubbio conviene esprimerli con un energico sfogo, quanto meno per risparmiare al nostro corpo un grosso sforzo!

CdL in Servizio Sociale, 3° anno
PSICOLOGIA CLINICA – Modulo “Corpo, mente e relazione”

UNA VIA CONTRO LO STRESS di Monique Mizrahil

Una tesi fondamentale della bioenergetica è che il corpo e la mente sono funzionalmente identici: quel che accade nella mente, cioè, riflette quel che accade nel corpo, e viceversa. Così, ognuno di noi, nel corso della, sua vita, iscrive nel proprio corpo, oltre che nella propria mente, le emozioni, i sentimenti e i pensieri che via via lo attraversano in risposta agli stimoli che provengono dal mondo esterno…

UNA VIA CONTRO LO STRESS Monique Mizrahil

Una tesi fondamentale della bioenergetica è che il corpo e la mente sono funzionalmente identici: quel che accade nella mente, cioè, riflette quel che accade nel corpo, e viceversa. Così, ognuno di noi, nel corso della, sua vita, iscrive nel proprio corpo, oltre che nella propria mente, le emozioni, i sentimenti e i pensieri che via via lo attraversano in risposta agli stimoli che provengono dal mondo esterno.
Gli stimoli lievi lasciano segni passeggeri, ma gli eventi traumatici lasciano segni che non si cancellano facilmente: la mente può allontanarne il ricordo, il corpo, invece, non dimentica. Infatti, per difendersi da questi eventi traumatici, il corpo adotta delle “strutture” che gli consentono di non percepire sentimenti come il dolore, la paura o la rabbia, con i quali non riesce a convivere. Queste strutture, che rappresentano la memoria del corpo, e che in bioenergetica si chiamano significativamente armature caratteriali, non sono altro che contrazioni muscolari: dove c’è contrazione, infatti, non scorre energia, e dove non scorre energia noi non percepiamo il nostro corpo, e i sentimenti che lo animano.
II problema è che queste armature (ognuno di noi ne ha adottata una nel corso della propria infanzia) rimangono iscritte nel nostro corpo anche quando non sarebbero più necessarie, quando cioè gli eventi che le hanno rese indispensabili per la nostra sopravvivenza sono ormai lontani. L’armatura è infatti un sistema difensivo che si autosostiene, diventando cronico.
Un esempio?
Un bambino, per non sentire il dolore causatogli dal rifiuto della madre di accudirlo con amore quando lui si protende verso di lei, contrae di solito i muscoli delle braccia e del petto. Così facendo, infatti, “elimina” sia l’istinto di protendersi sia la percezione del dolore. Crescendo e diventando adulto, però, poiché non sente le sue braccia, continua a non potersi protendere per ottenere ciò di cui ha bisogno. Non protendendosi, non lo ottiene. E questa frustrazione giustifica il mantenimento dell’armatura caratteriale.

Le classi di esercizi bioenergetici
Ogni tensione muscolare, sia essa cronica (parte cioè della nostra. armatura), oppure generata da uno stress temporaneo di qualsiasi genere e gravità (un lutto, una lite, un viaggio, un trasloco) è un “buco” nella nostra capacità di sentire il nostro corpo, quindi di percepire noi stessi. Nella contrazione, infatti, rimane trattenuta l’energia dell’emozione “pericolosa” che ci siamo negati: di conseguenza, non solo non siamo più in grado di agirla (piangendo, urlando, ridendo, pestando i piedi) ma non siamo neppure più capaci di sentirla: non sappiamo se siamo tristi o arrabbiati, bisognosi di affetto o umiliati.
Non sappiamo chi siamo.
Ma l’energia intrappolata nei nostro corpo genera stress, anzi è stress (il termine inglese “stress” significa infatti tensione).
Le classi di esercizi di bioenergetica sono nate proprio con l’obiettivo di aiutare le persone a entrare in contatto con le tensioni presenti nel loro corpo e, diventando consapevoli delle emozioni in esse trattenute, liberarle.
Alle spalle delle classi di esercizi ci sono la teoria e la pratica dell’Analisi Bioenergetica messa a punto da Alexander Lowen.
Tuttavia le classi di esercizi non sono gruppi terapeutici perché, anche se gli esercizi hanno una grande risonanza a livello emotivo e psicologico, nelle classi non è previsto un momento di integrazione analitica con il conduttore. Ciò non significa che i partecipanti siano abbandonati a loro stessi e alle loro emozioni: se per esempio una persona piange, il conduttore di solito le si avvicina e la invita a respirare profondamente, ma non entra nel merito delle ragioni del pianto. Il conduttore, che propone gli esercizi e vigila sui processi in atto, è insomma una presenza che garantisce contenimento al gruppo e sostegno alle singole persone che si trovino a vivere emozioni che da sole non riescono ad arginare.

Stress: carica, scarica, rilassamento
Ogni classe di esercizi (che dura un’ora e mezza circa e ha cadenza settimanale) si articola in una sequenza di esercizi.
Ogni esercizio si sviluppa secondo un ciclo di contrazione ed espansione, che è il ciclo naturale dell’energia.
Nella fase di contrazione il muscolo (o il gruppo di muscoli) su cui si sta lavorando viene sottoposto a tensione. Quest’aumento di tensione, provocato volontariamente, è, in qualche modo, una cura di tipo omeopatico: sovrapponendo tensione (volontaria) a tensione (involontaria e preesistente) il corpo viene stimolato a reagire, rilasciando e liberando lo stress contenuto in quell’area. La liberazione della carica avviene tramite movimenti vibratori, che in genere si sviluppano involontariamente quando i muscoli raggiungono la tensione limite, ma può essere resa più immediata da un movimento espressivo.
Per esempio prendiamo i polpacci: se costretti con opportuni esercizi a tendersi e caricarsi, a un certo punto inizieranno spontaneamente a vibrare, e questo processo naturale può essere rafforzato invitando le persone a scalciare, o a battere i piedi per terra. Dopo la scarica, l’organismo può finalmente rilassarsi: scarica e rilassamento coincidono con il momento dell’espansione.
La tensione muscolare accumulata può essere paragonata a un’automobile che, bloccata in mezzo alla strada, impedisce il normale fluire del traffico: a poco a poco la circolazione ne risente, non solo in quella strada, ma in tutta la zona, e alla fine nell’intera città. Se si riesce a far partire l’auto, la circolazione riprende invece a fluire regolarmente.
Così dentro di noi: un blocco muscolare impedisce il normale fluire di energia, sangue e respiro, non solo nell’area interessata al blocco, ma in varia misura in tutto 1’organismo. Quando si consente alla tensione muscolare di scaricarsi, e quindi ai muscoli di rilassarsi, tutti i fluidi vitali riprendono a circolare liberamente, col risultato di rimetterci in contatto con il nostro corpo e le nostre emozioni (come abbiamo visto più sopra, infatti, dove non scorre energia noi non percepiamo il nostro corpo).
Mano a mano che in una classe di esercizi si lavora secondo questo ciclo energetico di carica, scarica e rilassamento, l’energia delle persone tende a salire: nonostante gli esercizi siano spesso faticosi, alla fine le persone si sentono meglio, perché sono ai tempo stesso più distese e più energiche: più vive.
Diventare persone con i piedi sulla terra
La posizione base dell’analisi Bioenergetica si chiama “grounding”. Avere grounding vuol dire avere i piedi sulla terra.
Il contatto con il terreno può essere sentito in modo più o meno profondo, a seconda delle persone e, nella stessa persona, da un momento all’altro della sua vita.
Ma avere grounding, in un senso più ampio, vuol dire anche essere in contatto con il proprio corpo, e con la verità della propria esistenza, anziché vivere “tra le nuvole”, soltanto nella propria testa e nei propri pensieri.
Ogni classe di esercizi prende il via da un esercizio di grounding, ma il grounding, nel suo senso più esteso, è l’obiettivo stesso della bioenergetica: un corso di esercizi potrebbe infatti essere definito come un processo di progressivo radicamento nella realtà della propria natura.
Il corpo, insomma, diventa uno strumento di consapevolezza per arrivare al centro di sé.
Negli esercizi di grounding, le persone si lasciando scendere, abbassano il proprio centro di gravità.
Nel nostro corpo, la metà inferiore è molto più simile, nelle sue funzioni, a quella di un animale (locomozione, escrezione, sessualità) che la metà superiore (pensiero, linguaggio e manipolazione dell’ambiente). Mentre quasi tutte le filosofie orientali riconoscono 1’importanza di avere il proprio centro (“hara”) nel basso ventre, gli occidentali sono di solito centrati nella parte superiore del corpo, soprattutto nella testa.
Ma la mancanza di contatto con la Madre Terra e con il ventre, che è letteralmente la sede della vita, produce insicurezza e angoscia.
Nella posizione base del grounding, le persone sono in piedi, con le gambe distanti tra loro quanto le ossa del bacino, i piedi paralleli e le ginocchia leggermente flesse.
Le ginocchia sono infatti degli ammortizzatori: se fossero rigide non lascerebbero scorrere 1′ energia e non assorbirebbero il peso del nostro corpo, che verrebbe intrappolato nel fondo schiena, con conseguenti disturbi nella zona lombosacrale.
A partire da questa posizione, si piegano e si raddrizzano leggermente le ginocchia, senza mai distenderle completamente, sintonizzando questo movimento con il respiro. Il ventre è in fuori: infatti la pancia risucchiata in dentro rende impossibile una corretta respirazione.
Non interferire con la propria respirazione
Una buona e profonda respirazione è uno degli strumenti indispensabili dell’analisi Bioenergetica: è attraverso la respirazione, infatti, che riceviamo l’ossigeno indispensabile per alimentare i nostri processi metabolici, che a loro volta ci forniscono l’energia di cui abbiamo bisogno. Non si tratta di imparare a respirare come un mantice: al contrario, si tratta di re-imparare a lasciarsi respirare naturalmente, come fanno i neonati e come da adulti non sappiamo più fare.
Una respirazione sana è un’azione di tutto il corpo. L’inspirazione è come un’onda che ha inizio nella parte profonda del bacino e scorre verso l’alto fino alla bocca, mentre le grandi cavità si espandono per lasciar entrare l’aria.
Spesso però, poiché abbiamo la pancia, il torace o la gola contratti, non possiamo respirare bene.
Nel corso delle classi di esercizi, accade di frequente che queste tensioni, acuite dall’aumento dell’energia in circolazione nel corpo, si liberino attraverso il pianto: come ci insegnano i neonati, infatti, il pianto e i singhiozzi sono sistemi molto efficaci per sciogliere la gola e il bacino quando la tensione diventa insopportabile.
Riappropriarsi dei propri suoni
Molti di noi, da bambini, sono stati inibiti nell’uso della propria voce.
“Non piangere! Non urlare! Parla piano! Non ridere. sono frasi che tutti ci siamo sentiti ripetere più volte. Alla fine quest’inibizione è diventata cronica, e noi non siamo più capaci di lasciar uscire i nostri suoni perché, per reprimerli, e ubbidire così ai messaggi culturali ricevuti, abbiamo creato una serie di tensioni nella zona della gola, del collo e della mascella. Anche questo è stress.
Ecco perché durante le classi di esercizi bioenergetica le persone sono invitate a lasciar uscire i loro suoni: che siano sospiri, gemiti, pianti o risate, se lasciati fluire liberamente, attraversano il corpo come una corrente vibratoria che ne allenta le tensioni, rendendolo più vivo.
Fare per sentire
Non c’è classe che non comprenda esercizi di grounding, e in cui i partecipanti non siano invitati a lasciarsi respirare e a lasciar uscire i loro suoni.
Ma, sulla base di queste costanti, ogni classe si sviluppa in modo originale, secondo sequenze di esercizi mirate di volta in volta a sciogliere armatura e contrazioni in determinate aree del corpo.
A differenza di quanto avviene nella ginnastica, però, il fine non è mai quello di eseguire “bene” l’esercizio, cioè di dare una perfetta prestazione. Bensì quello di sentire le sensazioni e le emozioni che via via si sviluppano nel nostro corpo, e di imparare a convivere con esse: con la gioia e con 1’amore come con la rabbia e il dolore, quando è necessario.
Psicosomatica della Pelle

La psicosomatica della pelle di Pietro Paolo Rossi

La pelle, organo di superficie del corpo umano, rappresenta l’involucro protettivo e insieme di contatto con il mondo esterno. Struttura di confine fra il sé ed il non sé, organo di senso e organo di fondamentale importanza nell’omeostasi, è forse più di ogni altra parte del corpo implicata nelle vicende psico-emotive dell’individuo.
Già osservando con attenzione un bambino nei primi mesi di vita, non possiamo non avvertire l’intensità comunicativa dei reciproci contatti cutanei tra madre e bambino in termini di carezze, abbracci e vari altri tipi di stimolazioni ed esplorazioni. Osservazioni sul bambino piccolo e correlate indagini psicoanalitiche ci hanno fatto capire quanto sia importante la pelle come fattore di organizzazione dell’identità e delle funzioni dell’Io.

Anche nella quotidianità possiamo intravedere i profondi legami fra psiche e pelle. Il nostro linguaggio è ricchissimo di “modi di dire” che sottolineano la mediazione della pelle in molte nostre emozioni e stati d’animo. “Rosso dalla vergogna”, “bianco dalla paura”, “ho la pelle d’oca”, sono espressioni che coloriscono comunemente il nostro modo di parlare, mentre cambiamenti dello stato fisiologico della pelle accompagnano effettivamente stati emotivi come collera, paura, vergogna, ansia, ecc.. Cambiamenti anche di lieve entità, come il calore o la sudorazione delle mani, possono essere un importante segnale di vissuto emozionale, ed essere parte integrante della cosiddetta comunicazione non verbale.
Non dobbiamo quindi stupirci se anche molte malattie dermatologiche, del tutto o in parte, possano essere correlate alla presenza di conflitti psicologici che proprio attraverso la pelle possono esprimersi ed esteriorizzarsi. Si potrebbe affermare che la pelle è, insieme agli occhi, l’altro specchio dell’anima. Esistono numerosi esperimenti ed infinite osservazioni che dimostrano lo stretto legame cute-psiche.

Mi piace ricordare in questo ambito una esperienza alla quale ho partecipato direttamente ai tempi della scuola di specializzazione in dermatologia all’università di Firenze. Le verruche piane rappresentano una affezione virale che interessa frequentemente il viso e che è spesso resistente alle comuni terapie. Ricordo il modo veramente singolare col quale venivano curati i bambini che presentavano questa infezione. Venivano invitati a fare il loro ritratto, con la raccomandazione che fossero disegnate anche le verruche, facendo molta attenzione alloro numero, alla loro localizzazione e alla loro dimensione. I bambini venivano poi portati in una stanza nella quale, dopo aver spento tutte le luci, venivano bruciati i loro ritratti. “In questo modo i virus saranno eliminati e la vostra malattia guarirà…”, veniva detto loro. Più della metà dei bambini guariva in questo modo. Niente di miracoloso. Oggi conosciamo molti dei meccanismi che, come vedremo, sono responsabili a livello biologico del cosiddetto “salto dallo psichico al somatico”. Ripetiamo, intanto, che la pelle è uno dei terreni più adatti per manifestare disagi interiori attraverso alterazioni “psicosomatiche” della sua superficie.

Struttura della pelle
La pelle è costituita da tre strati: l’epidermide, il derma, il sottocutaneo. L’epidermide si suddivide a sua volta in cinque strati che si rinnovano continuamente, ad un ritmo che può essere anche influenzato dalla psiche. il derma si divide a sua volta in “strato papillare” e “strato reticolato”. È molto vascolarizzato e ricco di terminazioni nervose. il sottocutaneo, superficiale e profondo, è ricco di elementi adiposi e di fibre elastiche.

Significato psicologico della pelle
La pelle è stata definita “telegrafo per il mondo esterno e specchio per il mondo interno”. Per la sua posizione a confine tra il sé e tutto ciò che sta fuori e quindi il non sé porta la pelle a essere elemento fondamentale nel processo di identificazione. Secondo recenti studi il percepire i propri confini corporei come solidi e rigidi è correlato ad un tipo di personalità fortemente determinata, scarsamente condizionabile, motivata al successo e a posizioni di prestigio nella società.
Al contrario, percepire i propri confini come fragili e sfumati (esistono test sia proiettivi che psicometrici per questo tipo di valutazione), comporta un atteggiamento verso gli altri più insicuro, dipendente e, in definitiva, perdente. Da ricordare ancora le ovvie implicazioni psicologiche della pelle come organo di senso, della pelle come zona erogena e della pelle come strumento di comunicazione, soprattutto non verbale.

Note di psicodinamica della pelle
Sono molti gli studi sulle psicosomatosi forniti da autori di estrazione psicoanalitica. Secondo alcuni di essi esistono personalità predisposte a specifiche malattie della pelle. Una struttura caratteriale dell’adulto caratterizzata da competitività, meticolosità e ipercontrollo sarebbe la risposta al disinteresse della madre ed al conflitto profondo tra bisogno di amore e timore di restarne feriti e faciliterebbe lo sviluppo di dermatosi. Secondo altri sarebbe invece da prendere in considerazione non la personalità ma il vissuto psicoemotivo dell’individuo, dagli stress infantili fino a tutti gli eventi della vita che coinvolgono negativamente, in una visione psicofisica unitaria del paziente.

DERMATOSI PSICOSOMATICHE
I dermatologi hanno da sempre considerato il fattore psichico come co-fattore patogenetico di moltissime dermatopatie. Al di là delle implicazioni e delle teorizzazioni di psicologia e di psicodinamica, è di comune riscontro clinico una componente eziopatogenetica emozionale in gran parte delle malattie della pelle. In alcune di queste tale componente appare più evidente e più fortemente condizionante, configurando i quadri delle cosiddette “dermatosi psicosomatiche”, come orticaria, dermatite atopica, alopecia areata, psoriasi etc.

Orticaria
L’orticaria è una frequente dermatosi caratterizzata da lesioni pomfoidi, eritemato-edematose, di varie dimensioni e, caratteristicamente, transitorie e fugaci per quanto riguarda la durata. Le cause possono essere le più varie: allergiche, alimentari, fisiche, traumatiche o da contatto con varie sostanze anche semplici, come l’acqua. In un terzo delle orticarie gli stimoli psicogeni sembrano avere un i ruolo scatenante o aggravante. I pazienti con orticaria sono spesso ansiosi, depressi e provano sensazioni di inadeguatezza. Altri autori segnalano tensioni e difficoltà nelle relazioni a livello lavorativo, scolastico o familiare. Le personalità che sembrano predominare sono la iperemotivo-ansiosa, la insicuro-astenica e la aggressivo-irritabile. Nei pazienti orticariani viene descritta anche la ricerca di protezione da parte dello psichiatra e dello psicoterapeuta nel tentativo di un superamento della loro inibizione, passività e condizione regressiva.

Dermatite atopica
La dermatite atopica esordisce nella maggioranza dei casi nella prima infanzia durante i primi mesi di vita con la conosciutissima crosta lattea o “lattime” del cuoio capelluto, e con lesioni essudative pruriginose soprattutto del volto e delle regioni flessorie, che vanno incontro a grattamento e lichenificazione. La malattia può continuare nell’adulto con manifestazioni meno gravi a carico delle pieghe delle braccia e delle regioni posteriori del ginocchio, delle zone perilabiali e del dorso delle mani. Nella maggior parte dei casi le manifestazioni dell’adulto sono circoscrivibili a forfora ed eczemi lievi, con pelle secca ed ipersensibile, e ad intolleranze alimentari di varia entità, come quella nei confronti del latte. Tutti questi sintomi possono recidivare o aggravarsi in occasione di stress e conflitti psicologici, come possiamo riscontrare in numerose ricerche. In molti casi è stato riscontrato, a dimostrazione dell’influenza dell’ambiente familiare, che in famiglie dalle caratteristiche “morali/religiose” i sintomi sono più gravi e più numerosi rispetto a famiglie “indipendenti/organizzate”.
Importante il rapporto con la madre e con le persone significative in genere: insieme ad una variabile che è congenita, ne esiste una seconda fortemente condizionata dal tipo e dall’intensità dei rapporti affettivi. Da altri studi emerge inoltre che la maggior parte di questi pazienti soffre di nevrosi d’ansia ed è caratterizzata da grande passività nel comportamento. Fino ad oggi comunque non è stata individuata una struttura psicologica comune a tutti i pazienti, anche se emergono elementi ricorrenti come labilità emozionale, sentimenti di indipendenza, difficoltà sessuali ed una spiccata tendenza a rivolgere gli impulsi aggressivi verso di sé piuttosto che contro bersagli esterni.

Acne
Sono note a tutti le componenti somato-psichiche della malattia acneica, e più volte è stato ribadito che l’acne può condizionare seriamente lo sviluppo della personalità del giovane. Ansia, tensione, autosvalutazione fino alla riduzione dei contatti con gli altri e con l’altro sesso ed in certi casi fino al ritiro sociale con scarso rendimento scolastico e lavorativo sono i sintomi psicologici indotti dalla malattia somatica. Più controverso, anche se da molti accettato, il ruolo dei fattori psicologici nel determinismo dell’acne. Si è parlato di scarsa forza dell’Io, di insicurezza e sottomissione e di scarsa tolleranza alle frustrazioni dell’ambiente. Altra situazione, se vogliamo paradossale, è quella nella quale le manifestazioni acneiche sono una patologia atta ad alleviare l’ansia del paziente.
L’acne diventa in questi casi un alibi per ridurre le occasioni, per alcuni molto ansiogene, di incontro con gli altri. La scomparsa delle lesioni acneiche, ottenuta con le varie terapie, può creare grosse difficoltà di adattamento alle nuove situazioni.

Alopecia androgenetica
“Gli uomini senza capelli sono protagonisti di una tragedia irreparabile”, scriveva G. D’Annunzio quasi un secolo fa. L’alopecia androgenetica, o calvizie, è una diffusissima affezione ereditaria che interessa secondo alcuni autori nei suoi vari gradi di gravità dal 50 al 70% delle persone. Si manifesta soprattutto nel sesso maschile, con diradamenti dei capelli che interessano le tempie ed il vertice del cuoio capelluto, fino alla caduta totale con esclusione della classica corona parieto-occipitale. Anche le donne possono esserne interessate, particolarmente dopo una gravidanza o dopo la menopausa, ma soprattutto possono anch’esse essere portatrici e trasmettere ai figli il gene dell’ alopecia. In questa patologia, anche se lo stress può essere un fattore aggravante o precipitante della caduta, l’affezione è considerata principalmente somatopsichica, cioè caratterizzata da disagi psicologici questa volta conseguenti a disturbi corporei. Lo stress e l’ansia che accompagna la caduta di ogni capello possono veramente, se non contenuti o elaborati, trasformarsi una “tragedia irreparabile”, come diceva D’Annunzio.

Psoriasi
La psoriasi è una affezione cronica della pelle, che può insorgere a qualsiasi età, con uguale frequenza nei maschi e nelle femmine, caratterizzata da chiazze eritemato-squamose che hanno come sede elettiva il gomito ed il cuoio capelluto, ma che possono interessare anche tutto il corpo. Le cause ipotizzate sono fattore basale ereditario e fattori scatenanti legati allo stress. Nei casi studiati vengono spesso rilevati presenza di ansia e tratti narcisistici del carattere. Si descrive esso come il realizzarsi di una fuga nella malattia da parte di molti psoriasici nel tentativo di sottrarsi alle problematiche della vita e alle difficoltà dei rapporti interpersonali. È come se la protesta e 1’aggressività prenda in questi casi la via linguaggio corporeo e sia la cute a gridare a tutti la protesta dell’Io.

TERAPIA DELLE DERMATOSI PSICOSOMATICHE
Medicina psicosomatica significa soprattutto reintrodurre 1’elemento umano nostro rapporto col malato. Nella raccolta dei dati dovrà essere di fondamentale importanza conoscere la sua condizione sociale, avere notizie del suo ambiente lavorativo e della sua situazione psicoaffettiva. Ogni atto medico ha anche un valore terapeutico e quindi la cura comincerà già al primo colloquio col paziente. Il paziente dovrà essere messo a suo agio, si dovrà con molto tatto metterlo al corrente che la “malattia della pelle” può avere a che fare con “certi suoi problemi psicologici”, bisognerà aiutarlo a parlare e saperlo ascoltare, perché sappiamo che spesso è caratteristico della personalità del portatore di psicosomatosi non saper verbalizzare le proprie emozioni ed i propri vissuti. Si deve soprattutto sapere quando e quale è il caso nel quale si devono coinvolgere lo psichiatra, lo psicoterapeuta o altri operatori a rete già predisposta, si auspica, a farsi carico in modo adeguato e completo caso psicosomatico”.
Al trattamento dermatologico di base si dovrà allora spesso affiancare e, in alcuni casi, dare la precedenza alla psicofarmacologia, con tutti gli efficaci farmaci di ultima generazione, e alla psicoterapia. Di quest’ultima si raccomandano alcune metodiche particolarmente efficaci nelle malattie psicosomatiche come la psicanalisi, la terapia cognitivo-comportamentale, la psicoterapia breve, le psicoterapie corporee e le varie terapie di rilassamento. Da non dimenticare poi e da non sottovalutare una igiene di vita basata sulla famiglia, sulla professione, sullo Sport e sulle vere amicizie. Solo così la cura della pelle, altro specchio dell’anima, sarà completa.

38 fiori di Bach

38 fiori di Bach

I fiori di Bach o rimedi floreali di Bach sono una cura alternativa basata sulla floriterapia (“terapia con i fiori”), ideata dal medico britannico Edward Bach.

Bach sosteneva, al riguardo, la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti, in quanto secondo lui chiunque ha le potenzialità e le sensibilità necessarie per effettuare autodiagnosi e autopratica. Sosteneva inoltre che la terapia dovesse avere carattere preventivo e scevra di effetti collaterali.

Alla base della floriterapia di Bach è il principio secondo il quale nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici, i quali determinerebbero la sintomologia. Il singolo fiore curerebbe il disturbo psicologico che ha causato o potrebbe causare un certo malessere fisico. Dietro ogni disturbo fisico ci sarebbe quello che viene chiamato “fiume di energia”, originato a livello psicologico (come nel caso della rabbia, che viene scaricata in modi e zone del corpo differenti); pertanto, ad ogni disturbo psicosomatico, provocato dallo sfogo dell’energia, corrisponderebbe, a monte, un ben preciso disturbo dell’anima.

Sulla base di tali principi sono stati distinti 38 “tipi comportamentali” di base, ai quali corrisponderebbero 37 fiori e un’acqua di fonte, la cui energia sarebbe in grado di curare l’organismo per riportarlo in armonia; in tal modo i sintomi tenderebbero a regredire.

I rimedi floreali scoperti da Bach rilascerebbero infatti nell’acqua, se opportunamente trattati, la loro “energia” o “memoria”. Bach consigliava di cogliere i fiori al massimo della fioritura e nelle prime ore del mattino di un giorno assolato; il fiore, che non doveva essere intaccato da alcunché, veniva deposto in una ciotola d’acqua pura e veniva trattato secondo uno dei due metodi riportati nelle opere del medico gallese.

Il concetto “memoria dell’acqua” non è mai stato dimostrato sperimentalmente e non è riconosciuto dalla scienza.

I primissimi fiori scoperti da Bach furono i cosiddetti “12 Guaritori”, che il medico gallese iniziò prontamente a sperimentare prima su se stesso e poi sui suoi pazienti; gli altri 26 vennero scoperti poco tempo dopo. Le spiegazioni qui di seguito sono solamente una rapida sintesi del significato completo del fiore.

La classificazione comprende:

  • I “12 guaritori”:
    • Agrimony (Agrimonia), per chi nasconde ansia e tormento dietro gaiezza e cortesia;
    • Centaury (Centaurea minore), per chi, debole e privo di forza di volontà, viene sfruttato dagli altri;
    • Chicory (Cicoria), per chi è possessivo e ricatta gli altri perché stiano con lui;
    • Rock Rose (Eliantemo), per chi è preso da grande paura e panico;
    • Gentian (Genzianella autunnale), per chi si abbandona al pessimismo, si scoraggia e si deprime per motivi conosciuti.
    • Mimulus (Mimolo giallo), per chi ha paura delle cose del mondo;
    • Impatiens (Balsamina), per chi è impaziente e non sopporta interferenze nel suo ritmo;
    • Cerato (Piombaggine), per chi non ha fiducia in sé e chiede continuamente consiglio;
    • Scleranthus (Fiorsecco, Scleranto o Centigrani), per chi è indeciso tra due vie e si abbandona all’insicurezza;
    • Vervain (Verbena), per chi si lascia trasportare troppo dall’entusiasmo e dal fanatismo;
    • Water Violet (Violetta d’acqua), per chi è orgoglioso e ama stare da solo;
    • Clematis (Vitalba), per chi sogna ad occhi aperti, è indifferente alla vita e fugge dalla realtà.
  • I “7 aiuti”:
    • Rock Water (acqua di fonte), per chi si autoreprime per essere d’esempio;
    • Wild Oat (Forasacco o Avena selvatica), per chi è scontento o insicuro sul ruolo da svolgere nella vita;
    • Heather (Brugo o Erica), per chi odia la solitudine e attacca bottone usando gli altri;
    • Gorse (Ginestrone), per chi prova grande disperazione e si sente senza speranza;
    • Olive (Olivo), per chi è completamente esausto a causa dello stress o della fatica mentale;
    • Oak (Quercia), per chi non riesce a staccare dal lavoro;
    • Vine (Vite), per chi prova desiderio e ambizione di dominare inflessibilmente gli altri.
  • I “19 assistenti”:
    • Holly (Agrifoglio), per chi ha sfiducia nel prossimo, prova invidia e odio;
    • Honeysuckle (Caprifoglio), per chi si rifugia nella nostalgia del passato, ricordando solo le cose belle;
    • Hornbeam (Carpino bianco), per chi si sente stanco, debole, e dubita delle sue capacità di fronte ad un problema;
    • White Chestnut (Ippocastano bianco), per chi ha pensieri e preoccupazioni costanti e indesiderati;
    • Sweet Chestnut (Castagno dolce), per chi prova un’angoscia estrema, una disperazione con coraggio, però, che non tende al suicidio;
    • Red Chestnut (Ippocastano rosso), per chi prova apprensione per gli altri e si aspetta sempre il peggio;
    • Beech (Faggio), per chi è intollerante, polemico e arrogante;
    • Chestnut Bud (Gemma di Ippocastano bianco), per chi ripete sempre gli stessi errori e non vuole crescere;
    • Larch (Larice), per chi ha paura di fallire ed è affetto da complessi di inferiorità;
    • Crab Apple (Melo selvatico), per chi si sente sporco, nel corpo o nella mente;
    • Cherry Plum (Prugno), per chi ha paura di perdere la ragione;
    • Walnut (Noce), per chi deve affrontare grandi cambiamenti (es. pubertà, menopausa, vecchiaia, trasferimenti, lutti, divorzi, etc.) e per chi teme di essere vittima di malefici;
    • Elm (Olmo inglese), per chi si sente momentaneamente sommerso di responsabilità;
    • Pine (Pino silvestre), per chi tende a caricare su di sé anche le colpe altrui;
    • Aspen (Pioppo), per chi ha paura di cose vaghe, indistinte, e senza motivo;
    • Wild Rose (Rosa canina), per chi si abbandona alla rassegnazione e all’apatia;
    • Willow (Salice giallo), per chi prova amarezza e risentimento;
    • Mustard (Senape selvatica), per chi è ammalato di depressione, anche passeggera, ma grave e spesso per motivi sconosciuti;
    • Star of Bethlehem (Ornitogalo o Latte di gallina), per chi ha provato ogni tipo di shock o dolore fisico, mentale ed emotivo.

Suddivisione secondo gli stati d’animo

  • Per la paura: Rock Rose, Mimulus, Cherry Plum, Aspen, Red Chestnut.
  • Per l’incertezza: Cerato, Scleranthus, Genzian, Gorse, Hornbeam, Wild Oat.
  • Per lo scarso interesse verso le circostanze attuali: Clematis, Honeysuckle, Wild Rose, Olive, White Chestnut, Mustard, Chestnut Bud.
  • Per la solitudine: Water Violet, Impatiens, Heater.
  • Per l’ipersensibilità alle influenze e alle idee: Agrimony, Centaury, Walnut, Holly.
  • Per l’avvilimento e la disperazione: Larch, Pine, Elm, Sweet Chestnut, Star of Bethlehem, Willow, Oak, Crab Apple.
  • Per l’eccessiva preoccupazione del benessere altrui: Cicory, Vervain, Vine, Beech, Rock Rose.

Rescue Remedy

Il rimedio di emergenza, chiamato Rescue Remedy, inoltre, è una miscela di cinque fiori, che sarebbe utile in ogni occasione di emergenza: fortissimi stress psico-fisici, esperienze forti, situazioni di consapevolezza o di panico,svenimenti, brutti sogni ecc. Oltre che per bocca, questo rimedio può essere applicato (in caso di svenimenti, ad esempio) anche sulle tempie o sui polsi. Consiste in una miscela di:

  • Star of Betlehem, contro lo shock improvviso;
  • Rock Rose, contro il panico o il terrore;
  • Impatiens, per riportare la calma;
  • Clematis, contro la tendenza a cedere, la sensazione di allontanamento appena prima di svenire;
  • Cherry Plum, contro la paura di perdere il controllo, di andar fuori di testa.

È l’unico rimedio che, d’ordinario, non è preparato esclusivamente in forma liquida, ma anche in compresse di lattosio ed in pomata. In ques’ultima formulazione, è fornito con l’aggiunta di Crab Apple, per l’effetto depurativo dello stesso. Al Rescue Remedy tradizionale si possono aggiungere, all’occasione, alcuni fiori. Per esempio:

  • Elm, quando il fisico non si riprende (svenimenti);
  • Walnut, per adattarsi a situazioni che mettono a disagio ma nelle quali bisogna stare per forza;
  • Sweet Chestnut, in caso di un lutto, di una perdita;
  • Scleranthus (e Walnut), per chi ha problemi con i viaggi in generale (paura di volare, mal d’auto ecc..)

Preparazione

Preparare i fiori di Bach è relativamente semplice, e il metodo con cui oggi si estraggono le essenze dai fiori è ancora quello tramandato da Bach stesso.

Ci sono due metodi che Bach scelse nella preparazione dei suoi rimedi. Quello del sole e quello della bollitura. I dodici guaritori e i sette aiuti si preparano col primo sistema, mentre i diciannove assistenti con il secondo.

Il primo metodo, quello del sole è molto semplice. Intanto è necessario lavorare in una giornata calda e soleggiata, ovviamente nel periodo di fioritura della pianta che vi interessa. I fiori vanno raccolti sul posto, senza essere toccati con le mani, e non devono essere bagnati dalla rugiada. Recidendoli con delle forbici, si fanno cadere i boccioli in un recipiente di vetro fine da 300 ml, riempito di acqua pura, avendo cura di non immergerli completamente, ma solo per metà, e di coprire con essi la superficie della bacinella. Quindi si lasciano macerare al sole per 5/6 ore (in Italia, dove il sole è più caldo rispetto al Galles, ne bastano 4); in questo modo il sole trasferirebbe la vibrazione propria del fiore all’acqua sottostante. Terminato tale periodo, si filtra l’acqua colorata dai fiori con un filtro di carta in una bottiglia da 1 l., e si allunga con una pari dose di cognac (o brandy), che serve per la conservazione. Questo composto è chiamato tintura madre dei Fiori di Bach. Per quanto riguarda Rock Water, il procedimento è un po’ differente. Trattandosi infatti di semplice acqua di una fonte rocciosa, basta raccogliere quest’acqua nel solito contenitore (senza toccarla con le mani), lasciarla per quattro ore al sole e poi allungarla con il cognac, come prima descritto.

Il secondo metodo, invece, è più veloce. Raccolti i fiori con la stessa metodologia, si portano a casa, dove dovranno essere posti in una pentola di metallo porcellanato, all’incirca nella stessa quantità del primo metodo ma con più acqua, 1,5 l. Lasciati bollire sul fornello a gas per circa 30 minuti, si lascerà raffreddare la tintura così ottenuta, aggiungendo poi all’acqua filtrata lo stesso quantitativo di cognac o brandy.

Commercializzazione e uso

In commercio non si trova la tintura madre del fiore, bensì la bottiglia stock ottenenuta attraverso una prima diluizione, ossia 2 gocce di tintura madre in 10 ml di Brandy. A partire da questa, per ottenere il flaconcino di trattamento, basta prendere una boccetta da 30ml (preferibilmente dotata di contagocce) che si riempirà per due terzi di acqua e per un terzo di brandy, cognac o aceto di mele (sostanze che hanno la funzione di conservare e di stabilizzare la diluizione). A questo preparato si andranno ad aggiungere due gocce per ogni fiore che si desidera utilizzare. Bach sconsigliava di andare oltre i sette fiori per boccetta, ma esistono anche terapisti che prescrivono quantità più ingenti, fino ad un massimo di dodici fiori per diluizione.

Si assumeranno quotidianamente quattro gocce in quattro momenti della giornata: quattro gocce al mattino appena svegli, quattro gocce poco prima del pranzo, quattro poco prima della cena, e quattro all’atto di coricarsi. Non è necessario che gli orari siano sempre gli stessi, anche se quest’ultima ipotesi è consigliata (soprattutto per quanto riguarda la prima e l’ultima assunzione). I fiori possono essere tenuti sotto la lingua qualche secondo oppure deglutiti direttamente; non contenendo, infatti, alcun principio attivo chimico, non è necessario che il fiore entri nella circolazione sanguigna per essere efficace.

Alcuni credono che i rimedi floreali vadano tenuti lontani da fonti elettromagnetiche (cellulari, computer, forni a microonde, radiosveglie) onde evitare l’alterazione dell’efficacia, tuttavia al riguardo il Bach Centre e numerosi autori hanno sempre affermato che, per esperienza, le fonti elettriche e magnetiche non influiscono negativamente sui rimedi.

Studi scientifici

Studi scientifici non hanno dimostrato alcun effetto se non quello definito “effetto placebo”. [1][2][3][4]

Note

  1. *Armstron N (1999) A randomized, double blind placebo-controlled trial of Bach Flower Remedy. Perfusion 1999, 11:440-446
  2. *Walach H, (2001) Efficacy of Bach flower remedies in test anxiety: a double-blind, placebo-controlled, randomized trial with partial crossover. J anx disorders, 2001 15 (4)
  3. *Pintov S, Hochman M, Livne A, Heyman E, Lahat E (2005). “Bach flower remedies used for attention deficit hyperactivity disorder in children — a prospective double blind controlled study”. European Journal of Paediatric Neurology 9 (6): 395-398. 16257245.
  4. Ernst E: “Flower remedies”: a systematic review of the clinical evidence, in: Wien Klin Wochenschr. 2002 dicembre 30;114(23-24):963-6

Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Queste informazioni hanno solo un fine illustrativo. Il Grounding Institute (www.bioenergetic.it)  non dà consigli medici.

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