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Autore: Hiram

ll bambino, il suo sviluppo e i libri

Durante i primi anni di vita, i bambini possono fare dei libri gli usi più disparati, ma è comunque importante che i piccoli abbiano sin dai primi mesi, contatto con i libri e con la lettura. Se voi amate la lettura, anche il bambino lo sentirà e l’amerà anche lui.

Leggere ad alta voce al piccolo ha moltissimi vantaggi:

  • crea l’abitudine all’ascolto,
  • aumenta i tempi di attenzione,
  • accresce il desiderio di imparare,
  • calma, rassicura e consola,
  • rafforza il legame affettivo tra chi legge e ascolta.

Ecco, dunque, alcune brevi indicazioni (assolutamente non rigide) che potranno servire a seguire e comprendere lo sviluppo del tuo bambino. Ricorda che i bambini seguono percorsi di sviluppo anche molto differenti e con tempi diversi: alcuni bambini, infatti, iniziano a camminare e a dire le prime parole, prima e altri dopo, alcuni possono iniziare a fare una cosa prima di un’altra e così via..

 

A 6 mesi il bambino

  • prende gli oggetti, li segue con lo sguardo se cadono;
  • inizia a gorgheggiare e ad emettere i primi suoni vocalici;
  • è attratto dalle foto e dalle figure del libro che cerca di prendere e di “mangiare”;
  • ama la routine (es. la lettura della storia prima della nanna).

Ai bambini di questa età piacciono le ninne nanne, che accompagnano il suono della parola al movimento del corpo, al contatto fisico, alle sensazioni olfattive e visive e, talvolta, anche gustative.

 

A 9 mesi il bambino

  • sta seduto e si tiene eretto appoggiandosi;
  • afferra meglio gli oggetti, li ispeziona e li morde;
  • comincia a ripetere suoni sillabici (ba-ba, la-la, ma-ma);
  • gioca a nascondino (cucù-sette).

I libri a questa età e fino a 12 mesi devono essere possibilmente resistenti, atossici, con colori vivaci e raffiguranti oggetti famigliari o figure di bambini.

 

A 12 mesi il bambino

  • si muove a carponi e inizia i primi passi;
  • cerca gli oggetti nascosti;
  • inizia a dire le prime parole (mamma, pappa, papà);
  • tiene il libro, aiutato, e gira più pagine alla volta.

I libri devono essere robusti e maneggevoli. Le figure preferite a questa età, riguardano azioni famigliari (mangiare, dormire, giocare) e piccoli animali, mentre i testi preferiti sono ad esempio, le filastrocche. Il contatto fisico con l’adulto è fondamentale.

 

A 15 mesi il bambino

  • cammina piano con incertezza;
  • osserva le espressioni dei genitori per essere approvato nelle sue esplorazioni;
  • ripete e imita le espressioni (sorpresa, negazione);
  • non ha la pazienza di stare seduto a lungo.

Ai piccoli di queta età piacciono i libri con frasi brevi e facili, che possono imparare ad anticipare.

 

A 18 mesi il bambino

  • cammina più sicuro;
  • costruisce una torre con tre o più elementi;
  • indica gli oggetti desiderati con l’indice;
  • ha un vocabolario di diverse parole;
  • imita il linguaggio calcando sull’intonazione.

In questo periodo, ai bambini piacciono libri che parlano di animali (con versi buffi e rumori), di bambini, delle cose di ogni giorno, con frasi brevi e semplici.

 

A 24 mesi il bambino

corre, ma l’equilibrio è ancora precario;
indica le parti del corpo;
ha un vocabolario di alcune decine di parole e inizia a combinare due parole in ogni frase;
trascina i libri in giro per la casa e “legge” alle bambole.

Intorno a questa età, ai bambini piacciono le storie che danno l’opportunità di identificarsi con i personaggi, che raccontano prove da superare, che fanno ridere. Quando si passeggia con il piccolo gli si possono leggere anche le scritte, i cartelli e i segnali.

 

A 30 mesi il bambino

  • sale e scende le scale autonomamamente;
  • ha un vocabolario in rapida espansione;
  • ha intenti comunicativi e comprende molto di più di quanto sia capace di esprimere;
  • inizia a rappresentarsi in una attività che ha fatto o che farà.

In questo periodo ai bambini piacciono storie di bambini della loro età, che narrano momenti di vita comune (andare a scuola o al parco giochi), di amicizia, di fratelli o sorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi. I testi devono essere semplici, o si possono semplificare, in modo da poter essere memorizzati, letti autonomamente o in modo che il bambino possa concludere la frase iniziata dall’adulto.

Le fiabe tradizionali (e in particolare quelle del perchè – animali parlanti che spiegano le cose) aiutano anche a proiettare all’esterno le paure e le emozioni che il bambino ha dentro di sè. Il piccolo ama scegliere la storia e farsela leggere molte volte di seguito.

Col tempo il bambino crescendo, acquista indipendenza nella scelta dei libri e una maggiore abilità di lettura, ma è sempre contento se i genitori gli leggono ad alta voce.

Allattamento Al Seno

Allattamento al seno: quando sembra di non avere abbastanza latte

Allattamento al seno: quando sembra di non avere abbastanza latte

“Avrò abbastanza latte?”
È una domanda che quasi tutte le madri, prima o poi, si fanno. Non è un segno di fragilità, ma di responsabilità. È la paura che nasce quando si intrecciano due forze: il desiderio di nutrire e la paura di non riuscirci.

La verità è che, nella maggior parte dei casi, il cosiddetto poco latte non esiste. È un mito moderno, figlio di un tempo che ha dimenticato la fiducia nel corpo e ha riempito la maternità di confronti e ansie. Se nei secoli scorsi le donne avessero davvero sofferto di una carenza diffusa di latte, la specie umana non sarebbe arrivata fin qui.

Oggi, invece, le madri vivono circondate da orologi, bilance, tiralatte, tabelle di crescita e giudizi incrociati. E tutto questo spesso genera solo una domanda in più: “sto facendo abbastanza?”.

Il corpo sa cosa fare

La biologia è semplice: più il bambino si attacca, più latte si produce. Il seno funziona per domanda e offerta, non per quantità iniziale. Non serve “tanto latte”, serve il tuo latte, quello che risponde esattamente ai bisogni del tuo bambino.

Il latte materno non è mai uguale. Cambia nel corso della giornata, da una poppata all’altra e persino durante la stessa poppata. All’inizio è più acquoso, serve a dissetare; poi diventa più denso, più grasso, per saziare. Non esiste il latte “leggero” o “poco nutriente”, così come non esiste il “latte cattivo”.

Neppure la forma o la dimensione del seno contano. Un seno grande non produce più latte di uno piccolo: la parte che lavora è la ghiandola, e quella è più o meno la stessa in tutte. La montata lattea, poi, non è un momento “spettacolare” da aspettare: è solo la transizione naturale dal colostro al latte maturo, spesso così graduale da passare quasi inosservata.

I falsi segnali di “poco latte”

Ci sono tanti comportamenti che possono far pensare di avere poco latte, ma che in realtà indicano tutt’altro.

Quando il seno diventa più morbido dopo i primi giorni, non significa che si stia svuotando: significa che si è regolato. Il corpo ha capito quanto latte serve e smette di produrne in eccesso.
Le poppate irregolari non sono un problema: i neonati non mangiano a orari fissi. A volte poppano di continuo, altre dormono più a lungo. Anche questo è normale.
E se un giorno sembra ci sia meno latte, o se la sera il bambino si attacca nervoso e irrequieto, il motivo non è la carenza. È solo stanchezza. La mamma è più affaticata, il bambino è sovrastimolato, e serve più pazienza che latte.

Neppure il tiralatte è una prova. Il latte che si riesce a estrarre non è indicativo della produzione reale, perché il tiralatte non stimola come la bocca del bambino. Inoltre, l’ansia di “vedere quanto esce” può bloccare l’ossitocina, l’ormone che fa scorrere il latte.

Come capire se il bambino prende abbastanza

I segnali concreti sono pochi e chiari:

  • Il bambino cresce, aumentando circa 125 grammi a settimana nei primi tre mesi.
  • Bagna almeno sei pannolini al giorno.
  • È vigile, sereno e consolabile.

Tutto il resto sono sfumature. Se questi tre indicatori ci sono, il latte c’è, ed è più che sufficiente.

Quando serve un aiuto in più

Le vere difficoltà dell’allattamento al seno esistono, ma sono rare. Le situazioni di ipogalattia (scarsa produzione) o agalattia (assenza di latte) sono eccezionali e di solito risolvibili con il supporto giusto. Spesso basta migliorare l’attacco al seno, aumentare la frequenza delle poppate e ridurre l’ansia.
Il latte non sparisce da un giorno all’altro: può semplicemente “bloccarsi” temporaneamente se la madre è molto stressata, spaventata o stanca. Quando torna la calma, torna anche il flusso.

Allattare non è solo nutrire

L’allattamento al seno è un dialogo silenzioso tra due corpi. Non è una gara di quantità, ma un processo di ascolto e fiducia. Ogni madre, ogni bambino e ogni poppata sono diversi.
Ci saranno giorni facili e giorni difficili, ma questo non significa che stia andando male.

Ritrovare fiducia nel proprio corpo, concedersi lentezza e chiedere aiuto quando serve: sono questi i veri gesti che sostengono l’allattamento.

Il latte materno non è solo nutrimento biologico. È una forma di relazione, fatta di odore, calore e respiro. E quel legame, credimi, nessuna bilancia potrà mai misurarlo.

Coliche gassose: qualche rimedio

Una causa ricorrente di pianto sono le coliche gassose, in grado di provocare crisi prolungate davanti alle quali spesso i genitori reagiscono in maniera ansiosa. Pare, infatti, che sia proprio l’ansia trasmessa dai genitori al neonato a mantenere, mediante un circolo vizioso, lo stato di irrequietezza del bebè.

Un altro motivo molto accreditato, è che durante la poppata il bambino inghiottisce insieme al latte, anche molta aria; questo causerebbe il motivo del disturbo al pancino. In questo caso tenete il bambino dritto sulla spalla e massaggiagli dolcemente la schiena per circa 10 minuti, finchè non sarà riuscito a fare il ruttino.

Coliche gassose: qualche stratagemma

  • Se piange disperato per ore o solleva o irrigidisce le gambe, allora è probabile che ci troviamo di fronte all’odiosa colica. Di solito questo fenomeno compare nel pomeriggio o la sera. Le coliche compaiono in genere dopo qualche settimana dal parto e possono continuare a manifestarsi sino al terzo mese di vita. I bimbi allattati artificialmente sono più soggetti a soffrire di coliche gassose, rispetto a quelli allattati al seno.
  • Esistono alcuni rimedi per aiutare il tuo bimbo a lenire il dolore causato dalle coliche gassose. Ecco qualche consiglio in pillola:
  • Eliminate l’aria. A volte le coliche gassose sono dovute proprio all’eccesso di aria nel pancino, forse proprio a causa di una ingestione eccessiva di aria durante le poppate. Assicuratevi di utilizzare biberon con tettarelle adeguate e studiate la posizione più corretta durante l’allattamento, in modo da evitare che il vostro piccolo ingerisca oltre al latte, anche aria in eccesso.
  • State attente a quello che mangiate. Se allattate al seno, state attente a quello che mangiate.Tutto quello che ingerite passa infatti nel latte e potreste quindi guastarne il sapore e provocare dei disturbi nel pancino del vostro piccolo. Controllate quello che avete mangiato negli ultimi due giorni: cibo piccante, peperoncino, caffè, the, cioccolato, senape, persino melanzane e cipolla potrebbero essere la causa delle dolorose coliche del vostro piccolo.
  • Il latte artificiale. Le coliche sono più frequenti nei bambini allattati artificialmente. Scegliete con attenzione e con l’aiuto prezioso del vostro pediatra, il latte artificiale più corretto per la dieta del vostro bambino. Talvolta anche se il latte scelto con cura lo sazia benissimo, potrebbe provocargli una leggera reazione allergica o renderlo più delicato all’intestino. Per una o due settimane, prendete nota di tutte le reazioni dopo ogni poppata e annotatele su un’agenda. In questo modo avrete un quadro chiaro della situazione ed eventualmente potrete consultarvi di nuovo con il vostro pediatra.
  • La presa da Rugby. Ecco un rimedio efficace che quasi tutti i genitori che conosco usano: “la presa da Rugby”.Prendete il vostro bambino con tutte e due le braccia, a pancia in giu, ponendogli la testa nell’incavo di un braccio (all’altezza del gomito) e afferrando con l’altra mano il pannolino.La pressione del suo pancino contro il vostro braccio gli allevierà un pochino i dolori.
  • Un giretto nel marsupio. Questo stratagemma pensavo di averlo inventato io, ma invece ho scoperto che anche altre mamme lo utilizzano.E’ molto valido soprattutto se avete le braccia a pezzi, oppure dovete fare qualche lavoro: infilate il vostro piccolo in un marsupio da passeggio (in commercio si trovano anche a prezzi modici) e camminate per la casa o andate a fare una passeggiata. Il dondolio, il calore del vostro corpo e il vostro battito cardiaco lo aiuteranno a calmarsi.
  • Un bagno rilassante. Questo consiglio invece è merito di mia mamma..Se individuate che le crisi per le coliche ricorrono sempre alla stessa ora, per esempio alla sera, potrete far coincidere il bagnetto quotidiano proprio a quell’ora (o durante l’insorgenza della colica): l’immersione in acqua calda ha un’azione sedativa, che a volte può prevenirne il disturbo o comunque ridurne l’intensità e la durata.
  • Massaggiatelo! Un po’ di relax e un bel massaggio! Chi non lo vorrebbe alla fine di una giornata? Massaggiate vostro figlio con dell’olio per neonati, ponendolo sulle vostre ginocchia prima a pancia in giù e poi a pancia in su, continuando a massaggiare delicatamente il suo pancino.Se volete potrete acquistare anche una delle innumerevoli guide sulle tecniche di massaggio per i bebè.
  • Cullatelo! Culle, dondoli, persino le vibrazioni della lavatrice sono davvero miracolosi per il bambino in preda alle coliche.Il movimento oscillatorio e il cigolio sistematico, concilieranno il sonno e calmeranno il vostro bambino. La lavatrice sembra piacere molto ai bambini, anche se richiede un po’ più di attenzione: mettete il vostro piccolo nel porta-enfant o nel seggiolino per l’auto e ponetelo sopra la lavatrice quando è in funzione. Assicuratevi di fissare attentamente il seggiolino: le stesse vibrazioni che piacciono tanto a vostro figlio, potrebbero farlo anche cadere. E non allontanatevi mai!
  • Un po’ di ginnastica. Sdraiatevi di schiena sul pavimento, tirate su le ginocchia sino al torace e ponete il vostro piccolo a pancia in giù sui vostri stinchi. Afferratelo bene per le braccia e iniziate ad alzare e ad abbassare le gambe, assicurandovi che il bambino sia sempre ben a contatto con i vostri stinchi. La pressione sulla pancia, unite al movimento e al calore potrebbero calmare i suoi dolori. Un altro esercizio (questo è solo per lui) molto valido è il seguente: sdraiate il piccolo di schiena sul pavimento, poi prendetelo per le caviglie e muovetegli le gambe come se facesse la cyclette. Questo favorirà l’uscita di gas e lo aiuterete nel caso di stitichezza.

Bambini prepotenti o genitori disorientati?

Negli ultimi anni è sempre più frequente assistere a scene di forte conflitto tra bambini e genitori. Capita di vedere piccoli che rispondono con rabbia, che impongono le proprie regole o arrivano persino a dettare legge in casa. Secondo molti esperti, la causa di questi comportamenti va cercata in un’educazione confusa e poco coerente, dove i limiti non sono chiari e le regole non vengono mantenute nel tempo.

Un atteggiamento troppo permissivo da parte degli adulti rischia di disorientare il bambino, che non sa più fino a dove può spingersi. In assenza di confini, la sua crescita può essere influenzata negativamente da modelli esterni, come certi contenuti dei media o giochi e ambienti che rinforzano l’idea che “essere forti” significhi comandare sugli altri.

Educare e crescere un figlio è senza dubbio una delle sfide più impegnative. Richiede tempo, ascolto e pazienza. Correggere alcuni comportamenti sin dai primi anni è importante, perché se oggi certe prepotenze possono sembrare solo motivo di nervosismo o fatica per la famiglia, domani rischiano di trasformarsi in tratti caratteriali più rigidi e difficili da gestire.

Quando i genitori non sono chiari

Molto spesso i genitori agiscono in modo poco coerente, oscillando tra la permissività e la severità. Con i bambini è importante evitare di:

  • Rimproverarli continuamente, perché li abitua a rispondere solo all’urlo.
  • Chiedere spiegazioni come se fossero adulti (“perché ti comporti così?”).
  • Supplicarli o implorare un cambiamento.
  • Fare promesse o richieste senza darvi seguito.
  • Usare frasi minacciose senza conseguenze reali (“se lo rifai, allora…”).
  • Fingere che il problema non esista, sperando che si risolva da solo.

Quando l’ostilità diventa un modello negativo

Anche i comportamenti aggressivi o punitivi da parte degli adulti possono avere effetti gravi sullo sviluppo emotivo. Con il proprio bambino è fondamentale evitare di:

  • Rimproverare e insultare.
  • Minacciare o imporre castighi sproporzionati.
  • Ricorrere alla violenza fisica.

Un clima familiare ostile mina la fiducia del bambino, può generare ansia e alimentare un senso di rabbia o desiderio di rivalsa. I figli, inoltre, tendono a imitare il modello degli adulti: un genitore aggressivo insegna, senza volerlo, che la rabbia è il modo per farsi ascoltare.

Alcune indicazioni utili

  • Stabilite regole chiare e coerenti, adeguate all’età del bambino. I limiti non servono a punire, ma a offrire sicurezza.
  • Parlate in modo diretto e rispettoso. Usate un tono calmo, guardatelo negli occhi, spiegate cosa vi aspettate e assicuratevi che abbia compreso.
  • Fate seguire i fatti alle parole. Se avete promesso una conseguenza, mantenetela, ma senza durezza né umiliazioni.
  • Incoraggiate i comportamenti positivi. È più efficace rinforzare ciò che funziona piuttosto che concentrarsi solo sugli errori.
  • Evitate di premiare inconsapevolmente i comportamenti scorretti. Anche un rimprovero, a volte, può diventare un modo per attirare l’attenzione.
  • Ascoltate davvero. Molti atteggiamenti oppositivi nascono dal bisogno di essere visti e compresi.
  • Usate messaggi in prima persona. Parlate di ciò che provate e di ciò che vi aspettate (“mi dispiace quando fai così, preferirei che…”).
  • Insegnategli la responsabilità. Aiutatelo a capire che ogni azione ha una conseguenza, ma sempre dentro una relazione affettuosa.
  • Create piccoli rituali quotidiani. I momenti fissi (un saluto, una cena insieme, una passeggiata) costruiscono stabilità.
  • Offrite attenzioni autentiche. Un bambino che si sente visto e accolto non ha bisogno di “guadagnarsi” la vostra attenzione con comportamenti provocatori.

Crescere con coerenza e affetto

Essere genitori non significa esercitare un potere, ma costruire una presenza. Le regole servono a proteggere, non a dominare. Un “no” detto con calma e coerenza insegna più di mille spiegazioni.
Un bambino che cresce in un ambiente dove le parole hanno valore, dove le regole sono chiare e dove l’affetto non viene mai messo in discussione, imparerà presto a fidarsi e non avrà bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare.

Cura Del Neonato

La cura del neonato

Quando Wilhelm Reich fondava il OIRC (Orgon-Infant-Research-Center), nel 1949, Eva Reich era medico e assistente di suo padre. Lo scopo della fondazione del Centro era di scoprire che cosa fosse un bambino sano. Wilhelm Reich voleva comprendere in che modo i bambini iniziano a sviluppare blocchi muscolari ed emotivi, per prevenire la formazione precoce di una “armatura caratteriale” muscolare ed emozionale che li avrebbe predisposti a una futura vita infelice. Infatti, non c’era dubbio per W. Reich che la depressione cronica, la scissione schizofrenica, i tratti di carattere schizoide, il comportamento violento e antisociale abbiano la loro origine in esperienze traumatiche precoci, avvenute all’inizio della vita quando il bambino, per proteggersi dal dolore, contrae tutto il suo “plasma vitale”. È in quella fase dell’esistenza, perciò, che si deve attuare il lavoro di prevenzione delle biopatie.
Eva Reich è una delle poche persone che ha visto lavorare suo padre, alla fine della sua vita, in un modo estremamente dolce con i neonati. Dopo la sua morte, lei ha continuato l’opera di prevenzione e ha elaborato le tecniche della “Gentle Bioenergetics”, insegnandole poi in America, Europa e Australia.

Quando Wilhelm Reich fondava il OIRC (Orgon-Infant-Research-Center), nel 1949, Eva Reich era medico e assistente di suo padre. Lo scopo della fondazione del Centro era di scoprire che cosa fosse un bambino sano. Wilhelm Reich voleva comprendere in che modo i bambini iniziano a sviluppare blocchi muscolari ed emotivi, per prevenire la formazione precoce di una “armatura caratteriale” muscolare ed emozionale che li avrebbe predisposti a una futura vita infelice. Infatti, non c’era dubbio per W. Reich che la depressione cronica, la scissione schizofrenica, i tratti di carattere schizoide, il comportamento violento e antisociale abbiano la loro origine in esperienze traumatiche precoci, avvenute all’inizio della vita quando il bambino, per proteggersi dal dolore, contrae tutto il suo “plasma vitale”. È in quella fase dell’esistenza, perciò, che si deve attuare il lavoro di prevenzione delle biopatie.
Eva Reich è una delle poche persone che ha visto lavorare suo padre, alla fine della sua vita, in un modo estremamente dolce con i neonati. Dopo la sua morte, lei ha continuato l’opera di prevenzione e ha elaborato le tecniche della “Gentle Bioenergetics”, insegnandole poi in America, Europa e Australia.

Il concetto del “contatto”
Osservando al microscopio i movimenti di organismi unicellulari vivi come i bioni o le amebe, Wilhelm Reich ha scoperto delle leggi che, secondo lui, regolano i processi vitali pulsatori all’interno di questi organismi unicellulari e nelle relazioni tra di loro. W. Reich ha chiamato questi unicellulari “bio-sistemi”. Un “bio-sistema” consiste in un nucleo energetico pulsante al centro, il plasma, e in una membrana che lo contiene. L’energia pulsa all’interno della membrana e un campo energetico si estende intorno a essa. Se l’ambiente è stimolante, l’ameba si espande con un movimento fluido, cioè l’energia fluisce verso la periferia e il campo di energia si allarga. Se invece la stimolazione da parte dell’ambiente è ostile, l’ameba si contrae, cioè la sua energia fluisce dalla periferia verso il centro, e così anche il campo di energia si ritrae. Se la stimolazione da parte dell’ambiente continua ad essere negativa, la pulsazione cessa e l’ameba muore.

Per W. Reich, metaforicamente, è come se, nel caso di un ambiente stimolante, l’ameba dicesse “sì” con il movimento di espansione verso l’esterno; mentre invece con quello di contrazione dicesse “no”. L’ameba cerca l’incontro piacevole con altre amebe mediante un movimento ondulatorio e fa “contatto” con loro attraverso un “ponte di energia”. Il processo di “contatto” avviene quando due campi di energia di due bio-sistemi pulsanti si attraggono, si toccano, si sovrappongono e si compenetrano, emanando luce e vibrando insieme. W. Reich ne deduce che il movimento della “bioenergia” nel plasma dell’ameba sia funzionalmente identico al movimento del plasma in tutti gli esseri viventi (biosistemi più complessi) e che l’emozione (espansione = “sì”; contrazione = “no”) sia un reale movimento energetico-espressivo del plasma. Egli chiama questo movimento “linguaggio espressivo del vivente”.
W. Reich sostiene che questo processo è funzionalmente identico nel “contatto” tra neonato e madre.

La funzione della madre (o di chi ne fa le veci) è di procurare piacere al neonato in modo che possa entrare in “contatto” con lei, per poter sviluppare il suo innato potenziale di crescita. Per W. Reich il piacere diventa il processo specificamente produttivo del sistema biologico.

Il neonato “passivo” nella “fase autistica” è, secondo questo modello, un bambino non adeguatamente stimolato dalla madre, che si è ritirato dal mondo.
Secondo W. Reich il bambino non è passivo ma nasce con un alto potenziale di bio-energia pulsante con la quale si esprime: onde di eccitazione partono dal suo corpo, si espandono per entrare in contatto con l’ambiente – il corpo della madre. I due bio-sistemi si esprimono ciascuno con le proprie vibrazioni auto-espressive e, nel “contatto”, formano un unico biosistema più grande, all’interno del quale i campi di energia compenetrati comunicano commuovendosi ed espandendosi verso l’ambiente circostante.
W. Reich chiama questo processo “biosociale”: “bio” perché è una comunicazione emotiva a un livello di pulsazione plasmatico-energetico, “sociale” perché si svolge tra due esseri umani. Secondo lui la comunicazione bio-sociale è la base di ogni comunicazione.

Le ricerche di W. Reich degli anni Cinquanta vengono oggi confermate dalle recenti indagini fatte sui neonati e le loro madri. In video-registrazioni analizzate al rallentatore vengono rese visibili delle micro-interazioni che non si possono osservare a occhio nudo, e viene rivelato un neonato mai visto prima: tutt’altro che passivo, stimola di sua propria iniziativa la madre a rispondergli, le segnala i suoi bisogni, ne riceve e ne comprende i messaggi. Se il suo anelito al dialogo viene ricambiato, il piccolo è motivato a esplorare, a giocare e a cercare piacere. Se la madre non può ascoltare i suoi messaggi, il neonato lotta per essere notato: piange. Soltanto se non è corrisposto ripetutamente, rinuncia e si ritira in sé: non crede più nelle proprie capacità di stabilire un “contatto”.

Il neonato, per la stimolazione delle proprie funzioni vitali, ha bisogno di radicarsi nel campo di energia della madre: la sua vita dipende da questo. Quando è radicato nel “contatto” con la madre, il neonato si trova nello stato di salute: questo è osservabile come dolce calore emanato dal corpo, è visibile sulla pelle come colore roseo, si evidenzia negli occhi luminosi, mentre i movimenti espressivi commoventi del bambino attirano le cure della madre. Quando questo avviene durante il massaggio neonatale, Eva Reich parla di “glow and flow” (ardore e flusso): “glow and flow” è l’espressione visibile dello stato di salute e di benessere del neonato “in contatto” con la madre; è l’espressione visibile della libera pulsazione plasmatica-energetica auto-espressiva, attraverso la quale madre e neonato dialogano, uniti in un unico bio-sistema, che “sa” come svilupparsi, se la madre può cooperare.
Dal piacere di funzionare in questa interrelazione durante il “contatto bio-energetico” dipende il futuro sviluppo del bambino.
Eva Reich spiega come il “bonding” sia una funzione del “contatto” sul quale si può lavorare bio-energeticamente e insegna come farlo con i metodi della “Gentle Bioenergetics”; insegna soprattutto come prevenire, all’inizio della vita, i disturbi nel rapporto madre-bambino, e di conseguenza i loro gravi effetti per il futuro sviluppo del piccolo.

Un dialogo speciale, carico d’amore
Il “contatto” è un processo ritmico, energetico, di tensione-carica e di scarica-distensione, come Wilhelm Reich lo ha descritto in La funzione dell’Orgasmo. Tutte le emozioni hanno questo ritmo: l’allattamento, il gioco, il pianto e così via.

Durante il massaggio bio-energetico che insegna Eva Reich, la pelle del bambino ha fame del contatto con il corpo della madre e lo desidera ardentemente (tensione). Nel contatto piacevole con le mani della madre la pelle di entrambi si carica energeticamente, diventa rosea, calda, vibrante, e un senso di benessere li pervade tutti e due; il bambino arde dal piacere di essere amato (carica).
Poi il piccolo si sazia, la carica rifluisce al centro (scarica) e, felicemente rilassato, si abbandona nelle braccia della madre (distensione). “Tu senti me, io sento te: noi due ci apparteniamo”. Questa è la struttura della vita e dell’amore: un flusso ritmico-energetico tra due esseri viventi. Il significato originario della parola religione è “appartenersi”.

In un continuum di esperienze filogenetiche il bambino sa stimolare la madre a rispondere ai suoi messaggi e si aspetta che siano ascoltati. Con un senso infinitamente sottile e raffinato, comune a tutte le donne, la madre sente dentro di sé la risposta “giusta”, risponde e gioisce a sua volta del feedback del bambino.
Questo “contatto” ritmico-energetico è “Grounding and Grace”. Grace, o grazia, viene dal greco charis, amore che cura. Grazia in ebraico significa anche utero, Il grounding è la connessione energetica con la madre, il filo con il quale il bambino può tessere il suo Sé nel mondo. Grazia è l’incarnazione di amore e di cura con la quale la madre si dedica, dal suo essere più profondo, ai bisogni del bambino e ne è appagata.

Questo fenomeno del “contatto”, che secondo W. Reich è “il linguaggio espressivo del vivente”, viene da lui descritto in termini scientifici bio-energetici come superimposizione dei campi di energia di due bio-sistemi vibranti. Oggi le recenti ricerche sui neonati, fatte con la videocamera, mostrano al mondo commosso il fenomeno del “contatto” madre-neonato, questo dialogo-danza del linguaggio primario del vivente. “Ciascuna delle madri crea i passi di questa personale, unica danza da eseguire e da portare avanti con il proprio bambino. Questi particolari movimenti compiuti e le improvvisate sequenze del reciproco adattamento sono parte di un processo universale, comune a tutte le donne”.

Il concetto di “identificazione vegetativa” è stato introdotto da W. Reich e indica la capacità di sentire nel proprio organismo un processo specifico energetico, emozionale, di eccitamento, di un’altra persona e di riconoscerlo come tale. Egli scoprì che se esiste un “contatto” sufficientemente profondo tra i due organismi, avviene una risonanza energetica e con ciò plasmatica. Questa risonanza rende possibile vivere nel proprio corpo l’espressione della persona con la quale si è in “contatto”.

Il bambino si manifesta con movimenti auto-espressivi, che sono reali processi biofisici energetico-plasmatici, con i quali stimola sua madre a entrare in contatto con lui. Nello stato di “contatto bio-energetico” il flusso di espressioni pulsatorie, biofisiche, del bambino può essere percepito nel bio-sistema (corpo) della madre commossa come impressioni e può essere compreso e soddisfatto come se le appartenesse.

La capacità della madre di essere “in contatto” con il bambino attraverso le proprie pulsazioni plasmatiche, percepita come emozione nel proprio corpo, dipende dalla sua capacità di sopportare, senza paura, le forti onde di eccitazione con le quali il bambino si esprime durante la nascita e dopo. Chi ha tenuto in braccio un neonato non potrà mai dimenticare questa impressione.

Il problema di coloro che assistono la nascita
Per W. Reich era essenziale che i suoi collaboratori avessero questa capacità di identificazione vegetativa come principale strumento per riconoscere i bisogni di madre e bambino: il senso orgonotico (= identificazione vegetativa) di contatto, una funzione del campo di energia di entrambi, madre e bambino, è sconosciuto agli specialisti. Il “contatto orgonico” (bio-energetico) è l’elemento esperienziale ed emozionale più essenziale nell’interrelazione tra madre e bambino, soprattutto nel periodo prenatale e nei primi giorni e settimane di vita. La sorte futura del bambino dipende da esso. Sembra essere il “core” dello sviluppo emozionale del neonato. Sappiamo molto poco su questo”.

I risultati delle recenti osservazioni dirette della coppia madre-figlio consentono di prevedere che sarà presto possibile analizzare nelle videoriprese anche ciò che succede nella interrelazione neonato-operatore (ostetriche, ginecologi, neonatologi, pediatri e così via). Si porranno allora dei criteri oggettivi per scegliere quegli operatori che possano assistere il “bio-sistema” madre-neonato prima, durante e dopo il parto, facilitandone lo sviluppo e la loro capacità di auto-regolazione della salute. In futuro, queste persone dovrebbero avere l’abilità di “identificazione vegetativa” per poter seguire i messaggi non verbali della coppia madre-neonato. Questa capacità è stata molto sottovalutata fino a oggi e non è stata oggetto di ricerca e di insegnamento né nelle scuole di specializzazione né nelle università. Oggi si sa che persone fortemente corazzate, che hanno dovuto reprimere le proprie emozioni, anche se hanno una ottima preparazione universitaria, non riescono a comunicare a livello di “identificazione vegetativa” con la coppia madre-neonato e possono infliggere, senza volerlo, danni al plasma vitale del bambino.

“Non abbiamo ancora nessuna idea precisa su quelli che sono i normali schemi interattivi tra madre e bambino. Non si può ridurre il sapere intuitivo di una madre a qualcosa da imparare. L’adattamento interattivo si realizza attraverso questo rispondersi intuitivo e istintivo. Il sostegno emotivo non viene dai consigli degli esperti, ma da gruppi informali di donne che vivono la stessa esperienza”. Le madri dispongono di una naturale capacità di identificarsi con i loro bambini, e di comunicare con loro nell’unico modo giusto per entrambi; e i bambini sanno rapportarsi naturalmente alle loro madri. “Gli specialisti devono imparare ancora ciò che le madri sanno da sempre intuitivamente. Il consiglio per gli esperti della nascita è di immischiarsi il meno possibile nelle faccende delle madri”. Questa è diventata la principale caratteristica dei gruppi di Baby-massaggio.

Il Baby-massaggio bio-energetico offre ai genitori la possibilità di comprendere e sostenere questo tenero (e potente) processo della libera pulsazione bio-energetica. Il quale, secondo Eva Reich, è il prerequisito della salute autoregolata, presente e futura. Il massaggio è parte di una antica tradizione orientale, che conosce il profondo valore del legame tra madre e figlio. Eva Reich, elaborando il pensiero di suo padre, ha riscoperto in Occidente, su basi scientifiche, il valore del Baby-massaggio e lo applica anche ai neonati a rischio e ai prematuri. Dalle ricerche scientifiche è risultato che un gruppo di neonati, massaggiati regolarmente dalle loro madri, ha avuto uno sviluppo neurologico significativamente migliore del gruppo di controllo non massaggiato.

Gli effetti del Baby-massaggio
La stimolazione dolce del massaggio di Eva Reich, che deriva dalla vegetoterapia (la vegetoterapia è una psicoterapia corporea chiamata così da W. Reich perché incide sul sistema nervoso vegetativo), fa fluire l’energia attraverso i blocchi muscolari e verso la periferia (verso il mondo). La pulsazione energetica-plasmatica attraverso la quale madre e bambino comunicano, viene armonizzata in modo tale che, a molte donne, con profondi problemi emotivi, può essere risparmiata la depressione post-partum se ricevono una quantità sufficiente di massaggi prima, durante e dopo la nascita del bambino. Il piacere funzionale che si ripristina con il massaggio armonizza l’azione del sistema neurovegetativo simpatico-parasimpatico e ha un effetto positivo su tutte le funzioni dell’organismo, promuovendone la salute. Basta pensare che gli animali “massaggiano” i loro neonati leccandoli, e che i piccoli che non vengono leccati muoiono. I neonati umani non accarezzati non muoiono, ma la qualità della loro sopravvivenza è gravemente compromessa.

Il massaggio è particolarmente importante:
· per bambini adottati e per i loro nuovi genitori, per favorire il legame;
· per bambini nati con taglio cesareo: loro non hanno ricevuto la forte stimolazione cutanea della nascita vaginale;
· per bambini che non possono essere allattati e che con il massaggio ricevono nutrimento energetico;
· per bambini con madri che lavorano: l’incontro regolare e l’intenso flusso di benessere che si trasmette durante il massaggio, danno alla madre e al bambino distensione, nutrimento energetico e vicinanza;
· per bambini prematuri: l’effetto del massaggio neo-natale è sorprendente sul loro sviluppo.

Le ultime ricerche psicoanalitiche confermano l’importanza del buon contatto con la pelle per lo sviluppo del Sé e le gravi conseguenze della sua mancanza.
La pelle è l’organo di senso più esteso del corpo e il più importante per lo sviluppo del Sé. Sin dall’inizio il bambino percepisce e conosce il mondo attraverso la pelle: il modo in cui viene toccato e tenuto in braccio è all’inizio un’esperienza totale. Tutto il mondo delle sensazioni originato dalla pelle viene rielaborato dalla mente: le sensazioni diventano percezioni, emozioni e sentimenti. La pelle protegge, contiene, limita e contemporaneamente permette il contatto con gli altri, accoglie un’infinità di stimoli e risponde. Sin dalla nascita la pelle è l’organo che filtra il mondo esterno. Per tale ragione questo delicato organo di senso ha un’importanza fondamentale fin dalla nascita. La psicologia infantile colloca lo sviluppo della mente e del pensiero già nel primo anno di vita e la pelle è l’organo principale attraverso il quale ciò avviene.

I gruppi di Baby-massaggio a cura di Silja Wendelstadt (*)
L’esperienza che descrivo qui si riferisce ai gruppi di Baby-massaggio che ho formato in un consultorio privato. Le donne hanno già fatto la preparazione al parto con me con il metodo della bio-energetica dolce e si conoscono sin dai primi mesi di gravidanza. Dopo il parto, quando il bambino ha da uno a tre mesi, le donne tornano, a volte con i loro mariti, per tre o quattro incontri della durata di una mattina intera. Il massaggio in sé prende soltanto da dieci a venti minuti, a seconda delle esigenze: è la risposta del bambino e il suo piacere che guida i movimenti e la durata.

All’inizio dell’incontro le donne hanno bisogno di molto tempo per scambiarsi le loro esperienze. Di solito il gruppo è composto mediamente di sei madri con i propri bambini e quasi sempre c’è un padre o due. Quando vogliono iniziare il massaggio, le madri possono spogliare i loro bambini, ma se piangono i piccoli possono restare vestiti. Il massaggio tocca soprattutto l’aura del bambino e fa effetto anche attraverso gli abiti. Le madri, sedute su dei materassini, si dispongono in semicerchio intorno a me. Mentre io faccio vedere i movimenti su una bambola, loro massaggiano i figli imitandomi. Il tocco è leggero come un soffio o, come dice Eva Reich, come il tocco delle “ali di una farfalla”. Le mani si muovono dalla testa verso i piedi (per scaricare le tensioni verso la parte bassa del corpo, dove possono essere “digerite” o scaricate) e dal centro del corpo verso la periferia (mani).

In caso di stress, l’energia è contratta al centro del corpo e grazie alla stimolazione piacevole fluisce verso la periferia, cioè verso la pelle, verso le mani della madre. Un campo di energia vibrante si crea tra mani e pelle e si estende. È un’esperienza energizzante per entrambi, durante la quale si rende possibile una profonda comunicazione. Quando l’energia comincia a fluire e la pelle del bambino si fa rosea e pulsante di un dolce calore, si possono sciogliere le più profonde contrazioni nel bambino e anche nella madre. Imparata la facile tecnica di Eva Reich e approfondito il suo significato, si può dimenticarla: tutto si trasforma allora in una danza delle mani con il corpo del bambino e lentamente l’intero corpo delle madri partecipa di un movimento ritmico, a volte accompagnato da un canto spontaneo.

Osservo spesso come all’inizio le mani delle madri siano poco abili e piene di timori e non piacciano molto ai bambini, ma presto si avvia il vero “contatto” e, con un po’ di incoraggiamento, le mani e tutto il corpo delle madri si sciolgono. Nell’ultima seduta a volte sembra che le mani suonino il corpo del bambino come uno strumento: il piccolo sembra essere strumento e maestro al tempo stesso e il piacere che ne deriva è visibile sia nelle mani delle madri che nei corpi dei bambini.

Dopo il Baby-massaggio, le donne restano ancora per molto tempo in compagnia delle altre madri e dei loro figli. Dal fervore con il quale parlano tra di loro si percepisce che si comunicano delle cose importanti, come in una “identificazione vegetativa” generale. Spesso si verifica ciò che chiamo un “contatto bio-energetico di gruppo”: è come se i campi di energia delle mamme e dei neonati si espandessero e diventassero più luminosi, quasi pulsanti. La stanza sembra trasformarsi in un morbido utero di energia che avvolge tutti. Si sente che è un momento di scambio particolarmente intenso. I bambini non piangono ma ascoltano attenti, come meravigliati, e respirano più profondamente; il loro aspetto è roseo, gli occhi brillano e si vede lo stesso calore nei visi delle madri e nei loro movimenti. L’insieme dei suoni delle voci diffonde una vibrazione di benessere e di amore. Quando in questi momenti qualcuno entra, si sente “come in un altro mondo” e, se aspetta con calma, ne viene coinvolto e diventa raggiante a sua volta.

Periodo sensibile
Dobbiamo ad altri ricercatori l’osservazione e l’approfondimento del cosiddetto “periodo sensibile” subito dopo la nascita: un momento unico in cui si sviluppa un forte legame reciproco, “privilegiato”, tra il neonato e i genitori. Questa fase ha un’influenza profonda sulla famiglia. L’antica tradizione indiana lo sa bene: le donne da millenni ricevono massaggio quotidiano e aiuto per molte settimane dopo la nascita.

Già nei miei gruppi di preparazione al parto propongo ai mariti di massaggiare regolarmente il corpo delle loro mogli durante la gravidanza, il travaglio e il postpartum. Questa pratica dovrebbe diventare una regola generale in ostetricia, perché le madri che sono state toccate con cura e dolcezza durante il parto subito dopo toccano i loro neonati con mani più abili, e un neonato toccato con dolcezza farà altrettanto a sua volta con i suoi figli.

Eva Reich non soltanto insiste nel sottolineare nei suoi workshop che la madre dopo la nascita non deve essere separata in nessun caso dal neonato, ma sostiene che la separazione sia un “crimine” contro la vita del bambino, e mette in guardia dalle gravi conseguenze di un trattamento insensibile di madre e bambino prima, durante e subito dopo la nascita, perché una legge bio-energetica unisce i due in modo particolare in quei momenti. Tale legame sviluppa nella madre il suo sapere, istintivo e nel bambino l’energia per la sua crescita. Questo contatto si rinforza con il massaggio: “Il bambino accarezzato, come una pianta ben curata, ha più possibilità di svilupparsi, di crescere” e di fidarsi di se stesso nelle avversità inevitabili della vita.

In questo periodo poco considerato, profondi e raffinati processi emotivi, tra l’innato e l’appreso, si innescano tra madre e bambino. Un bambino dolcemente abbracciato già appena nato, impara per sempre che è desiderato e, da adulto, sarà a sua volta tenero nell’abbracciare. Per questo è importante che le ostetriche insegnino il Baby-massaggio nei primi giorni di vita e che i gruppi di Baby-massaggio inizino il più presto possibile dopo la nascita.

Il massaggio alle madri: “mothering the mother”
I sentimenti forti e contrastanti, di tenerezza e di paura, che inondano il corpo della madre durante e dopo la nascita, possono essere così potenti da sopraffarla quasi e per questo la madre resiste e si oppone a essi. La comprensione, se espressa anche con un tocco empatico da parte di chi le sta vicino, può aiutarla a superare il trauma e ad accettare il bambino e le sensazioni sconvolgenti che porta con sé. Il potenziale biologico con il quale il neonato e la madre autoregolano il loro rapporto in questo modo può svilupparsi in tutta la sua plasticità e produttività.

Per la madre, però, fare il Baby-massaggio quando è ancora stanca per il parto può essere pesante, soprattutto se i primi tentativi sono frustranti e la rendono insicura. In questo caso le madri stesse ricevono il Baby-massaggio, per far fluire di nuovo la loro energia, insieme con un senso di benessere. Le madri vengono rassicurate sul fatto che non è possibile avere sempre un buon contatto con il loro bambino ma che è importante che loro possano riconoscere quando hanno perso “contatto” per poter ricorrere a un aiuto. Nelle città in cui Eva Reich ha insegnato sono stati istituiti dei centri per un “pronto soccorso emozionale” dove le madri (o meglio i genitori) con i loro piccoli, quando il “contatto bio-energetico” tra di loro si è interrotto, ricevono il necessario aiuto con i metodi della “Bio-energetica dolce”, soprattutto con il massaggio bio-energetico neonatale. In questo modo si vuole prevenire o interrompere subito l’instaurarsi di un “circolo vizioso”, con effetti negativi talora gravi per lo sviluppo del bambino. È relativamente facile all’inizio di un circolo vizioso restaurare un naturale equilibrio bio-emotivo. Quando la madre è sovraccarica e il bambino piange lei diventa nervosa, il piccolo piange di più e lei diventa ancora più tesa.

Durante lo stato di apertura della madre nel periodo sensibile, sembra che avvenga qualcosa di particolare quando lei riceve l’intenso contatto ritmico e rilassante del massaggio bio-energetico. Il piacere e il calore del contatto stimolano, in tutte le cellule della madre, la libera pulsazione bio-energetica, autoespressiva. Sembra che gli schemi affettivo-motori, bloccati nel passato (forse nella prima infanzia? forse al momento della nascita?) possano ora, nel rapporto con il proprio neonato, essere stimolati a sciogliersi e a svilupparsi. Come se la natura stessa volesse, in questo momento particolare, mettere a disposizione della coppia madre-neonato tutto il suo potenziale di auto-guarigione: è per questo che tale periodo si situa tra la guarigione e il sacro.

“La spiritualità del contatto”
Durante il massaggio bio-energetico neonatale, quando l’energia tra madre e bambino fluisce e pulsa, e tutti e due, nella profondità del loro essere, possono vivere questo “glow and flow” e l’amore vibrante irradia sugli altri, secondo me siamo di fronte a momenti sacri, in cui il sociale e il biologico si incontrano.
Due personalità così differenti come Wilhelm Reich e Fridirick Leboyer, in epoche differenti, osservavano sui visi dei neonati soddisfatti tratti divini in cui compare il sorriso di Buddha, una grazia infinita che silenziosamente irradia e verso la quale aspiriamo poi per tutta la vita.

“Se una fraternità internazionale tra gli esseri umani potrà mai essere fondata su una base stabile, tale base naturale per un funzionamento internazionale cooperativo delle società potrà essere soltanto il principio del vivente, l’eredità bio-energetica che ogni neonato porta con sé: un sistema energetico enormemente produttivo e adattabile che dalle proprie fonti contatta l’ambiente e lo modella secondo i propri bisogni. Il compito di base dell’educazione dovrebbe essere di rimuovere ogni ostacolo che si oppone a questa produttività e plasticità della energia biologica naturalmente data”. Più entriamo in contatto con i neonati, più sentiamo come da loro emani qualcosa che pur rendere il mondo più abitabile: loro sono capaci in misura sorprendente di diffondere amore e gioia in chi li sa ascoltare.
Forse possiamo finalmente iniziare a imparare a percepire e a comprendere dentro di noi il loro grande potenziale di energia creativa e a proteggere dalla nostra corazza i “Bambini del Futuro”.

Bruno Franchi

(*) Silja Wendelstadt, Lo sviluppo del concetto di energia in Wilhelm Reich e le sue im-plicazioni psicosociali, tesi di laurea, Napoli 1979-80.

Imparare a camminare

Le fasi

La maggior parte dei bambini inizia a camminare fra i 12 / 14 mesi.

  • La deambulazione è preceduta solitamente dal gattonamento o da spostamenti a terra con varie modalità (da seduto, strisciando, a orso, in ginocchio ecc.) e da spostamenti in piedi tenendosi a vari sostegni: persone, mobili bassi, sedie.
  • Il gattonamento va considerato come una vera e propria tappa nello sviluppo del bambino, una fase preparatoria che gli permette di acquisire sicurezza e abilità, di prendere “le misure” e consapevolezza delle distanze, delle profondità e di sperimentare in sicurezza da terra, ostacoli e pericoli.
  • Il bambino che arriva alla deambulazione dopo il gattonamento ha una camminata più sicura, cade di meno, si mette meno nei pericoli e riesce a risolvere da solo piccole difficoltà che incontra sul “suo cammino”.
  • Capita che alcuni bambini non gattonino o non sperimentino nessun tipo di spostamento a terra, non importa, cammineranno ugualmente bene con i loro tempi. Importante è che ogni bimbo abbia avuto la possibilità di stare a terra e imparare a spostarsi, che sia stato messo, dai suoi adulti di riferimento, nelle condizioni per farlo.
  • Per tutto lo sviluppo senso/motorio che caratterizza i primi anni di vita del bambino va sollecitata e accompagnata la spinta naturale all’autonomia, motore primario della crescita e della vita stessa nella sua essenza principale.
  • Il bambino non andrebbe mai messo in posizioni/posture che non sa attivare e mantenere da solo e quindi anche per lo stare in piedi e per la deambulazione è importante che faccia le sue sperimentazioni e le sue conquiste da solo con le sue possibilità e i suoi tempi, noi adulti abbiamo il compito di stargli vicino, di incoraggiarlo, di gratificare i suoi sforzi ma non di sostituirci.
  • È bene evitare ad esempio, se il bimbo non lo fa anche da solo di sorreggerlo in piedi e per i primi passi, tenendolo per le mani: è probabile che senza di noi lui si senta incapace e che richieda così continuamente il nostro intervento costringendoci a un periodo più o meno lungo di camminate a schiena piegata, avanti e indietro per accompagnare il “pargolo” nelle sue escursioni.
  • Oltre alla nostra fatica ciò che più conta è che il bimbo sperimenti un’autonomia motoria che dovrebbe avere anche un significato psico/affettivo di distacco e riavvicinamento dall’adulto di riferimento senza “staccarsi”. Sul piano prettamente fisico poi, questa modalità ritarda la deambulazione autonoma e rende il bimbo meno sicuro e più dipendente.
  • Una volta conquistata la deambulazione autonoma il bambino sperimenterà questa sua capacità appena acquisita continuando a camminare avanti e indietro, diventando sempre più capace e sicuro. Apparirà quasi impossibilitato a fermarsi e a concentrarsi su un gioco come sapeva fare magari fino a poco tempo prima, in realtà sarà attratto e interessato dal materiale da gioco che incontrerà sul suo cammino e che manipolerà e utilizzerà nelle brevi soste fra uno spostamento e l’altro e che magari porterà con se da un capo all’altro del suo percorso.
  • Sarà interessato anche ad oggetti da spingere: sedie, carrettini e quando sarà un po’ più abile e in equilibrio utilizzerà giochi da trascinare.
    Importanti diventeranno anche oggetti voluminosi ma leggeri (cuscini, cesti, scatoloni) che il bimbo solleverà e porterà in giro sentendosi “forte e potente” e sviluppando la sua capacità di mantenersi in equilibrio.

Testo a cura di Lidia Magistrati
Educatrice e psicomotricista della Casa di Maternità “La Via Lattea” di Milano

Il Corpo Negato

Il corpo negato. Ripensare la sessualità nella disabilità intellettiva

Il corpo negato: un viaggio nella dimensione più rimossa dell’umano. Il corpo come linguaggio, desiderio e identità.

Ci sono argomenti che la società preferisce non vedere. La sessualità delle persone con disabilità intellettiva è uno di questi. Da decenni resta sospesa tra pudore, silenzio e imbarazzo. Quando se ne parla, lo si fa spesso in modo difensivo, come se il corpo dovesse essere controllato più che compreso.
Il corpo negato nasce per scardinare questo silenzio. Non è un manuale, né un testo tecnico. È un libro che invita a guardare il corpo con occhi nuovi, a riconoscere nella sessualità una dimensione umana prima che clinica, e a interrogarsi sui significati di libertà, consenso e desiderio quando l’altro è fragile o dipendente.

Il cuore del libro

La riflessione attraversa i luoghi in cui il corpo viene negato o frainteso: la famiglia, la scuola, le istituzioni, la cultura. Ogni capitolo scava nel linguaggio che usiamo, nelle rappresentazioni interiori che ci abitano, nelle paure che ci fanno tacere. Non si parla di “educazione sessuale” in senso didattico, ma del bisogno di una educazione al sentire, alla presenza, alla dignità del corpo come spazio di identità e relazione.
Il testo intreccia riferimenti psicologici, pedagogici e filosofici, ma mantiene un tono umano, mai accademico.
Le persone con disabilità non vengono raccontate come casi, ma come presenze incarnate, portatrici di una verità che interroga tutti: quanto siamo capaci, noi, di accogliere la diversità del desiderio?

Il corpo come luogo di identità

Uno dei temi centrali del libro è la consapevolezza corporea come fondamento dell’identità. Nel percorso di crescita, il corpo non è solo un dato biologico, ma un territorio che si scopre, si abita, si comunica. Per chi vive una condizione di disabilità intellettiva, questo territorio è spesso mediato da sguardi esterni: familiari, educatori, operatori.
Riconoscere la soggettività corporea significa restituire diritto di parola al corpo stesso — un corpo che sente, desidera, e chiede di essere riconosciuto.

Sessualità come relazione

Nel libro “Il corpo negato” la sessualità non è ridotta all’atto, ma pensata come esperienza relazionale. È il modo in cui il corpo incontra l’altro, con tutti i rischi, i bisogni e le paure che questo comporta.
Il testo affronta con chiarezza i temi del consenso, della protezione e della vulnerabilità, mostrando quanto sia necessario un approccio etico fondato sull’ascolto e sul rispetto reciproco.
Non esistono regole universali: esiste il compito, sempre rinnovato, di costruire relazioni capaci di cura.

Bioenergetica e dignità del corpo

Nel libro, la bioenergetica entra come una pedagogia del sentire: il corpo è il primo linguaggio, prima delle regole e delle parole, e va ascoltato nei suoi segni minimi — respiro, postura, sguardo — senza forzarlo né normalizzarlo. L’unità mente-corpo di Lowen è il quadro: le tensioni croniche come storie congelate, il grounding per ritrovare stabilità e confini, il respiro come ponte che regola l’intensità emotiva e restituisce presenza. Non è tecnica additiva, ma un modo etico di stare: si può lavorare anche “no touch”, con consenso esplicito, chiaro e sempre revocabile; il tocco, se c’è, accompagna la consapevolezza, non corregge. Con le persone con disabilità intellettiva lieve ciò significa rendere il percorso concreto e ritmato, con setting prevedibile, linguaggio descrittivo e integrazioni brevi dopo ogni esercizio, così che la persona riconosca ciò che cambia nel corpo e ne faccia esperienza. È qui che la bioenergetica smette di essere “tecnica” e diventa dignità: educa a riconoscersi, a dire sì o no con tutto il corpo, a costruire autonomia relazionale senza dipendenza.

Una lettura necessaria

Il corpo negato è rivolto a chi lavora nel campo dell’educazione, della psicologia e del sociale, ma anche a chi, semplicemente, vuole comprendere meglio sé stesso e il proprio modo di guardare l’altro. È un libro che sposta l’attenzione dalla “gestione” della sessualità alla comprensione del suo senso, dentro la fragilità e dentro la vita quotidiana.
Non offre ricette, ma apre possibilità. Non spiega, ma accompagna.

Perché leggerlo oggi

Viviamo in un tempo che si parla molto di corpo, ma lo si ascolta poco. La cultura dell’immagine ha trasformato il corpo in superficie, mentre chi vive una diversità resta spesso escluso da qualsiasi narrazione sul desiderio.
Questo libro restituisce voce a quei corpi dimenticati, e ci ricorda che non c’è vera inclusione senza intimità, senza riconoscere che ogni essere umano ha diritto al proprio spazio di piacere, pudore, scoperta.

Conclusione

Il corpo negato non insegna cosa fare. Insegna a guardare, ad ascoltare, a sostare. È una riflessione sul limite, sull’etica e sulla bellezza fragile dell’essere umano, un testo che ci invita a tornare alla radice del corpo come verità, e del desiderio come linguaggio condiviso.

Invito alla lettura

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La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff

Pubblicato postumo nel 1978, La Quarta Via rappresenta la più ampia e articolata esposizione dell’insegnamento trasmesso da P. D. Uspenskij nel corso delle sue conferenze e dialoghi tra il 1921 e il 1946. Attraverso una serie di incontri con studenti e ricercatori, l’autore approfondisce i principi fondamentali del sistema elaborato da G. I. Gurdjieff, rendendoli accessibili a chi è alla ricerca di un percorso di trasformazione interiore radicato nella vita quotidiana.

A differenza delle tre vie tradizionali – del fachiro, del monaco e dello yogi – che implicano un allontanamento dal mondo, La Quarta Via propone un lavoro su di sé che può essere intrapreso nel mezzo dell’esperienza ordinaria, senza rinunce estreme ma con impegno, lucidità e presenza.

In continuità con Frammenti di un insegnamento sconosciuto (titolo italiano di In Search of the Miraculous), questo libro si concentra sugli aspetti pratici dell’evoluzione dell’essere umano: l’osservazione di sé, il ricordo di sé, la lotta contro l’automatismo, la costruzione di un “Io” permanente. Le risposte fornite da Uspenskij spaziano da questioni esistenziali a interrogativi filosofici, sempre con uno stile sobrio, diretto e penetrante.

La Quarta Via non offre formule facili, ma una possibilità reale di cambiamento, per chi è disposto a mettere in discussione le proprie certezze e ad affrontare con serietà il cammino verso una maggiore consapevolezza.

Frammenti di un insegnamento sconosciuto

Frammenti di un insegnamento sconosciuto

Nei suoi viaggi in tutto il mondo alla ricerca di un insegnamento che risolvesse il problema del rapporto dell’Uomo con l’Universo, Ouspensky, nel 1915, conobbe George Ivanovic Gurdjieff, che gli rivelò un sistema di insegnamenti di vitale importanza per l’umanità del tempo presente.

Questo libro, che riporta con fedeltà gli ammaestramenti orali ricevuti dal maestro e le esperienze vissute al suo fianco per otto anni, può essere paragonato alla testimonianza che Platone ci ha lasciato della vita e delle parole del suo maestro, Socrate.

Nella sua diretta semplicità, Frammenti di un insegnamento sconosciuto non solo dà al lettore l’assoluta convinzione che Ouspensky scoprì un sistema di conoscenza valido e reale sull’Uomo e sull’Universo, ma lo assicura inoltre dell’esistenza di un insegnamento pratico per la condotta della vita.

Queste pagine non contengono teorie filosofiche o psicologiche, bensì un approfondimento totale dei problemi della vita e delle più dirette istruzioni per il miglioramento dell’esistenza dell’uomo.

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